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I doveri di un avvocato

13 Agosto 2019
I doveri di un avvocato

Come deve comportarsi un avvocato mentre svolge l’incarico professionale: gli obblighi previsti dal codice deontologico forense.

Ti è appena stata notificata una citazione in giudizio: dovrai presentarti davanti ad un giudice penale a causa di una querela sporta nei tuoi confronti. Non ti è mai capitata una cosa simile prima d’ora e sei parecchio preoccupato. La prima cosa da fare è contattare un avvocato che ti spieghi esattamente di cosa sei accusato e come difenderti. Non hai mai avuto a che fare con un legale e ti stai chiedendo quali sono i diritti di un cliente ed i doveri di un avvocato. Esiste una legge che si occupa di regolare l’attività dei legali? Nel nostro sistema, l’attività dell’avvocato è disciplinata dalla legge di regolamentazione professionale [1] e dal codice deontologico forense [2]; inoltre, per poter individuare tutti gli obblighi del professionisti, si fa riferimento anche a specifiche norme del Codice civile e importanti sentenze della Corte di Cassazione.

Le fonti da considerare, quindi, sono diverse e contengono moltissime disposizioni che si occupano della figura dell’avvocato e dei suoi doveri nei confronti dei cliente. Ma andiamo a vedere più nello specifico cosa prevedono i testi normativi sopra richiamati ed in cosa consistono esattamente gli obblighi del legale.

La figura dell’avvocato

Per la prima volta nella tua vita sei stato costretto a rivolgerti ad un avvocato. Ma qual è esattamente nel nostro ordinamento la sua funzione?  Secondo quanto precisato nel codice deontologico, l’avvocato ha il fondamentale compito di tutelare, in ogni sede, il diritto alla libertà, l’inviolabilità e l’effettività della difesa, assicurando che nel processo venga garantito il rispetto delle regole del giudizio. Nel fare ciò l’avvocato vigila, quindi, sulla conformità delle leggi ai principi della nostra Costituzione e delle norme dell’Unione Europea e sul rispetto dei principi in essi contenuti: è operando in tal modo, infatti, che l’avvocato può realmente garantire al proprio assistito una tutela effettiva [3].

La legge di regolamentazione professionale spiega come accedere alla professione forense. Si tratta di un percorso lungo e non privo di ostacoli: dopo il conseguimento della laurea in giurisprudenza, infatti, bisognerà svolgere, per diciotto mesi, il tirocinio legale o – come viene comunemente chiamato – il praticantato, presso lo studio di un avvocato che sia iscritto all’albo da almeno cinque anni. Terminato il tirocinio, il praticante deve svolgere l’esame di abilitazione che, se superato, consente l’iscrizione all’albo professionale.

Una volta diventati avvocati, quali regole bisogna rispettare? L’avvocato deve esercitare l’attività professionale con indipendenza, lealtà, correttezza, probità, dignità, decoro, diligenza e competenza. Inoltre, anche al di fuori dell’attività professionale deve tenere un contegno moralmente e socialmente impeccabile: i principi sopra elencati, quindi, dovranno essere osservati anche quando non esercita la propria professione, al fine di salvaguardare la propria reputazione e l’immagine della professione forense.

Il codice deontologico pone in capo all’avvocato numerosi doveri nei confronti della propria clientela; tra i più importanti troviamo:

  • il dovere di fedeltà;
  • il dovere di diligenza;
  • il dovere di segretezza e riservatezza;
  • il dovere di informazione:
  • il dovere di riserbo e segreto.

Andiamo a vedere nello specifico di cosa di tratta.

Il dovere di fedeltà

Uno dei più importanti doveri dell’avvocato è quello di fedeltà: ma che significa? Nello svolgimento della propria attività professionale, il legale è tenuto ad adempiere il proprio mandato a tutela della parte assistita, rispettando il rilievo costituzionale e sociale della difesa [4]; ciò significa che, una volta ricevuto il mandato, l’avvocato deve porre in essere con sollecitudine tutti gli adempimenti professionali necessari per garantire al cliente una tutela effettiva.

