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Crisi di governo: perché ora è diventata più urgente?

8 Agosto 2019 | Autore:
Crisi di governo: perché ora è diventata più urgente?

Il M5S avrebbe un’arma per bloccare lo scioglimento delle Camere e rinviarlo di almeno un anno e mezzo. Ecco quale.

Si sono sopportati per diversi mesi, da prima delle elezioni europee. Ora, Matteo Salvini sta dando segnali inequivocabili che puntano sulla direzione della crisi di governo. Ma perché ora è diventata così urgente? Perché il Movimento 5 Stelle avrebbe un’arma in mano per bloccarla e rimandarla di almeno un anno e mezzo e non di più. Una soluzione che impedirebbe al Capo dello Stato di sciogliere le Camere e di andare al voto anticipato.

Quell’arma segreta se l’è lasciata sfuggire il leader pentastellato Luigi Di Maio su Facebook. Altro non è che la riforma costituzionale per il taglio dei parlamentari. L’inizio dell’iter è previsto per il 9 settembre, come ha ricordato Di Maio sul social. E, una volta partito, Sergio Mattarella potrebbe trovare un grosso ostacolo per chiudere la presente legislatura.

Se la riforma, come ipotizzabile, venisse approvata a maggioranza assoluta, non entrerebbe subito in vigore ma ci vorrebbero tre mesi di tempo affinché un quinto dei membri di una Camera o 500mila elettori o, ancora, cinque Consigli regionali possano chiedere un referendum confermativo.

In questo caso, dovrebbe trascorrere un altro mese per consentire alla Corte di Cassazione di valutare la domanda e di dichiarare ammissibile il referendum. Dopodiché, nei 60 giorni successivi, il Governo deve indire la consultazione in una data compresa tra i 50 ed i 70 giorni successivi. Giusto per fare due conti, il referendum si potrebbe tenere nella primavera del 2020.

Da quel momento in poi, e prima di pensare ad eventuali elezioni anticipate, devono trascorrere altri 2 mesi. Perché? Perché la legge in via di approvazione prevede che venga applicata «a decorrere dalla data del primo scioglimento o della prima cessazione delle Camere successiva alla data di entrata in vigore e, comunque, non prima che siano decorsi 60 giorni dalla predetta entrata in vigore». Questo significa che l’iter partito il 9 settembre 2019 si concluderebbe nell’estate del 2020. Sempre che, nel frattempo, non venga valutato di modificare la legge elettorale.

In questo modo, ci ritroveremmo ai giorni nostri, cioè all’estate, ma di un anno dopo. Con le finestre stabilite dalla legge per poter chiamare gli elettori al voto, eventualmente in autunno. Il problema che si porrebbe è quello attuale, cioè: se si vota in autunno inoltrato, che succede con la Legge di Bilancio? Questo sarebbe un ulteriore freno per Mattarella che, a questo punto, potrebbe decidere di rinviare l’appuntamento con le urne ai primi mesi del 2021.

Il presidente della Repubblica, però, dovrebbe fare in fretta, perché proprio nel 2021, più precisamente ad agosto, scatta il semestre bianco, cioè i 6 mesi che precedono la scadenza del mandato e nel corso dei quali non può più sciogliere le Camere.



1 Commento

  1. E già il poltronificio per Salvini è importante..non vuole rischiare di tagliare i parlamentari per le promesse fatte..chissà quante poltrone ha promesso se fa cadere questo governo….

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