Diritto e Fisco | Articoli

Stalking da social: cos’è e come si manifesta?

28 Agosto 2019 | Autore:
Stalking da social: cos’è e come si manifesta?

Cyberstalking: cos’è e com’è punito? Quali sono i principali reati che può commettere lo stalker che utilizza internet? Messaggi WhatsApp: quand’è stalking?

La tecnologia può essere un formidabile aiuto per affrontare le sfide quotidiane della moderna società: basti pensare alla possibilità, solo fino a qualche anno fa inimmaginabile, di collegarsi ad internet col proprio cellulare, di lavorare da casa al computer oppure di poter sostenere un colloquio in videoconferenza. Purtroppo, però, c’è il rovescio della medaglia: la rete è sempre più utilizzata da criminali senza scrupoli, pronti a perpetrare crimini anche molto gravi. Uno dei più frequenti, favorito dalla diffusione di facebook, è senza dubbio lo stalking da social. Cos’è e come si manifesta?

Sicuramente saprai già cos’è lo stalking: si tratta della condotta persecutoria posta in essere nei confronti di una vittima e che la legge punisce con la reclusione. Il punto è che lo stalking può realizzarsi attraverso diverse modalità, una delle quali è proprio l’utilizzo dei social network. Se ritieni che questo argomento possa interessarti, prosegui nella lettura: vedremo insieme cos’è e come si manifesta lo stalking da social.

Cos’è lo stalking?

Lo stalking è quel reato che si manifesta attraverso una pluralità di condotte (almeno due) volte a perseguitare una persona rendendole la vita difficile se non impossibile.

Più nello specifico, il Codice penale [1] dice che è punito con la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi chiunque, con condotte ripetute, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura, ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva, ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

Insomma: è stalking tutto ciò che, ripetuto nel tempo, può provocare una modifica in negativo delle condizioni di vita della vittima, la quale deve giungere a temere per la propria o per l’altrui incolumità, oppure deve cambiare il proprio stile di vita, o ancora deve essere costretta a vivere in un continuo stato d’ansia.

Tra l’altro, la condotta dello stalker, presa singolarmente, non deve costituire per forza un illecito. In altre parole, una persona può integrare il reato di atti persecutori anche ponendo in essere un’attività che, se non venisse reiterata più volte, non costituirebbe alcun delitto: pensa al corteggiatore assillante che si fa trovare ogni giorno, per settimane intere, sotto casa con un mazzo di rose, oppure a chi invia continui messaggi d’amore.

Tizio, innamorato perdutamente di Caia ma non corrisposto, non si arrende ai continui rifiuti e le invia ogni giorni fiori, messaggi e regali, chiamandola più volte a casa e sul cellulare, seguendola mentre va a lavoro e facendo visita perfino ai parenti.

In un caso come quello appena esemplificato, il corteggiatore disperato commette stalking anche se l’atto di fare un regalo o di mandare dei messaggi non costituisce, di per sé, alcun reato.

Cyberstalking: cos’è?

Con il termine di cyberstalking si indica il fenomeno dello stalking commesso attraverso internet: email, videochiamate, messaggi e, soprattutto, l’utilizzo dei social network. Lo stalking da social rappresenta la forma più diffusa di cyberstalking e, per certi versi, anche la più pericolosa, visto che attraverso i social è possibile anche diffamare la vittima degli atti persecutori.

V’è di più. Lo stalking da social (e, più in generale, il cyberstalking) viene punito più severamente dei normali atti persecutori: dice infatti il codice penale che la pena è aumentata, tra l’altro, se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici.

La ragione dell’aumento di pena è abbastanza chiara: chi perseguita una persona mediante i social o, comunque, attraverso i mezzi telematici, si introduce subdolamente nella vita della vittima con potenzialità lesive enormi. Come ricordato sopra a proposito della diffamazione, l’impiego degli strumenti informatici rischia di provocare danni ancora maggiori rispetto allo stalking tradizionale.

Inoltre, lo stalking da social mostra anche una maggiore viltà dell’autore del crimine, visto che utilizza internet per colpire a distanza la propria vittima e ripararsi dietro lo schermo, magari agendo in forma anonima (un po’ come avviene per i cosiddetti “leoni da tastiera”).

Stalking su social network: come si manifesta?

Lo stalking sui social network può manifestarsi in diversi modi:

  • attraverso l’invio di messaggi privati, cioè diretti solamente al bersaglio delle condotte persecutorie;
  • attraverso l’invio di messaggi in chat di gruppo;
  • mediante condivisione di post sul profilo personale della vittima;
  • mediante diffusione, sulla bacheca o pagina personale dello stalker, oppure su altri gruppi, di commenti o post riguardanti la vittima.

Stalking su social e diffamazione

Uno dei rischi maggiori dello stalking sui social è quello di commettere ulteriori reati, diversi da quello di atti persecutori. L’ipotesi più frequente è quella della condotta diffamatoria: per orientamento pacifico, infatti, la condivisione pubblica di contenuti offensivi costituisce il reato di diffamazione aggravata, punita con la reclusione da sei mesi a tre anni o con una multa non inferiore a cinquecentosedici euro [2].

Sempronio ha preso di mira Mevio e lo bersaglia di insulti attraverso la chat privata di Facebook. Non contento, decide di pubblicare sul proprio profilo alcune foto di Mevio scattate a sua insaputa, corredandole di insulti e di frasi poco lusinghiere.