La giurisprudenza ha precisato, ad esempio, che il legale che pone in essere comportamente elusivi al fine di impedire al cliente di ottenere informazioni rilevanti per il giudizio in cui è coinvolto, cercando in tal modo di ottenere dalla conclusione della pratica un maggior profitto in suo favore, viola sicuramente il dovere di fedeltà [5].

Ti sei rivolto ad un avvocato per avviare una pratica con lo scopo di ottenere il risarcimento dei danni patiti a seguito di un incidente e, dopo qualche tempo, scopri che l’avvocato non ti ha riferito i reali termini dell’accordo ottenuto con la compagnia assicurativa (con l’intento di avere un proprio vantaggio). La condotta dell’avvocato viola certamente il dovere di fedeltà, poiché non ha operato nel tuo interesse e nel rispetto della funzione sociale della difesa.

Il dovere di diligenza

Il codice deontologico garantisce ai clienti la qualità della prestazione professionale, ponendo in capo all’avvocato il dovere di diligenza [6]: nel momento in cui il legale riceve il mandato dal proprio assistito, infatti, sarà tenuto a svolgere la propria funzione con coscienza e diligenza. Ma a cosa si fa riferimento concretamente?

L’obbligo in esame ricomprende il generale dovere di sollecitazione, dissuasione ed informazione del cliente [7]; il legale al quale hai deciso di rivolgerti dovrà quindi esporti ogni aspetto riguardante le tua situazione, indicando gli elementi favorevoli alla tua difesa e quelli sfavorevoli.

Tale principio è stato ribadito dalla Corte di Cassazione, la quale ha affermato che l’obbligo di diligenza impone all’avvocato di assolvere – sia all’atto del conferimento del mandato che nel corso dello svolgimento del giudizio – ai doveri di sollecitazione, dissuasione e informazione del cliente. Egli è tenuto, innanzitutto, a rappresentare a quest’ultimo tutte le questioni di fatto e di diritto che possono insorgere nel corso del giudizio e che possono impedire il raggiungimento del risultato o, comunque, produrre effetti dannosi; il legale, inoltre, deve sconsigliare il proprio assistito dall’intraprendere o proseguire un giudizio dall’esito probabilmente sfavorevole [8].

La Corte di Cassazione ha ribadito, poi, come il dovere che grava sul professionista ricomprenda, oltre alla messa a disposizione delle proprie conoscenze scientifiche ed alla redazione degli atti, anche tutte quelle attività giornaliere (come ad esempio la presenza alle udienze, il rispetto delle scadenze, la precisione) necessarie per assistere il cliente nello svolgimento del proprio incarico.

Il dovere di segretezza e riservatezza

Ti sei rivolto ad un legale ed hai esposto la questione che ti riguarda; tutte le informazioni ed i dettagli che gli hai riferito rimarranno tra voi due, poiché l’avvocato, nello svolgimento dell’incarico, è tenuto ad osservare il cosiddetto segreto professionale.

Un altro importante dovere cui è tenuto il professionista è, infatti, quello di segretezza e riservatezza: esso viene espressamente menzionato dal codice deontologico, ove si prevede che l’avvocato è tenuto, nell’interesse del cliente, alla rigorosa osservanza del segreto professionale ed al massimo riserbo sui fatti e sulle circostanze espresse nello svolgimento dell’attività di assistenza in giudizio o comunque per ragioni legate allo svolgimento dell’incarico. La riservatezza ed il segreto su ogni notizia che l’avvocato riceve dal proprio cliente sono componenti fondamentali della sua attività professionale; si potrebbe dire che ne costituiscono il fondamento, non potendo instaurarsi altrimenti un rapporto di fiducia.

Si tratta, quindi, di un dovere posto a tutela del cliente e riguarda tutte le informazioni che quest’ultimo riferisce al proprio difensore. Ma in cosa consiste esattamente? Il dovere di segretezza impone all’avvocato di tenere riservata, innanzitutto, l’esistenza stessa del mandato conferitogli dal cliente; in secondo luogo, deve rimanere segreta la questione che il cliente gli rappresenta e che costituisce l’oggetto del giudizio.

