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Come scegliere anguria

28 Agosto 2019 | Autore: Maria Teresa Biscarini
Come scegliere anguria

Guida alla scelta più appropriata secondo le forme, i colori e i suoni. 

“La regina dell’estate”, così il National Geographic ha definito l’anguria in un articolo di qualche tempo fa. Un frutto quindi che sembra identificarsi al meglio con la stagione del grande caldo che va di pari passo anche con la grande sete; quando si è in debito di liquidi, si sa, il desiderio più forte resta sempre quello di potersi dissetare. Se quindi al freddo dell’acqua si unisce pure il sapore zuccherino naturale della frutta, si è a un passo dal toccare il cielo con un dito. Una metafora quest’ultima che forse è pure alla base di alcuni ritrovamenti archeologici sulle falde del Nilo. Sembra, infatti, che già gli antichi Egizi fossero degli habitué nella coltivazione delle angurie. Stando a quanto scrive il National Geographic, angurie dipinte di formato extra-large sono state rinvenute all’interno di affreschi egiziani in ben più di un sito archeologico. Lasciando agli esperti di settore il perché e il per come le angurie siano state prescelte come fonti ispiratrici dei decoratori all’ombra delle piramidi, una cosa è certa: il frutto risultava gradito al palato allora come ora. Considerata questa natura ever-green del frutto, tornando ai nostri giorni, siamo poi così sicuri di come scegliere l’anguria?

Perchè un conto è trovarsi la fetta già sul piatto bella e tagliata pronta per il consumo e un conto è girare per il supermercato a caccia dell’anguria con la giusta maturazione. Nel caso del “gemello diverso” il melone, un buon suggerimento è quello di sentire il profumo attraverso la buccia, ma la stessa cosa non è replicabile con l’anguria, considerata la diversa corposità della scorza esterna. E visto che ormai gli acquisti vengono fatti prevalentemente presso le grandi linee di supermercato e non più dai fruttivendoli di una volta che si prendevano la briga di scegliere per te il frutto più adatto alle tue esigenze, è giocoforza che ci si industri con altri sistemi. Per cui se anche tu vuoi saperne di più su come scegliere l’anguria, continua a leggere. Un pasto estivo val bene un’anguria!

La buccia: cosa rivela

La buccia di un’anguria in buono “stato di salute” deve essere tendenzialmente liscia, intera, vale a dire senza fessure, alterazioni o ammaccature. Se, al contrario, presenta protuberanze o rientranze, potrebbe significare che il frutto ha ricevuto quantità irregolari di sole e acqua con compromissione della crescita.

Se poi dovessi notare delle chiazze piuttosto estese di colore bianco giallognolo, non preoccuparti più di tanto in quanto questa diversa gradazione di colore rivela la zona in cui l’anguria è rimasta appoggiata al suolo durante la crescita. Se dovessi essere in cerca di un’anguria pronta all’uso, prediligi quelle con chiazze giallognole piuttoste che biancastre, in quanto il giallo denota uno stato più avanzato di maturazione.

Il colore: a cosa prestare attenzione

Il colore è un altro indizio da non sottovalutare. Infatti, se la tua mira è quella di acquistare un’anguria “ready to go” vale a dire pronta da portare via e gustare, dirigiti verso quelle di colore verde scuro, ma fai attenzione che la superficie sia tendente all’opaco, piuttosto che al brillante. Infatti anche se potresti essere maggiormente tentato da una tonalità lucida, devi sapere che più un cocomero presenta una buccia lucida e più ci sono probabilità che il frutto sia ancora acerbo.

Suono: tenue o sordo?

Per riconoscere quando il cocomero è maturo, un buon stratagemma consiste nell’appoggiarlo all’orecchio. Se dopo una leggera compressione si sente la polpa scricchiolare, vuol dire che la polpa è tosta, quindi fresca. Inoltre, se vuoi essere sicuro che il cocomero che andrai ad acquistare è bello maturo da consumare nell’immediatezza, percuoti la buccia servendoti delle nocche delle dita: se il suono che si sprigiona è sordo, dirigiti alla cassa per il pagamento, se al contrario il suono è tenue, lascialo sullo scaffale e passa all’articolo successivo.

Peso: minimo o massimo?

Se hai già compiuto tutti i passaggi precedenti, e dovessi essere indeciso tra due angurie, un altro test utile per individuare quella più matura è quello del peso. Che significa nello specifico? Se nel comparare due angurie che a occhio nudo sembrano della stessa grandezza, dovessi alla prova della bilancia rilevare che un pesa ben più dell’altra, opta per quella di maggior peso. Più è il peso, a parità di volume, e più l’anguria sarà matura. Il cocomero, infatti, è costituito per circa il 90% di acqua, per cui più risulta pieno di acqua e più sarà buono e dolce al palato.

Polpa: quale sfumatura di rosso?

Se poi dovessi trovarti a dover scegliere un’anguria già tagliata, non sottovalutare i seguenti aspetti. Innanzitutto, fatti guidare dalle tonalità di rosso più acceso, più infatti il rosso della polpa è brillante, più il sapore sarà zuccherino, al contrario colori sbiaditi saranno rivelatori di un cocomero insapore. Anche i semi hanno poi la loro importanza, infatti alla polpa più succosa si associano semi di colore nero o marrone scuro. Tagli di cocomero con parti provviste di venature bianche e molti semi bianchi sono invece da evitare. Ugualmente da evitare i tagli di anguria che presentano una polpa secca o farinosa o con molti filamenti.

