Diritto e Fisco | Articoli

Può il datore modificare l’orario di lavoro indicato in contratto?

24 Agosto 2019
Può il datore modificare l’orario di lavoro indicato in contratto?

Il mio datore di lavoro può impormi di fare un orario di lavoro diverso da quello esplicitamente scritto sul contratto?

Il datore di lavoro del lettore non può ottenere la modifica dell’orario di lavoro arbitrariamente, senza il suo consenso.

È da poco intervenuta una sentenza della Corte d’Appello di Roma che ha, infatti, ribadito come, nel contratto di lavoro part-time, che con il contratto di lavoro a tempo pieno ha in comune la causa giuridica tipica (cioè lo scambio lavoro-retribuzione), differenziandosene soltanto per la riduzione quantitativa della prestazione lavorativa (e, correlativamente, della retribuzione) – il carattere necessariamente bilaterale della collocazione della prestazione lavorativa in un determinato orario (reputato dalle parti come il più corrispondente ai propri interessi) comporta che ogni modifica di detto orario non possa essere attuata unilateralmente dal datore di lavoro in forza del suo potere di riorganizzazione dell’attività aziendale, essendo invece necessario il mutuo consenso di entrambe le parti (Corte appello Roma, sez. lav., 27/09/2018, n. 3312).

Diverso sarebbe il caso del lavoratore full-time che, per esigenze aziendali, potrebbe subire la modifica dell’orario da parte del datore di lavoro.

La differenza di trattamento tra le tipologie di lavoratori risiede nel fatto che, nei contratti di lavoro part-time la programmabilità del tempo libero è essenziale, prendendo rilievo dalla possibile ulteriore attività lavorativa assunta dal lavoratore; mentre nel contratto di lavoro a tempo pieno, un’eguale tutela del tempo libero del lavoratore si tradurrebbe nella negazione del diritto dell’imprenditore di organizzare l’attività lavorativa.

Nel caso specifico, un’eventuale modifica illegittima all’orario di lavoro farebbe sorgere in capo al lettore il diritto di agire davanti al Tribunale al fine di ottenere la dichiarazione di illegittimità della decisione, oltre che il risarcimento del danno esistenziale, patito dalla decisione del suo datore di lavoro (confronta Cassazione civile, sez. lav., 19/04/2017, n. 9873).

Pertanto, preso atto della giurisprudenza sopra riportata, il consiglio al lettore è quello di opporsi ad una decisione unilaterale del datore di lavoro, anche rappresentando le sentenze appena citate: in questo caso agirebbe in via preventiva, invece di combattere la decisione illegittima successivamente, una volta emessa.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA