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Salvini si candida a Presidente del Consiglio

9 Agosto 2019 | Autore:
Salvini si candida a Presidente del Consiglio

Salvini ha fretta di andare al voto: preme per elezioni anticipate in autunno e chiede la riapertura immediata del Parlamento appena andato in ferie. 

Matteo Salvini ieri sera ha scatenato la crisi di Governo e stamattina annuncia che corre da solo e per il primo posto. Dice chiaro e forte che si candida direttamente alla carica di Presidente del Consiglio dei ministri: «Se mi candido premier? Quello sicuro. Chi sceglie Salvini sa cosa sceglie».

La fretta di andare alle urne è tanta che Salvini, in questo momento, non si preoccupa neppure di cercare o trovare alleanze, ad esempio con Fratelli d’Italia o con Forza Italia, per stabilire le nuove maggioranze su cui si reggerà il futuro Governo. Parte da solo per il cammino elettorale fiducioso che gli alleati arrivino. Queste le sue parole: «Restituiamo la parola agli italiani. Senza tornare al vecchio: se devo mettermi in gioco, lo faccio sereno, da solo e a testa alta. Poi, potremo scegliere i compagni di viaggio…».

Ma Salvini, proprio ieri sera, era stato sfidato dall’attuale premier Giuseppe Conte a presentarsi in Parlamento per spiegare i motivi che l’hanno indotto a provocare la crisi. Il Parlamento però è chiuso per le ferie estive. Anche qui Salvini ha la risposta pronta e chiede che venga riaperto nei prossimi giorni: «Anche la settimana prossima. E chi non viene, è perché vuole tenersi la poltrona».

Conte e Salvini su un punto si trovano d’accordo: l’attuale premier ha voluto che Salvini uscisse allo scoperto dichiarando chiaramente i motivi della crisi ed assumendosi tutta la responsabilità di una scelta così grave; l’auto-candidato a prenderne il posto alla Presidenza del Consiglio ha immediatamente accettato la sfida.

La reazione di Conte alle iniziative di Salvini era stata chiara e molto dura: «Ho letto che il ministro dell’Interno vuole che i parlamentari tornino subito al lavoro. Non spetta a Salvini convocare le Camere, non spetta al ministro dell’Interno decidere i tempi di una crisi politica nella quale intervengono ben altri attori istituzionali. Salvini venga in Parlamento per spiegare perchè vuole la crisi».

Conte vuole che Salvini si assuma interamente la responsabilità della sua brusca scelta di mandare a casa il Governo improvvisamente e prima del previsto, ed aggiunge una stoccata: «Non permetterò più la narrativa di un governo dei no: questo Governo ha sempre parlato poco e lavorato molto. Non era in spiaggia».

Dal canto suo, il leader del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, si dice pronto alla battaglia elettorale, ma chiede prima l’approvazione della riforma che taglia di 345 il numero dei parlamentari, per dimostrare in maniera effettiva di non essere attaccati alle poltrone.

Ora, la parola passa al Presidente della Repubblica Mattarella che dovrà stabilire i passaggi per arrivare al voto: Salvini vorrebbe andare alle urne il 13 o il 20 ottobre, ma i tempi per farlo sono davvero ristretti. Servono la convocazione delle Camere per formalizzare la sfiducia all’attuale Governo, l’apertura delle consultazioni per verificare la possibilità di arrivare a una nuova maggioranza (che oggi non sembra praticabile, visti gli orientamenti espressi dalle forze politiche) e, infine bisogna indire le elezioni anticipate.

Mattarella però – come riporta stamattina Il Sole 24 Ore – ha già fatto sapere che non parlerà prima dell’apertura ufficiale della crisi, con le dimissioni di Conte in Parlamento o con un voto di sfiducia espresso dalle Camere nei suoi confronti ed anzi sembra che sarà scelta proprio questa seconda strada. Infatti, stamattina, la Lega ha già presentato una mozione di sfiducia in Senato contro Conte. In questo modo, per arrivare al voto auspicato da Salvini entro il 13 o il 20 ottobre bisognerebbe sciogliere le due Camere entro il 20 agosto, dopo aver votato la mozione di sfiducia, ma ad oggi il Parlamento deve essere ancora convocato e appare quasi impossibile riuscire a riunirlo prima di Ferragosto, salvo sorprese.

Dalla data di scioglimento delle Camere a quella delle elezioni non possono trascorrere meno di 45 giorni, che in pratica arrivano a 60 anche per consentire il voto degli italiani all’estero. Si arriverebbe così a votare non ad ottobre, ma a metà novembre (le date possibili sono il 10 ed il 17) e senza una legge di bilancio (andrebbe varata entro e non oltre il 20 ottobre), a meno che il Governo dimissionario, o un Governo di transizione (un Conte-bis?) non vari la manovra provvisoria in attesa delle elezioni.



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