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Diventare vegetariani per salvare la terra

8 Agosto 2019
Diventare vegetariani per salvare la terra

Il nostro pianeta potrebbe durare ancora a lungo se eliminassimo la carne dalla nostra alimentazione: ecco perché.

Preferire una dieta vegetariana ad una tradizionale carnivora può ridurre del 35-50% il consumo di terre coltivate oggi sempre più ‘occupate’ dall’allevamento intensivo per la produzione di carne. È il risultato di uno studio del Bard College (New York) pubblicato su ‘Scientific Reports’ che suggerisce anche come questa scelta potrebbe ridurre l’uso di fertilizzanti azotati e le emissioni di gas serra, anche se dall’altra parte incrementerebbe l’uso di acqua per scopi alimentari. Insomma, diventare vegetariani per salvare la terra sembra essere la nuova parola d’ordine degli ambientalisti.

La sostituzione della carne con alternative vegetali è stata stimata «in circa 29 milioni di ettari di terreni coltivati salvati ogni anno, 3 miliardi di chilogrammi di fertilizzante azotato e 280 miliardi di kg di biossido di carbonio in meno immesso nell’atmosfera degli Usa ogni anno». A darne notizia è una battuta della nota agenzia stampa Adnkronos.

I ricercatori hanno usato un modello computerizzato per escogitare centinaia di diete vegetariane che avessero lo stesso contenuto di nutrienti di quelle carnivore (a base di tofu, pepe verde, zucca, grano saraceno e asparagi), in modo tale da sostituire sia il manzo da solo che tutti e tre i tipi di carne che dominano le tavole statunitensi: manzo, pollame e maiale. «Il grano saraceno e il tofu hanno fornito congiuntamente un terzo delle proteine totali, ma rappresentavano solo il 12% del fertilizzante azotato e dell’acqua consumate e meno del 22% delle terre coltivate necessarie per produrre le carni – osservano gli autori – La soia ha contribuito con la maggior parte delle proteine alle diete ‘green’, ma rappresentava solo il 6% del fertilizzante azotato complessivo necessario per produrre carne bovina».


1 Commento

  1. Secondo me questa è non buona informazione. Se è vero che attualmente tutte le produzioni agro-alimentari sono superconcentrate per una questione di pura redditività, è altrettanto vero che prima o poi bisognerà mettere al centro le Persone e per farlo si dovranno nuove tecniche culturali naturali e nuove (vecchie) tecniche di allevamento facendo ritornare i “ruminanti” a fare i tuminanti alimentati con erba e fieno e lasciandoli al pascolo e utilizzando le nuove tecniche sanitarie e igieniche disponibili, ma trascurate perchè non gradite dalle lobby note.

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