Diritto e Fisco | Editoriale

Non versi l’assegno di mantenimento al partner? Rischi meno se lo fai morire di fame

14 Maggio 2013 | Autore:
Non versi l’assegno di mantenimento al partner? Rischi meno se lo fai morire di fame

A causa di un errore della legge, chi non paga regolarmente lassegno di mantenimento al partner rischia più di chi priva il coniuge del necessario per sopravvivere.

 

La legge è molto severa nei confronti di chi non versa regolarmente l’assegno di mantenimento al coniuge separato o divorziato. Così “severa” che finisce per favorire chi nega al coniuge persino i beni necessari alla sopravvivenza.

Questo è il paradosso con cui si scontrano tantissimi cittadini che subiscono un processo penale per aver omesso di versare, anche solo in parte, l’assegno di mantenimento all’ex partner. La contraddizione sta in questo: la pena prevista per chi priva un familiare dei necessari e vitali mezzi di sussistenza [1] è la stessa per chi, invece, non adempie regolarmente al più ampio obbligo di versare l’assegno di mantenimento (stabilito dal giudice in occasione della separazione [2] o del divorzio [3]). La violazione di questo secondo obbligo è, infatti, certamente meno grave se si tiene in considerazione che tale assegno non riguarda gli stretti “mezzi di sopravvivenza”, ma ricomprende la necessità di garantire al coniuge lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio.

Il meglio però deve ancora arrivare.

Il reato più grave può essere punito soltanto se il familiare danneggiato sporge querela, mentre per il secondo illecito, di gran lunga meno grave, la procura della repubblica può agire autonomamente, anche in assenza della querela (cosiddetto reato “procedibile dufficio”).

Con questa conseguenza. Spesso la querela viene utilizzata come strumento di pressione nei confronti dell’ex coniuge che non paga regolarmente l’assegno. Una volta raggiunto un accordo, la querela viene ritirata. Ma ciò mette fine al processo solo nel caso in cui l’irregolarità dei pagamenti ha privato il danneggiato dei mezzi necessari per sopravvivere. Se invece il danno non è così grave, il processo prosegue perché il reato è, appunto, “procedibile d’ufficio”.

Qual è quindi in questi casi l’unica via di salvezza per l’imputato del reato meno grave? Non certo difendersi, ma semmai convincere il giudice di avere commesso il reato più grave e così evitare il processo.

Il messaggio che la legge manda ai cittadini è chiaro: non limitatevi a pagare di meno, fate il possibile per ridurre il vostro ex partner fino alla fame. Con un po’ di fortuna, sarete premiati!


note

La foto del presente articolo è un’opera artistica di Dantemanuele De Santis, DS Photostudio. Ogni riproduzione riservata.

[1] Art. 570 cod. pen.

[2] Art. 3 L. n. 54/2006.

[3] Art. 12 sexies L. n. 898/1970.


2 Commenti

  1. il giudice ha calcolato che il mio stipendio e di 1200 euro netti spendo 450 euro mensili solo di affitto devo pagare tutte le utenze mangiare e possiedo uno scooter non ho neanche una macchina la mia casa e’ rimasta a mia moglie con due figli minori. lei lavora in proprio e le sue entrate sono tre volte superiori alle mie. chiede l’aumento dell’assegno di mantenimento a favore dei bambini visto che attualmente io verso tutti i mesi 300 piu la mensa scolastica dove andro a cascare .. sono disperato a ottobre si deve decidere devo temere il peggio oppure posso stare tranquillo visto che sono allo stremo delle forze.

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