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Per quanto tempo l’avvocato può chiedere la parcella?

24 Agosto 2019
Per quanto tempo l’avvocato può chiedere la parcella?

Circa 6 anni fa ho concluso in Cassazione un processo. Ora il legale che mi ha seguito mi chiede 300 euro per spese. Sono dovute?

Non essendo possibile entrare nel merito della richiesta economica ricevuta dal lettore, non avendosi a disposizione gli estremi della causa, quale il valore, o le difficoltà delle attività svolte dal legale, bisogna limitarsi ad analizzare il dato temporale.

Sembra, infatti, essersi maturata la prescrizione del diritto del legale ad ottenere il compenso.

Secondo l’articolo 2956 del codice civile, i compensi degli avvocati si prescrivono infatti in tre anni.

Questo termine prescrizionale decorre, ai sensi dell’art. 2957, co. 2, c.c., dalla decisione della lite, dalla conciliazione delle parti o dalla revoca del mandato; per gli affari non terminati, la prescrizione decorre dall’ultima prestazione.

Nel caso del giudizio di Cassazione, il termine decorre dalla pubblicazione della sentenza, se ad essa non è seguito un rinvio ad altro giudice di merito.

Per tale motivo, se il giudizio in Cassazione si è concluso sei anni fa, l’avvocato non potrà più richiedere al lettore alcunché, a meno che non abbia, in questo arco temporale, interrotto il termine di prescrizione con delle intimazioni di pagamento.

Inoltre, altra ipotesi per cui il legale potrebbe ancora avanzare delle pretese economiche riguarda il caso in cui il credito trae origine da contratto stipulato in forma scritta (Cassazione civile, sez. II, 13/01/2017, n. 763).

Ad esempio, se tra il lettore e il legale è stato stipulato un contratto professionale scritto, allora secondo l’orientamento della Cassazione, decorrerebbe il termine lungo decennale.

Viceversa, se non vi sono accordi di tal genere, il lettore potrà evitare di pagare il compenso richiesto, essendo maturata la cosiddetta prescrizione presuntiva (si presume, cioè, che dato il lasso di tempo intercorso il pagamento sia stato effettuato).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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