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Società di fatto: accertamenti fiscali e istanza in autotutela

31 Agosto 2019
Società di fatto: accertamenti fiscali e istanza in autotutela

Nel 2012 ho ricevuto due accertamenti fiscali (entrambi vinti in CTR) per l’anno 2007 e 2008 per una presunta società di  fatto. Nel 2015, per la stessa società di fatto ho ricevuto altri due accertamenti, ma nonostante avessimo sostenuto che non era mai stata provata la società di fatto come da sentenze vinte e nonostante avessimo sostenuto la vendita della società, abbiamo perso il primo e secondo grado di giudizio ed anche la revocazione (rimane la cassazione). Da qualche mese siamo venuti a conoscenza che la Guardia di Finanza aveva inviato alla Procura un’informativa in cui chiedeva lo stralcio della mia posizione per gli anni 2008 – 2009 e 2010 in quanto non ero più presente. In  base a questa nuova informazione ho inviato una lettera in autotutela all’Agenzia delle Entrate, chiedendo l’annullamento delle pretese. Ad oggi non ho ancora risposta ed a breve mi scadono i termini per fare ricorso in Cassazione. Cosa devo fare?

Dalla lettura del quesito emerge una problematica sostanziale, che purtroppo è spesso presente nei rapporti più complessi tra fisco e contribuente, ed è quella della dialettica fra le due parti, che comporta regole di ingaggio che stabiliscono rigidamente i tempi ed i modi di deposito delle prove documentali e testimoniali.

A livello giuridico bisogna ricordare che l’obbligazione tributaria è autonoma per ogni periodo di imposta, dunque per assurdo, il fatto che il contribuente riesca a dimostrare che, nel caso specifico, non sussisteva alcuna società di fatto ad esempio nel 2008, non preclude la possibilità per gli uffici fiscali di accertare, per lo stesso motivo, gli anni successivi o precedenti, in quanto l’amministrazione finanziaria è vincolata soltanto dai termini di decadenza dell’azione amministrativa di accertamento che si può esercitare, per gli anni fino al 2015 compreso, entro il 31.12 del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione dei redditi.

Le difese del contribuente, oltre al ricorso, sono sicuramente quelle del ravvedimento operoso, dell’adesione e degli altri strumenti deflattivi del contenzioso, compresa la definizione delle liti pendenti, che pur scaduta al 31 maggio scorso, potrebbe essere a breve prorogata.

Nelle strategie di difesa esistono inoltre alcuni strumenti che possono essere utilizzati anche se non vincolano il fisco a rispettarne i risultati, tuttavia possono essere molto utili per la prosecuzione della lite.

Si potrebbe pensare di ricorrere all’autotutela, al Garante del contribuente e, qualora si potesse dimostrare in maniera evidente, oggettiva ed inequivocabile un errore, giuridico o di merito, che l’amministrazione finanziaria non vuole riconoscere neppure davanti alla prova certa dello stesso, anche il ricorso al giudice ordinario per il riconoscimento di un eventuale danno patrimoniale provocato dal mancato rispetto delle norme di legge e della prassi.

I casi estremi sono piuttosto rari, perchè di solito, davanti alle evidenze, il fisco, anche se non vi è obbligato, fornisce risposta all’autotutela annullando l’atto emesso ingiustamente in danno del contribuente.

Per affrontare il caso specifico occorre premettere che nel quesito ovviamente non è esposta tutta la complessa situazione del ricorso, anche se si comprende quanto lavoro debba essere stato svolto dietro le quinte dal contribuente e dai suoi difensori.

Tuttavia è davvero difficile poter fornire una risposta senza esaminare le carte, in quanto nessuno professionista può esprimere un giudizio senza aver analizzato attentamente un caso così complesso.

Ricordando che i termini per fornire risposta all’istanza di autotutela non sono obbligatori per l’Agenzia delle Entrate, si potrebbe tuttavia suggerire al lettore:

  •  di verificare se il giudicato esterno – ovvero quello ottenuto con le sentenze per gli anni precedenti – potesse davvero essere utilizzabile o utilizzato per la difesa degli anni successivi;
  • di ricorrere al Garante del contribuente qualora nella procedura vi siano elementi di irregolarità o mancata considerazione delle prove o delle sentenze a sostegno della difesa, ricordando che in ogni caso il Garante può solo emettere una raccomandazione alla quale l’Ufficio non ha obbligo di uniformarsi;
  • di ricorrere alla giustizia ordinaria per ottenere il riconoscimento del danno patrimoniale, qualora, in rarissimi casi, si possa fornire la prova che l’amministrazione finanziaria abbia commesso, deliberatamente, un errore voluto che causa il mancato rispetto delle norme di legge e della stessa prassi interna all’Agenzia delle Entrate;
  • eventualmente, analizzare la documentazione con la richiesta di una consulenza professionale specializzata in collaborazione con i professionisti che hanno già seguito la procedura sino ad oggi.

Articolo tratto da una consulenza del dott. Mauro Finiguerra



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