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Perché il Pd vuole le elezioni sapendo di perdere?

8 Agosto 2019 | Autore:
Perché il Pd vuole le elezioni sapendo di perdere?

Zingaretti sa di non battere il centrodestra con Salvini più forte che mai ma chiede comunque il voto. Che speri nell’elettorato deluso del M5S?

Che il caldo torrido di quest’anomala estate finirà per sciogliere il Governo Conte, appare ormai un dato di fatto. Resta da capire quanto durerà l’agonia ma, visto il modo frenetico in cui si vivono queste ore, tutto fa pensare che l’attuale Esecutivo non solo non mangerà insieme il prossimo panettone ma forse non dividerà nemmeno il cono di caldarroste autunnali. I due vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, vivono alla giornata, annullando comizi per restare sul pezzo. Il premier Giuseppe Conte rinvia un incontro con i giornalisti a data da destinarsi, forse perché non saprebbe nemmeno che cosa dire. Perfino il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rifatto le valige ed è rientrato al Quirinale dalla residenza di Castelporziano. A portata di mano anche lui. Non è stato un rientro a vuoto: il Capo dello Stato ha ricevuto proprio Conte per un colloquio informativo durato un’ora. Niente dimissioni, nessuna crisi aperta formalmente. Solo un incontro per fare il punto della situazione. Forse il premier, nel giorno del suo 55mo compleanno, ha solo voluto portare i pasticcini a Mattarella.

Nessuno pronuncia la parola crisi, nessuno osa spegnere il fiammifero del Governo, ogni giorno più consumato dal fuoco amico (ormai mica tanto amico) tenuto vivo dai due alleati, se ancora li vogliamo considerare alleati. Tutti o quasi, però, vedono nelle urne l’unica via di uscita all’attuale situazione. Ora: è normale che tutti vogliano le elezioni, pur sapendo che non a tutti conviene? Ad esempio: perché il Pd vuole le elezioni sapendo di perdere?

Si può capire che la Lega spinga per andare alle urne quanto prima. Oggi come oggi, si avvicinerebbe alla fatidica soglia del 40% (a marzo dell’anno scorso sfiorò il 18%) che consentirebbe a Salvini di governare praticamente da solo. Così come è normale che chiedano elezioni anche Forza Italia e Fratelli d’Italia, pronti a salire sul barcone vincente della Lega. Ciascuno di loro metterebbe sul piatto un 7% circa (Meloni qualcosina in più di Berlusconi, che potrebbe risentire della divisione interna del partito dopo l’abbandono di Giovanni Toti). Insomma: la coalizione di centrodestra, stando agli ultimi sondaggi, si prenderebbe comodamente la maggioranza assoluta, con Capitan Salvini al timone sulla poltrona di presidente del Consiglio.

Appare normale anche che il Movimento 5 Stelle non voglia sentir parlare di elezioni: l’emorragia di voti tra l’elettorato grillino è più che scontata. Se ottiene il 18% che prese la Lega un anno fa, deve ringraziare tutti i santi in Paradiso. Prima, il salvagente tirato a Salvini in alto mare per soccorrerlo da un processo per avere tenuto a lungo ferma la nave Diciotti in un porto. Poi il sì al decreto sicurezza-bis, contrario – dicono i grillini – alle idee di solidarietà del M5S e, infine, la disfatta al Senato sulla Tav, uno dei pilastri su cui si reggeva il programma di Di Maio. In mezzo, l’aver consentito al leader della Lega di allargarsi troppo, pur essendo un alleato che alle urne (si governa con il voto degli italiani, non con i sondaggi) aveva ottenuto la metà dei consensi rispetto ai pentastellati. La base del Movimento è, a dir poco, indignata. Inutili i tentativi dei vertici per convincere l’elettorato sull’opportunità di non forzare la crisi. Uno degli ultimi in ordine di tempo è arrivato dal ministro Danilo Toninelli (al quale potrebbero consegnare presto gli scatoloni perché sgomberi l’ufficio): «Non andare avanti significherebbe tradire l’impegno con i cittadini». Quali dei loro impegni resti ancora in piedi, però, è tutto da vedere. Un’idea l’ha data lo stesso Di Maio, annunciando che il 9 settembre si voterà per il taglio di 345 parlamentari. Segnale che il vicepremier e ministro del Lavoro pensa di essere ancora al Governo in quella data.

