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Pensione anticipata con opzione quota 100 e recupero arretrati

24 Agosto 2019
Pensione anticipata con opzione quota 100 e recupero arretrati

Durante un periodo di Naspi di 24 mesi ho maturato il diritto alla pensione anticipata. Tanto mi è stato riferito un mese fa da un dipendente INPS della mia città. Non essendo però a conoscenza che la NASPI, nel mio caso (41 anni di contributi già versati + 65 anni di età anagrafica), avesse maturato diritti figurativi utili al pensionamento anticipato, maturato il 01.03.2018, non ho fatto, a suo tempo, la relativa domanda di pensionamento. Detta domanda l’ho inoltrata solo in data 31.12.2018 usufruendo come possibilità di pensionamento della quota 100 (domanda accolta -> modello TE08 datato 20.03.2019 – decorrenza pensione 1.4.2019). Vi è possibilità di un recupero dei ratei arretrati dal 01.03.2018 al 01.03.2019? Se si, quali sono le azioni amministrative/legali da seguire? Vi sono dei termini di scadenza per eventuali ricorsi?

In base al DL 201/2011 ed a quanto chiarito dall’Inps nella circolare 35/2012, la decorrenza della pensione anticipata, così come la decorrenza, in generale, della pensione di anzianità, ferma restando la maturazione dei requisiti richiesti e l’attesa del periodo di finestra, nonché la cessazione dell’eventuale rapporto di lavoro dipendente, si colloca a partire dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda di pensione.

Così non è invece, per la pensione di vecchiaia: per questa tipologia di pensione, infatti, l’interessato può fissare la decorrenza a partire dalla maturazione dei requisiti, quindi con diritto agli arretrati se la domanda di pensionamento è inoltrata successivamente, oppure può scegliere di fissare la decorrenza dal primo giorno del mese successivo a quello nel quale è stata presentata la domanda.

Nel caso specifico, il lettore ha richiesto la pensione Quota 100: in base all’art.14 DL 4/2019, per chi ha maturato i requisiti per la Quota 100 entro il 31 dicembre 2018, la decorrenza della pensione, previo invio della domanda, è fissata al 1° aprile 2019. Non è previsto il diritto agli arretrati (salvo il caso di liquidazione della pensione tardiva rispetto alla data di decorrenza fissata).

Nel caso di specie, non è dunque possibile recuperare i ratei maturati dal 1° marzo 2018 (data di maturazione dei requisiti per la pensione anticipata) alla data di decorrenza della pensione.

Peraltro, si parla di due diverse tipologie di pensione: una volta richiesta la pensione anticipata con opzione Quota 100, non è possibile chiedere che il trattamento sia convertito in pensione anticipata ordinaria, o precoci, né la conversione in altra tipologia di pensione di anzianità. Si osserva, a questo proposito, che la pensione Quota 100, al contrario della pensione anticipata ordinaria, comporta l’impossibilità di percepire redditi di lavoro (pena la sospensione del trattamento), sino al compimento dell’età pensionabile per la vecchiaia.

In conclusione, il lettore, richiedendo la pensione Quota 100, ha subito sia il danno della decorrenza tardiva del trattamento, rispetto alla decorrenza della pensione anticipata ordinaria, senza diritto agli arretrati, che l’ulteriore danno relativo alla preclusione di eventuali attività lavorative sino ai 67 anni (da adeguare alla speranza di vita, dal 2021). Non è possibile presentare alcuna tipologia di ricorso o azione, salvo dimostrare, in modo incontrovertibile, di essere stato indotto in errore a causa di un estratto conto errato dell’Inps, o di una certificazione errata, o, ancora, a causa di una risposta dell’Istituto di diniego del diritto a pensione. Oppure, salvo dimostrare che l’errore è stato causato dall’ente di patronato o dal diverso professionista al quale il lettore eventualmente abbia dato mandato di seguire la sua situazione previdenziale.

Solo in questi casi il lettore potrebbe richiedere il risarcimento del danno, dimostrando, però, che la tardiva decorrenza della pensione (che comporta anche un maggior coefficiente di trasformazione e una maggiore rivalutazione del montante contributivo), quindi il maggiore importo del trattamento liquidato, non compensa l’ammontare degli arretrati persi. Eventualmente, dimostrando anche, in modo oggettivo, il danno derivante dalle mancate occasioni di lavoro, o dalla sospensione della pensione nell’ipotesi di avvio di una nuova attività lavorativa.

Articolo tratto dalla consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci


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