Il tassello: quando e come

Nella memoria di chi ha già qualche anno alle spalle c’è poi una tecnica ormai in disuso, ma che potresti trovare ancora presso qualche botteguccia di paese o presso le rivendite dirette di frutta sul campo. Tale tecnica consisteva nell’incidere il cocomero creando una sorta di tassello di forma triangolare o quadrangolare. Questo sistema consentiva di tagliare, come si dice, la testa al toro e quindi se il cocomero era di tuo gusto lo compravi, altrimenti il buon venditore te ne apriva un altro. In altre parole non acquistavi ad “anguria chiusa”, ma dopo un test di assaggio. Questo comportava che i cocomeri che non passavano subito la prova di degustazione, rimanevano con l’incisione e quindi non solo più difficilmente vendibili, ma anche maggiormente esposti ad agenti atmosferici e ad insetti. Quindi un rischio per il venditore, ma una maggiore garanzia di gradimento per il consumatore al quale era concesso un diritto di opzione.

Il sesso: cocomeri lui-lei

Se è vero che gli angeli non hanno sesso, le angurie sì. Quindi riprendendo la qualifica coniata dal National Geographic, esistono sia le “regine” che i “re dell’estate”. Ma cosa cambia se il cocomero che si porta a casa è un “lui” o una “lei”? E ancora, come si fa a distinguerli? Stando a chi se ne intende, un buon criterio per riconoscere i cocomeri “maschio”, dalle “femmine” è quello di fare caso alle forme: mentre i mister cocomeri sono più alti e allungati, le angurie “femmine” sono più rotonde e compatte. E quindi? Si potrebbe obiettare. Cosa cambia per il consumatore se conosce il sesso della propria anguria?

Semplicemente che mentre i “maschi” presentano una polpa contenente in genere fibra più acquosa, le “femmine” hanno un sapore nettamente più dolce. Per cui se hai in mente di utilizzare il cocomero per preparare un invitante sorbetto e i cocomeri più allungati sono quelli in offerta promozionale, potrai andare sul sicuro acquistandoli. Se, invece, ci tieni a fare bella figura con i tuoi ospiti ai quali offrirai una fetta d’anguria a fine cena, prediligi quelle di forma più soda, piccola e compatta. Ne gioirà non solo il palato, ma anche l’addetto al taglio della frutta. Acquistare cocomeri dalle fogge tanto strane e sovradimensionate potrebbe creare non pochi problemi al momento dell’affettatura, con il rischio di presentare dei tagli di fette irregolari.

Chioschi di cocomero: cosa dice la legge

Gli affezionati della fetta d’anguria “mordi e fuggi” avranno ormai fatto caso che i chioschi un tempo diffusissimi ai vari angoli delle strade, da un po’ di anni in qua, sembrano essere stati decimati. Cosa è successo da provocare questa scomparsa così repentina? La mannaia della legge, si potrebbe rispondere in termini piuttosto secchi e diretti. Per chi fosse intenzionato ad aprire un chiosco di frutta le cose non sono più semplici come qualche anno fa. Il cocomeraio moderno, infatti, deve essere provvisto di:

  • acqua corrente;
  • allacci elettrici;
  • stoviglie usa e getta.

Inoltre, il chiosco comporta:

  • un esborso di qualche migliaia di euro l’anno per la sola occupazione del suolo pubblico;
  • una struttura in muratura o in legno;
  • una pavimentazione realizzata in materiale lavabile;
  • un posizionamento a debita distanza da fonti di insalubrità.

Per cui, oltre alla collocazione del chiosco in aree regolamentari, i requisiti di legge stanno crescendo a vista d’occhio e così non stupirà forse più di tanto se al rilascio della licenza di vendita da parte dell’amministrazione comunale non faccia poi seguito l’autorizzazione sanitaria da parte dell’Asl. In almeno un caso la Asl di zona non ha concesso l’autorizzazione sanitaria per la mancanza di un allacciamento fognario idoneo a garantire servizi igienici adeguati, accessibili anche ai disabili. Per cui il Comune, di fronte al diktat dell’Asl, ha prima dato la licenza per poi richiedere la chiusura dell’esercizio.

È bene, a questo punto, rammentare come i due passaggi sopra citati della licenza alla vendita e dell’autorizzazione sanitaria, siano in effetti due procedimenti amministrativi legati, ma che procedono in sedi separate. Per cui potrebbe non essere infrequente che il Comune dapprima autorizzi i titolari dei chioschi a occupare il suolo pubblico e poi, a fronte del parere negativo dell’ Asl, si veda costretto a fare marcia indietro. Resta comunque il fatto che la richiesta di un allaccio fognario vero e proprio per strutture semi-mobili o del tutto mobili, come quelle dei chioschi, possa rivelarsi fin troppo severa per attività stagionali e dai ricavi spesso modesti.

Quello che è certo è che ora mangiare una fetta di anguria in questi chioschi di nuova generazione, richiede sicuramente un tempo più lungo, visto che per ottemperare alle varie disposizioni di legge, le angurie devono essere tenute in celle frigo per cui spesso la frutta non è più solo fresca, ma gelata.


Di Maria Teresa Biscarini


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