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Governo: è crisi

8 Agosto 2019
Governo: è crisi

Salvini: questo Governo non può più proseguire. Si apre la crisi, tra le facce attonite, ma non troppo sorprese, degli ex alleati di Governo. 

Messo al riparo il decreto sicurezza bis, Matteo Salvini ha deciso di far cadere il Governo. Ormai stanco dei numerosi ostacoli frapposti dal M5S, il capo della Lega ha dichiarato di non fornire più il proprio sostegno all’esecutivo giallo-verde, invitando i propri ministri a dimettersi. È, quindi, crisi di governo.

Il giorno dopo il comizio di Sabaudia, successivo ad un suo colloquio con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, Salvini ha fatto diramare una nota in cui ha ribadito in poche righe gli stessi concetti: inutile andare avanti con no e litigi, nessun governo tecnico, la parola deve passare agli elettori. Insomma, il leader del Carroccio ha indicato la strada: si va al voto anticipato.

Una nota sulla quale il Movimento 5 Stelle ha chiesto subito dei chiarimenti, in quanto ai grillini è apparsa «incomprensibile». Ecco che il chiarimento è arrivato nel modo meno equivoco possibile. Il Governo non c’è più.

L’aria di instabilità si respirava già da giorni. Dopo la votazione al Senato che ha rigettato la mozione dei pentastellati contro la Tav, Salvini aveva predetto che la questione non sarebbe passata senza «conseguenze». E così è stato. La Tav è stata la scusa per staccare la corrente in un momento in cui il Carroccio è prossimo a raggiungere il 40% dei consensi degli italiani. Non importa che poco dopo la Cassazione avesse confermato la confisca dei 49 milioni della Lega incassati da Bossi e usati per le spese familiari. Non importa che lo stesso Bossi si sia salvato da una gravissima accusa solo per la prescrizione.

Salvini aveva anche annullato i suoi appuntamenti di partito in varie località turistiche, dove lo aspettavano migliaia di fans, soprattutto giovani. Ed aveva avvertito i suoi parlamentari: «Non allontanatevi per le ferie».

Cosa succederà? L’idea di un rimpasto o di un governo tecnico è molto improbabile ed è esclusa da quasi tutti i partiti, tranne da una parte del Pd (cappeggiata da Dario Franceschini e dal sindaco di Milano Giuseppe Sala) che non escluderebbe l’appoggio ad un esterno insieme al M5S. Va da sé che Mattarella potrebbe voler così mettere al riparo l’approvazione della legge di Bilancio per il 2020. Pende il rischio dell’aumento Iva che questo Governo ha messo, come una bomba ad orologeria, con scadenza al 31 dicembre.

Le elezioni anticipate le vuole soprattutto la Lega, e si comprende il perché. Le richiede il Pd, il che si spiegherebbe solo così. Le vuole Berlusconi, che ha appena lanciato la sua federazione di centro nella speranza di attirare Salvini. E le vuole la Meloni, convinta di essere l’alleato ideale per la Lega. L’unico a non volerle, forse, sarebbe il M5S che, in questo momento, vive un momento di profonda crisi, senza alcun alleato che lo corteggi più come prima. Ma la crisi è appena iniziata e la “campagna acquisti” è tutta da decidere.



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