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La previdenza dei giornalisti

8 Agosto 2019 | Autore:
La previdenza dei giornalisti

La Presidente della Cassa dei giornalisti riconosce il privilegio pensionistico in atto.

L’Inpgi ha 12 mesi di tempo per valutare, nell’ambito della propria autonomia, nuove misure di contenimento della spesa e di incremento delle entrate senza rischiare la procedura di commissariamento prevista dalla legge.

L’unica strada percorribile pare essere l’ampliamento della platea degli iscritti.

Il problema dell’Inpgi è quello comune a molte altre Casse di previdenza dei professionisti che erogano in prestazioni più di quanto incassano per contribuzione.

Al top, com’è noto, vi è Cassa Forense che, mediamente, incassa 1 ed eroga più di 4.

Tale stato di cose è oggi riconosciuto dalla stessa presidente dell’Inpgi, dott.ssa Marina Macelloni, per la quale il trasferimento all’Inps della gestione sostitutiva dell’Inpgi introdurrebbe un elemento asistemico di squilibrio dell’intero impianto previdenziale gestito da detto Ente, che non troverebbe alcuna giustificazione nell’ambito del panorama ordinamentale.

Dal VI rapporto di Itinerari Previdenziali per il 2019 emerge quanto segue:

Esaminando il rapporto tra le entrate contributive e la spesa per pensioni, si nota il permanere delle difficoltà della Cassa dei Giornalisti (Inpgi) il cui valore pari a 0,70, evidenzia che i contributi versati non coprono le spese per le prestazioni. Poiché a fine 2016 il parametro era 0,77 si registra un peggioramento dovuto al disavanzo tra pensioni e contributi salito a 152,6 milioni di euro a causa della crescita della spesa per pensioni Ivs di oltre 25 milioni e alla riduzione di 14 milioni dei contributi per Ivs e riscatti/ricongiunzioni.

L’Inpgi ha, però, varato una radicale riforma, partita nel 2017 e che, come normalmente succede per i fenomeni pensionistici, svilupperà i suoi effetti gradualmente nel tempo. Riforma che prevede l’allineamento del requisito anagrafico a quello in vigore per i lavoratori dipendenti per le pensioni di vecchiaia e l’aumento progressivo del requisito contributivo indicizzato all’aspettativa di vita per quelle di anzianità.

Evidentemente, la riforma non ha raggiunto lo scopo e ora, di fronte all’ipotesi del commissariamento, le soluzioni da adottare saranno molto drastiche perché erogare in prestazioni più di quanto si riceve sotto forma di contribuzione significa finanziare le pensioni a debito che viene scaricato sui giovani i quali si troveranno a dover sostenere due pesi, quello per le pensioni già erogate e quello per le proprie pensioni.

Mi meraviglia che proprio la categoria dei giornalisti non se ne renda conto.

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Fonte: Diritto e Giustizia



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