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Amministratore prestanome: quando è responsabile la testa di legno?

2 Dicembre 2013
Amministratore prestanome: quando è responsabile la testa di legno?

Se l’amministratore legale è una “testa di legno” senza colpe per l’evasione della società, pertanto totalmente estraneo alla gestione, non è responsabile per le condotte della persona giuridica. 

La Cassazione ha più volte definito i limiti e le responsabilità delle due opposte figure dell’amministratore di fatto da un lato e del prestanome dall’altro. Si tratta, appunto, di due ruoli che assolvono a funzioni diverse rispetto a quelle risultanti ufficialmente davanti ai terzi.

Vediamo, dunque, i termini di tale responsabilità.

L’amministratore di fatto

Secondo la Cassazione [1], risponde dell’evasione fiscale della società l’amministratore di fatto: colui cioè che, pur non rivestendo formalmente la qualifica di amministratore, abbia comunque esercitato, in modo continuativo e significativo, i poteri tipici della qualifica o della funzione di amministratore di diritto. Tra questi, ad esempio, il controllo della gestione della società e la sua organizzazione interna ed esterna.

Il prestanome

Nell’ipotesi inversa, ossia quando il soggetto figuri ufficialmente come amministratore, ma di fatto non svolge alcuna attività di gestione (cosiddetto “prestanome”), la Cassazione [2] ha precisato che se costui non ha alcun potere nella gestione della società e, quindi, non sia in condizione di presentare la dichiarazione dei redditi, perché non dispone della documentazione contabile, egli non può essere responsabile, se non – a tutto voler concedere e sempre che vengano fornite le prove – a titolo di concorso.

Di recente, una sentenza del Tribunale di Milano [3] è venuta a precisare ulteriormente la questione: non risponde dei reati tributari la “testa di legno”, quando è verificata la sua totale estraneità rispetto all’attività gestoria della società di cui era formalmente legale rappresentante.

Insomma, la “testa di legno” che ha solo un ruolo nominale, ma senza alcun coinvolgimento in concreto nella vita della società, non può essere responsabile perché mancherebbe l’elemento della volontà a commettere il reato.

Secondo il tribunale meneghino, inoltre, il prestanome non è neanche responsabile per non avere impedito l’evento. E ciò vale anche se la “testa di legno” riceve un compenso in denaro per la sua funzione di prestanome.

Viene così superata la tesi nominalistica relativa ai reati tributari, che tende a confinare l’autore del reato solo nella figura formalmente investita della gestione societaria. In questa nuova visione, secondo quanto anche detto in passato dalla Cassazione [4], il soggetto tenuto a osservare l’obbligo di presentare la dichiarazione è chi ha concretamente il potere gestorio, ossia l’amministratore di fatto.

La nuova Cassazione e la tesi della responsabilità

Di recente, la Cassazione sembra aver cambiato idea e rotta sul tema. Secondo una recentissima sentenza [5], il prestanome riveste una funzione di garanzia che lo vincola a conservare il patrimonio sociale e a impedire che si verifichino danni per la società e per i terzi [6].

Il prestanome, dunque, stando a questa interpretazione colpevolista, ha il dovere, connaturato alla sua carica, di impedire l’evento lesivo [7].


note

[1] Cass. sent. n. 33385/2012.

[2] Cass. sent. n. 23425/2011.

[3] Cass. sent. n. 11706 del 24.10.2013.

[4] Cass. sent. n. 23425/2011 e n. 33385/2012.

[5] Cass. sent. n. 47110/13.

[6] Cass. sent. nn. 23425/11; 28819/08; Sezioni Unite civili 6719/05; 21757/05.

[7] La Terza sezione, nell’avallare questa impostazione, ha dapprima dato contenuto alla previsione generale del codice civile («per addebitare il concorso al prestanome, questa corte ha fatto ricorso al dolo eventuale; si è sostenuto cioè che il prestanome accettando la carica ha anche accettato i rischi connessi alla carica»), integrandola inoltre con le disposizioni in materia fiscale e poi tributaria. Sul primo aspetto il Dpr 322/98 (articolo 1) stabilisce che la dichiarazione dei soggetti diversi dalle persone fisiche è sottoscritta a pena di nullità dal rappresentante legale o, in mancanza, da chi ne ha l’amministrazione, anche di fatto, o da un rappresentante negoziale. Rappresentante legale che deve considerarsi mancante anche in presenza di un prestanome che non ha alcun potere o ingerenza dentro la società. A lui può essere contestato il concorso «a condizione che ricorra l’elemento soggettivo proprio del singolo reato».

Quanto al versante tributario, è lo stesso articolo 11 del dlgs 472/97 a parificare il legale rappresentante all’amministratore di fatto, sancendone la diretta responsabilità per le sanzioni.

Autore foto: 123rf.com


1 Commento

  1. Buongiorno, io ho avuto problemi con l’azienda per cui ho lavorato. Dipendente da 3 anni a tempo indeterminato, sono rimasta incinta e la datrice di lavoro ha ben pensato di non pagarmi più gli stipendi, fino a che ho dovuto io licenziarmi per giusta causa e fare una vertenza per TFR e pagamenti stipendiali non accreditati. A distanza di quasi un anno, il tribunale ha accolto la tesi rendendola esecutiva, ma manca ancora la notifica da parte del cancelliere, quindi attendo fiduciosa. Ma.. c’è un ma.. la ditta e quindi il datore di lavoro non risulta come amministratore ma c’è una cosiddetta “testa di legno”, persona anziana che non sa nulla della società. In più ho saputo che la datrice di lavoro di fatto ha cambiato il nome alla società, lei si è licenziata…, ha chiesto la disoccupazione INPS e la società a quanto pare non avendo più datori di lavoro è stata smembrata e morta cosi (ovviamente pochi dipendenti circa 7). Possibile mai che esiste una legge che possa concedere queste cose ?Io non sono stata mai liquidata, ma il capo dell’azienda pur non comparendo negli atti della società può tranquillamente licenziarsi e chiedere la disoccupazione.. Che vergogna.. io non so come fare per avere le mie spettanze e loro pur di non risultare in qualità di datori, ma solo lavoratori dipendenti, possono tranquillamente giocarsi la carta dell’autolicenziamento ad hoc, senza che nessuna legge possa favorire il lavoratore e non il suo datore che per non pagare tributi, vertenze e quant’altro si inventa, giochini alternativi? Non riesco a capire veramente la legge come possa essere cosi sfavorevole per il lavoratore e non per il datore di lavoro. Ringrazio per la risposta

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