Da questo quadro può arrivare la risposta alla domanda che abbiamo posto all’inizio: perché il Pd vuole le elezioni sapendo di perdere? Semplicemente perché il partito di Nicola Zingaretti sa che non vincerà le elezioni né adesso né a fine legislatura. Quindi, che cosa c’è di meglio se non sfruttare il momento di maggior debolezza dell’avversario per tentare l’affondo?

Insomma, i conti di Zingaretti potrebbero essere questi: l’elettorato del Movimento 5 Stelle difficilmente ripeterà l’enorme consenso dato a Di Maio l’anno scorso. E, quasi sicuramente, non si sposterà in massa verso la coalizione di centrodestra. Quindi, e prima che in qualche modo la dirigenza pentastellata riesca a metterci una pezza, meglio andare alle urne adesso, prendersi la fetta di votanti delusi dal M5S (che potrebbe essere sostanziosa) e diventare la prima forza di opposizione. Ad altro non può aspirare il Pd in questo momento. E attendere troppo potrebbe essere perdere una ghiotta occasione di recuperare consensi e credibilità.

Zingaretti sa, però, di avere – tanto per cambiare – il nemico in casa in grado di rompergli le uova nel paniere. La divisione interna con le varie anime del partito che litigano oggi sì e domani pure potrebbe nuocere gravemente alla salute del Pd. Matteo Renzi, che tra i Dem non è più quello che era, rischia di rivelarsi una mina vagante. Zingaretti, in queste ore, ha tentato di nuovo di spegnere il fuoco delle polemiche: «C’è un dibattito interno – ha commentato –, credo che Matteo Renzi sia un dirigente di questo partito, fa politica, è giusto che lo faccia». Per poi aggiungere: «Il mio compito è quello di tenere unita questa comunità e di costruire una credibile alternativa». Meglio che lo faccia in fretta, se la crisi di Governo è davvero così vicina e il Pd continuerà a chiedere elezioni.

O meglio, una parte del Pd. Perché tra le altre cose che dividono i Democratici c’è anche quella dell’opportunità di un governo tecnico come alternativa alle urne. Una possibilità sponsorizzata da Dario Franceschini e dal sindaco di Milano Giuseppe Sala, che vedrebbero di buon occhio un’alleanza Pd-M5S a sostegno di un premier esterno, ma osteggiata dallo stesso Zingaretti e che farebbe scappare Renzi a gambe levate. E forse anche ad una parte dell’elettorato.



2 Commenti

  1. Il PD che altro potrebbe fare per non scomparire, come sono scomparsi tutti i partiti tradizionali (ma non i politici) creare solo confusione cercando di pescare qualche voto in più senza tener conto delle conseguenze che sta creando in questo momento di crisi mondiale

  2. Il Pd ha perso l’anima quando ha votato il jpb act , dopo essersi iscritta ai partiti socialisti( che , in verità, ne hanno fatto pure di peggio e stanno sparendo anche loro) I 5stelle erano l’unica diga che tratteneva gli elettori dal passare alle destre come succede, anche per influenza dei media, dopo le crisi.I voti che i 5stelle hanno perso e perderanno non andranno al PD_partito defunto_ ma alla destra o a qualche nuova forza se si costituirà.Paghiamo a carissimo prezzo l’assoluta stoltezza di chi, per una mancia di 80 euro, ha chiuso gli occhi a ciò che è stato percerpito come un’invasione di selvaggi, neri e islamici , lasciati a ciondolare nelle strade, senza nessun serio tenrativo di integrazione

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