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Denuncia per stalking: quali conseguenze?

12 Agosto 2019 | Autore:
Denuncia per stalking: quali conseguenze?

Cosa succede dopo una denuncia per atti persecutori? Ammonimento del questore: cos’è? Cosa fa il pubblico ministero dopo la querela? Il divieto di avvicinamento.

Lo stalking è uno dei reati più pericolosi in assoluto, in quanto la reiterazione di condotte moleste o minacciose può portare la vittima all’esasperazione, finanche a commettere gesti estremi. Come saprai, lo stalking consiste nel compiere atti persecutori nei confronti di una persona, la quale, come conseguenza di tale condotta, è costretta a vivere in un grave stato di ansia o di paura ovvero nel timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto, ovvero tale da costringere la stessa ad alterare le proprie abitudini di vita. Se accade ciò, la vittima può sporgere querela. Ti sei mai chiesto quali sono le conseguenze di una denuncia per stalking?

Devi sapere, infatti, che la sola denuncia per stalking può comportare delle conseguenze importanti nei confronti della persona denunciata, anche se il processo non è stato ancora celebrato. Se ne vuoi sapere di più, prosegui nella lettura: vedremo cosa succede dopo una denuncia per stalking.

Reato di stalking: cos’è?

Come anticipato nell’introduzione, lo stalking consiste nel perseguitare una persona in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita [1]. La pena prevista è la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi.

Secondo la giurisprudenza [2], per realizzarsi il reato di atti persecutori (cioè, di stalking) è sufficiente che la condotta molesta si ripeta anche solo due volte: pertanto, saranno sufficienti anche solamente due episodi di pedinamento, di minacce o di qualsiasi altra condotta molesta per far integrare il delitto di stalking, purché ovviamente siano idonee a cagionare una delle conseguenze negative sopra viste (timore per la propria o altrui incolumità; perdurante stato di ansia o di paura; peggioramento delle abitudini di vita).

Stalking: cosa fare?

In presenza di stalking, la vittima può rivolgersi alle autorità e sporgere denuncia/querela entro il termine di sei mesi dall’ultimo atto persecutorio; in alternativa, prima ancora di giungere a tanto, la persona offesa può rivolgersi al questore affinché ammonisca lo stalker. Cosa vuol dire? Approfondiamo questi aspetti.

Ammonimento del questore: cos’è?

L’ammonimento del questore è uno speciale rimedio introdotto dalla legge [3] per fronteggiare le condotte persecutorie sempre più diffuse. Secondo la legge, fino a quando non è proposta querela per stalking, la persona offesa può esporre i fatti all’autorità di pubblica sicurezza avanzando richiesta al questore di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta.

Il questore, assunte se necessario informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, ove ritenga fondata l’istanza, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e redigendo processo verbale. Copia del processo verbale è rilasciata al richiedente l’ammonimento e al soggetto ammonito. Il questore valuta l’eventuale adozione di provvedimenti in materia di armi e munizioni.

In pratica, la vittima di stalking, anziché sporgere una formale denuncia/querela al fine di far cominciare un vero e proprio procedimento penale, può scegliere una via più “blanda”, consistente nell’avvertire il questore che atti persecutori sono compiuti nei propri confronti.

Il questore, se ritiene fondata la segnalazione della persona offesa, invia allo stalker un formale avvertimento. Si tratta di una sorta di ultimatum perché, se egli continuerà con la persecuzione, verrà senz’altro processato, senza nemmeno esserci bisogno di una successiva querela: dice infatti la legge che si procede d’ufficio quando lo stalking è commesso da soggetto già ammonito.

Inoltre, in caso di condanna la pena è aumentata nei confronti di colui che aveva subito l’avvertimento del questore.

La denuncia/querela per stalking: cosa succede?

La persona che ritiene di essere vittima di stalking può recarsi presso le forze dell’ordine e denunciare gli episodi delittuosi senza necessità di passare per l’avvertimento del questore.

A seguito di denuncia, la legge [4] prevede che l’autorità (polizia, carabinieri, ecc.) che abbia ricevuto la segnalazione deve darne immediatamente notizia al magistrato del pubblico ministero, anche in forma orale.

A questo punto, il pubblico ministero assume informazioni dalla persona offesa e da chi ha presentato  denuncia, querela o istanza, entro il termine di tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato, salvo che sussistano imprescindibili esigenze di tutela di minori di anni diciotto o della riservatezza delle indagini, anche nell’interesse della persona offesa [5].

Nel frattempo, la polizia giudiziaria procede senza ritardo al compimento degli atti di indagine delegati dal pubblico ministero, mettendo immediatamente a disposizione di quest’ultimo la documentazione dell’attività svolta [6].

L’assunzione di informazioni del pubblico ministero

Come avrai compreso, la denuncia per stalking segue una corsia preferenziale, in quanto l’autorità che riceve la querela è tenuto a comunicarla subito in Procura, in modo che la notizia di reato possa essere iscritta tempestivamente nell’apposito registro e le indagini preliminari possano cominciare.

A questo punto, poi, si presenta un’assoluta novità introdotta dalla legge: il magistrato del pubblico ministero, entro il termine massimo di tre giorni, deve ascoltare ciò che ha da dire la persona offesa (o, comunque, il denunciante), potendo derogare a tale termine oppure all’intero obbligo solamente se vi sia un rischio concreto per l’incolumità di un minore o per la riservatezza delle indagini.

V’è da dire che la legge non chiarisce se l’assunzione d’informazioni debba avvenire direttamente da parte del pubblico ministero, o se tale dovere può essere delegato, insieme a tutti gli altri atti di indagine, alla polizia giudiziaria.

Reato di avvicinamento alla persona offesa

Da ultimo, il legislatore ha introdotto un nuovo strumento volto a tutelare le vittime di stalking. Se, a seguito di denuncia, il pubblico ministero lo ritiene opportuno, può chiedere al giudice di emettere un provvedimento con cui si vieta allo stalker di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa [7].

Mentre in passato la persona che aveva ricevuto il divieto di avvicinarsi ai posti frequentati dalla vittima rischiava, nel caso di trasgressione, di riceve soltanto una misura cautelare più afflittiva (tipo gli arresti domiciliari), ora la violazione di tale divieto rappresenta un reato autonomo.

Secondo la legge [8], chiunque violi il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa (ma anche l’obbligo di allontanarsi dalla casa familiare) è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

In poche parole, lo stalker che sia stato denunciato e che, nelle more del procedimento, sia raggiunto da ordinanza del giudice col quale gli si vieta di avvicinarsi alla persona offesa, non può più infischiarsene del divieto: il rischio, infatti, non è soltanto quello di ricevere una nuova misura cautelare, più severa, ma quella di essere processato per un nuovo, autonomo reato.

note

[1] Art. 612-bis cod. pen.

[2] Cass, sent. n. 6417/2010; Cass., sent. dell’8 maggio 2017.

[3] Art. 8, l. n. 38/2009.

[4] Art. 347, terzo comma, cod. proc. pen., così come modificato dalla legge n. 69 del 19 luglio 2019 in vigore dal 9 agosto 2019.

[5] Art. 362, comma 1-ter, cod. proc. pen.

[6] Art. 370, comma 2-bis, cod. proc. pen.

[7] Art. 282-ter cod. proc. pen.

[8] Art. 387-bis cod. pen.

Autore immagine: Unsplash.com


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