Al riguardo, il Consiglio Nazionale Forense ha precisato che l’avvocato ha il vincolo di tenere riservata la stessa esistenza del rapporto, con particolare riguardo alla trattazione dell’oggetto del mandato difensivo, non potendo farsi pubblicità mostrando chi sono i suoi clienti [9].

Il dovere di informazione

Ti trovi al primo incontro con il tuo avvocato: cosa devi aspettarti? Quali informazioni riceverai da parte del tuo legale? Oltre ai doveri illustrati nei paragrafi precedenti, il codice deontologico individua anche gli obblighi di informazione dell’avvocato [10]. Come già accennato sopra, l’obbligo di informazione rientra nell’ambito del dovere di diligenza professionale, inteso come il dovere di agire con coscienza al fine di garantire al proprio assistito una tutela effettiva.

Quali sono le informazioni che il legale deve fornire al cliente?

Per prima cosa, l’avvocato, nel momento in cui riceve l’incarico, deve fornire informazioni chiare delle caratteristiche e dell’importanza di quest’ultimo, nonché delle attività da espletare, precisando le iniziative da adottare per impostare la difesa e le ipotesi di soluzione del caso.

Il legale deve informare il cliente della prevedibile durata del processo e degli oneri ipotizzabili; inoltre, se richiesto, deve comunicare in forma scritta al proprio assistito il prevedebile costo dell’attività professionale.

Oltre a queste informazioni di carattere generale, il codice prevede altri obblighi informativi.

Se ti stai rivolgendo ad un avvocato per un giudizio civile, dovrai essere informato della possibilità di avvalerti del procedimento di negoziazione assistita o di quello di mediazione; dovrai inoltre essere messo al corrente della possibilità di intraprendere dei percorsi alternativi al giudizio innanzi ad un tribunale (si pensi, oltre che alle procedure di negoziazione e mediazione, alle possibilità di transigere e trovare un accordo in via bonaria).

Se devi affrontare un giudizio e non disponi di sufficienti risorse economiche, l’avvocato, all’atto del conferimento dell’incarico, deve informati della possibilità di avvalersi del patrocinio a spese dello Stato.

Secondo quanto previsto dal codice deontoligico, infine, l’avvocato, ogni qualvolta venga richiesto, deve informare il cliente sullo svolgimento del mandato e fornire copia di tutti gli atti e documenti che lo riguardano.

Il dovere di riserbo e segreto

Un altro dovere fondamentale e primario dell’avvocato è quello di mantenere il massimo riserbo sulle informazioni che gli sono state fornite dal cliente o di quelle di cui è venuto a conoscenza per via del mandato ricevuto da quest’ultimo [11].

Il dovere di riserbo e segreto è posto esclusivamente a tutela della sfera privata del cliente: quest’ultimo deve poter affidare al professionista tutte le informazioni che lo riguardano senza che possano essere rivelate o diffuse.

Quando si parla di “informazioni” si fa riferimento sia a quelle comunicate direttamente dalla parte assistita, sia a quelle di cui il professionista sia venuto a conoscenza autonomamente durante lo svolgimento della propria attività del mandato.

L’avvocato è tenuto a rispettare il dovere in esame non soltanto durante lo svolgimento dell’incarico o quando questo sia terminato, ma anche nel caso di rinuncia o di non accettazione del mandato; inoltre, il legale deve adoperarsi affinché il riserbo sia osservato anche dai suoi praticanti e collaboratori.

note

[1] L. n. 247 del 31.12.2012.

[2] L. del 31.01.2014.

[3] Art. 1 cod. deontologico forense.

[4] Art. 4 cod. deontologico forense.

[5] Consiglio Nazionale Forense, sent. n. 206 del 15.12.2011.

[6] Art. 1176 cod. civ.

[7] Cass. civ. sez. III n. 21589 del 12.10.2009.

[8] Cass. civ.sez. III n.19520 del 19.07.2019.

[9] Consiglio Nazionale Forense sent. n. 130/2013.

[10] Art. 27 cod. deontologico forense.

[11] Art. 28 cod. deontologico forense.


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