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Lavori in casa: pozzetto col contatore d’acqua del vicino

24 Agosto 2019
Lavori in casa: pozzetto col contatore d’acqua del vicino

Ho acquistato un immobile accostato ad un altro (disabitato). Devo eseguire dei lavori di ristrutturazione e devo necessariamente spostare il contatore dell’acqua. Purtroppo, questo si trova in un pozzetto, all’interno della mia proprietà, assieme a quello del vicino. Questi però non vuole darmi il suo assenso allo spostamento. Ho proposto due soluzioni all’ente che fornisce il servizio. Opzione A: spostamento del mio contatore all’interno della mia proprietà e quello del vicino all’interno della sua proprietà. Opzione B: spostamento di entrambi i contatori sempre all’interno della mia proprietà, ma in un luogo fronte strada, accessibile al vicino. In entrambi i casi tutte le spese sarebbero a mio carico. Il vicino non vuole dare il suo assenso. L’ente, senza di questo, non sposta il contatore. Io sono bloccato con i lavori. Mi sembra davvero una situazione paradossale. Adire le vie legali comporterebbe una disponibilità di tempo e di pazienza che non ho più. C’è un’altra soluzione?

Entrambe le soluzioni proposte sono ragionevoli e conformi al diritto, e il vicino del lettore è tenuto ad accettarle, pena la possibilità di ricorrere al tribunale.

È molto probabile che il pozzetto di cui il lettore parla, poiché contiene entrambi i contatori, rappresenti una servitù all’interno della sua proprietà. Secondo la legge, il proprietario del fondo servente, ossia dell’immobile su cui grava la servitù (nel nostro casa, il lettore), non può trasferire l’esercizio della servitù stessa in luogo diverso da quello nel quale è stata stabilita originariamente, a meno che non ricorrano alcune condizioni.

Così recita l’art. 1068 cod. civ. in merito il trasferimento della servitù in luogo diverso: «Il proprietario del fondo servente non può trasferire l’esercizio della servitù in luogo diverso da quello nel quale è stata stabilita originariamente. Tuttavia, se l’originario esercizio è divenuto più gravoso per il fondo servente o se impedisce di fare lavori, riparazioni o miglioramenti, il proprietario del fondo servente può offrire al proprietario dell’altro fondo un luogo egualmente comodo per l’esercizio dei suoi diritti, e questi non può ricusarlo.

Il cambiamento di luogo per l’esercizio della servitù si può del pari concedere su istanza del proprietario del fondo dominante, se questi prova che il cambiamento riesce per lui di notevole vantaggio e non reca danno al fondo servente. L’autorità giudiziaria può anche disporre che la servitù sia trasferita su altro fondo del proprietario del fondo servente o di un terzo che vi acconsenta, purché l’esercizio di essa riesca egualmente agevole al proprietario del fondo dominante».

La legge, dunque, è chiara: la servitù non si può spostare; tuttavia, se la servitù provoca problemi seri al proprietario del fondo servente, si può ottenere di spostarlo a proprie spese, se ciò non arreca disagio all’altro proprietario. In un caso del genere, questi non può nemmeno opporsi. Le soluzioni del lettore, pertanto, sono valide, in special modo la seconda, visto che non estingue la servitù e non crea incomodo al suo vicino.

Alla luce di ciò, per ottenere quanto desiderato, questi potrà scrivere al suo vicino dicendo che occorrono dei lavori di ristrutturazione che impongono lo spostamento del contatore, da operarsi a sue spese. Se il suo vicino rifiuta,il lettore potrà adire l’autorità giudiziaria, con aggravio di spese a carico del proprietario del fondo dominante che ha rifiutato ingiustamente lo spostamento.

La giurisprudenza della Corte di Cassazione conferma quanto appena detto: «L’art. 1068 cod. civ. subordina il trasferimento di una servitù prediale in un luogo diverso o su un fondo diverso da quello originario alla duplice condizione che l’originario esercizio sia divenuto più gravoso per il fondo servente ovvero impedisca al proprietario di questo di fare lavori, riparazioni o miglioramenti, e che venga offerto al proprietario del fondo dominante un luogo egualmente comodo. In tal caso, il proprietario del fondo dominante non può rifiutare il trasferimento della servitù, rimanendo altrimenti esposto all’accertamento giudiziale del trasferimento in ragione dell’esercizio da parte del proprietario del fondo servente del relativo diritto potestativo spettantegli, ovvero, in caso di mancato esercizio di tale diritto, al rigetto della propria domanda, con l’ulteriore corollario di vedersi impossibilitato ad utilizzare sia il vecchio tracciato che il nuovo percorso offerto in sostituzione e non accettato» (Cass. civ. Sez. II, 13/10/2004, n. 20204).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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