In un caso come quello sopra esposto, il persecutore non commetterà solamente il reato di stalking, ma anche quello di diffamazione aggravata: secondo la giurisprudenza [3], i due reati possono coesistere, purché si verifichino le condizioni previste dalla legge per entrambi, e cioè che la vittima abbia subito una persecuzione che ha inciso negativamente sulla propria vita e che la sua reputazione sia stata lesa dalla condotta diffamatoria altrui.

Social network, stalking e revenge porn

Un’altra fattispecie di reato legata a doppio filo con lo stalking da social è il cosiddetto revenge porn, cioè la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti.

Già la Corte di Cassazione [4], in passato, aveva stabilito che integra il reato di stalking il reiterato invio alla vittima di sms o di messaggi di posta elettronica o postati sui social network, nonché la divulgazione su questi ultimi, di filmati ritraenti rapporti sessuali intrattenuti dall’autore del reato con la medesima vittima. Per non parlare, ovviamente, dell’illecito trattamento di dati personali altrui.

Più recentemente, la Suprema Corte [5] ha confermato il proprio orientamento, stabilendo che commette diffamazione aggravata, atti persecutori e trattamento illecito di dati personali la persona che, per vendicarsi dell’ex fidanzata, la tormenta con continui messaggi e diffonde tra gli amici i filmati osé di cui era in possesso.

Il nove agosto del 2019 è entrato in vigore un nuovo reato, quello di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, per brevità denominato revenge porn: è punito con la reclusione da uno a sei  anni e con la multa da euro 5.000 a euro 15.000 chi, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere  privati,  senza il consenso delle persone rappresentate [6].

La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video sessualmente espliciti di cui sopra, a propria volta li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate, al fine di recare loro un danno.

Il legislatore è, quindi, intervenuto a sanzionare espressamente la condotta di chi, aiutandosi anche con i social network, diffonde video hard di cui era in possesso perché, magari, aveva egli stesso girato mentre era in compagnia della propria fidanzata.

Il revenge porn rappresenta, in buona sostanza, un’esasperazione del sexting, cioè della pratica, sempre più diffusa, di scambiarsi messaggi avente contenuto piccante o sessualmente esplicito; possiamo dire che si tratta di un sexting di tipo vendicativo.

Pedopornografia e stalking su social

Il reato di stalking, quando commesso sui social o per mezzo di essi, può sfociare anche nel grave delitto di distribuzione di materiale pedopornografico. Ed infatti, nel caso in cui la  di immagini a scopo di vendetta ritraggano minori di anni diciotto, inviare le foto a terzi può configurare il reato di distribuzione di materiale pedopornografico [7], e il reato si realizza anche se l’autore delle foto coincide col soggetto che le diffonde. Il solo conservare tali foto nel proprio dispositivo può configurare il reato di possesso di materiale pedopornografico [8].

Stalking su WhatsApp

Ovviamente, lo stalking può essere realizzato anche attraverso strumenti telematici che, in senso stretto, non rappresentano social network: sto parlando del più noto sistema di messaggistica istantanea al mondo, WhatsApp.

Con una recente sentenza [9] la Corte di Cassazione ha stabilito che sono sufficienti pochi messaggi via WhatsApp ed un paio di minacce telefoniche per configurare il reato di stalking. Questi messaggi e minacce devono essere tali da spingere la vittima a cambiare abitudini di vita destabilizzando il suo equilibrio psichico.

Peraltro, non è necessario l’incontro fisico tra stalker e vittima: non è la quantità di telefonate o messaggi minatori a configurare il reato di stalking, ma l’intensità, il tono, il contenuto di queste comunicazioni, le quali devono provocare nella vittima un perdurante e grave stato di ansia e paura, un fondato timore per la propria incolumità o quella di un prossimo congiunto tanto da spingerla a cambiare stile di vita.

Stalking, accesso abusivo ai social e sostituzione di persona

Infine, lo stalker potrebbe spingersi perfino ad entrare nel profilo privato della propria vittima, in modo da carpirne informazioni riservate o, comunque, da arrecargli un danno. Chi accede senza consenso al profilo social altrui commette il reato di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico [10], punito con la reclusione fino a tre anni.

Tra l’altro, va precisato che essere a conoscenza delle credenziali (user e password) per effettuare l’accesso non esclude il reato: secondo la Corte di Cassazione [11], conoscere i dati non esclude il carattere abusivo degli accessi. Il reato resta quando risulta in contrasto con la volontà della persona offesa, la quale non avrebbe autorizzato l’accesso in qualsivoglia momento e, soprattutto, alle conversazioni più riservate.

Peraltro, chi si introduce abusivamente del profilo social altrui e lo utilizza per chattare con altre persone, commette anche il reato di sostituzione di persona [12], punito con la reclusione sino a un anno.

note

[1] Art. 612-bis cod. pen., così come modificato dalla legge n. 69 del 19 luglio 2019.

[2] Art. 595 cod. pen.

[3] Cass., sent. n. 48007 del 14 novembre 20160.

[4] Cass., sent. n. 32404/2010.

[5] Cass., sent. n. 30455/2019.

[6] Art. 612-ter cod. pen.

[7] Art. 600-ter, quarto comma, cod. pen.

[8] Art 600-quarter, cod. pen.

[9] Cass., sent. n. 61 del 2 gennaio 2019.

[10] Art. 615-ter cod. pen.

[11] Cass., sent. n. 2905 del 22 gennaio 2019.

[12] Art. 494 cod. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube