Diritto e Fisco | Articoli

Reati non punibili in caso di necessità

19 Agosto 2019 | Autore:
Reati non punibili in caso di necessità

In quali casi si può commettere un reato senza essere puniti? Cos’è lo stato di necessità e come funziona? Illeciti stradali: quando si evita la sanzione?

Chi commette un fatto che dalla legge è considerato reato rischia di andare in carcere: la reclusione, infatti, è la classica pena prevista per i delitti. Se rubi una cosa che è di proprietà altrui oppure aggredisci fisicamente un’altra persona, sei concretamente esposto ad un procedimento penale in piena regola all’esito del quale, se verrai riconosciuto colpevole, potrai essere condannato. Devi sapere, però, che a volte la legge tollera dei fatti che, normalmente, verrebbero puniti perché reato. Ciò avviene quando ricorrono alcune scriminanti come la legittima difesa oppure lo stato di necessità. Con questo articolo vorrei soffermarmi sui reati non punibili in casi di necessità.

Come vedremo, si tratta di ipotesi in cui, nonostante ricorrano tutti gli elementi tipici del reato, la legge rinuncia a punire il responsabile perché ha agito costrettovi dall’impellente necessità di salvare sé oppure altri da un pericolo alla persona. In casi del genere, la legge scusa l’autore della condotta, il quale si è comportato in maniera non rimproverabile. Se nei vuoi sapere di più su questo argomento, prosegui nella lettura: vedremo insieme le ipotesi più frequenti di reati non punibili in casi di necessità.

Stato di necessità: cos’è?

Alcuni fatti, pur costituendo normalmente reati, anche se commessi non vengono puniti se ricorre uno stato di necessità. Secondo la legge [1], non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo.

Mentre è in strada, Tizio viene aggredito da una gang di ragazzi. Per sfuggire alle percosse e al tentativo di rapina, Tizio sale a bordo di un’auto lasciata momentaneamente incustodita dal proprietario e scappa via.

L’esempio appena fatto fa comprendere concretamente cosa sia lo stato di necessità. Tizio commette un furto, impossessandosi dell’auto di un’altra persona; la sua condotta, tuttavia, è giustificata dal fatto che era l’unica che gli avrebbe consentito di mettersi in salvo dall’aggressione subita.

In questa ipotesi, dunque, sussistendo un pericolo attuale di un grave danno alla persona, la legge ritiene di non dover punire chi ha commesso il fatto che, solo astrattamente, sembrerebbe essere un reato.  

Reato commesso per necessità: quando non è punibile?

Perché un reato possa non essere punito perché commesso in stato di necessità occorre che ricorrano alcuni presupposti. Secondo la legge, perché si possa davvero parlare di stato di necessità c’è bisogno che sussistano, contemporaneamente, le seguenti condizioni:

  • ci sia bisogno di difendere la propria o l’altrui incolumità fisica da un grave pericolo;
  • il pericolo deve essere serio, non altrimenti evitabile e attuale, nel senso che deve persistere al momento della commissione del fatto;
  • il pericolo non deve essere conseguenza di una condotta precedente dell’agente. E così, colui che ha provocato una persona scatenandone l’ira, non potrà poi giustificare la propria azione, nemmeno se compiuta per evitare la ritorsione provocata;
  • la propria condotta, volta a sfuggire al grave pericolo, deve essere proporzionata al pericolo stesso. Ad esempio, nessuno può uccidere un’altra persona per mettersi in salvo da un furtarello.

Stato di necessità putativo: cos’è?

Prima di passare a vedere quali sono i reati non punibili per necessità vorrei solamente spendere due parole per il cosiddetto stato di necessità putativo. Di cosa si tratta? Te lo dico subito: secondo la legge, una causa di giustificazione opera anche quando colui che ha agito ha commesso il fatto nell’erronea convinzione che ricorresse una causa di esclusione della pena [2].

Caio litiga in maniera animata con Sempronio. Ad un tratto, gli sembra di notare nella tasca di quest’ultimo l’impugnatura di un’arma da fuoco. Temendo che la propria vita sia in imminente pericolo, fa per fuggire ma gli si para casualmente davanti Mevio. A causa del panico, Caio prende per le spalle Mevio e lo scaraventa a terra procurandogli delle lesioni. Si scopre successivamente che Sempronio aveva nella tasca l’arma giocattolo del figlio.

Nell’esempio appena fatto la persona che ha cagionato le lesioni personali lo ha fatto nella convinzione che, se non si fosse sbarazzato di chi gli intralciava la fuga, sarebbe stato sparato dal rivale. In un caso del genere, si potrebbe applicare lo stesso lo stato di necessità anche se, in realtà, l’altra persona non aveva alcuna arma: ciò perché chi ha commesso il fatto ha agito nella convinzione (erronea) di salvarsi da un pericolo grave.

Se, però, l’errore è ingiustificabile, allora si risponderà ugualmente del fatto commesso, ma a titolo di colpa: riprendendo l’esempio sopra riportato, se colui che ha agito si è immaginato la pistola, non potrebbe invocare lo stato di necessità.

Stato di necessità: reati non punibili

Chiarito cosa intenda la legge per stato di necessità e quando sia in grado di giustificare una condotta altrimenti costituente reato, vediamo alcuni esempi concreti tratti dalla giurisprudenza. Di seguito, troverai alcune ipotesi delittuose che sono state valutate dai giudici in rapporto allo stato di necessità.

Ti renderai conto che davvero poche volte la giurisprudenza ha ritenuto applicabile questa scriminante, facendo sì che i reati non punibili per necessità siano davvero un’eccezione. D’altronde, se fosse diversamente, si offrirebbe a molte persone l’occasione di violare la legge senza incorrere in alcuna conseguenza.

Atti osceni in luogo pubblico

Secondo la giurisprudenza [3], la persona costretta a prostituirsi e, quindi, ad esporsi al rischio di compiere il reato di atti osceni in luogo pubblico è giustificata quando sia stata costretta a ciò per il timore che, in caso di disobbedienza, potesse essere esposta a pericolo la vita o l’incolumità fisica dei suoi familiari o la propria.

Secondo la legge, infatti, si configura lo stato di necessità anche nell’ipotesi in cui il fatto costituente reato sia stato commesso dietro minaccia altrui; in tale circostanza, del reato risponde non la persona minacciata (la quale, al contrario, è giustificata dallo stato di necessità) bensì colei che l’ha costretto a commetterlo.

Occupazione di un immobile per necessità

Una delle ipotesi più ricorrenti in giurisprudenza attinente al problema dei reati non punibili per necessità è quello dell’occupazione di un immobile quando nei casi in cui non si abbia un tetto sopra la testa. Sono tantissimi i casi affrontati dai giudici e, quasi sempre, la risposta è stata negativa: chi occupa abusivamente un immobile non può invocare la scriminante dello stato di necessità perché, di solito, non esiste un pericolo imminente per la propria o l’altrui incolumità.

Tuttavia, in qualche occasione la giurisprudenza ha ritenuto che l’occupazione di un immobile per necessità dovesse essere un reato non punibile: ciò accade perché nel concetto di danno grave alla persona rientrano anche situazioni che pongono in pericolo solo indirettamente l’integrità fisica in quanto attentano alla sfera dei beni primari collegati alla personalità, tra i quali deve essere ricompresa anche l’esigenza di un alloggio [4].

Per tali ragioni, i giudici non hanno punito una madre che, trovatasi sola con il proprio figlio, senza poter tornare dal marito col quale condivideva un alloggio insalubre, aveva occupato abusivamente un appartamento dell’Istituto autonomo case popolari.

Furto per necessità

Insieme all’occupazione abusiva di un immobile, l’altro caso più frequente di reato non punibile per necessità è quello di furto. Anche in questa circostanza, i giudici sono poco inclini a riconoscere la scriminante dello stato di necessità: secondo l’orientamento maggioritario, infatti, colui che si trovi privo dei mezzi necessari per poter vivere deve ricorrere agli istituti assistenziali messi a disposizione dallo Stato.

In altre parole, secondo la giurisprudenza prevalente lo stato di necessità non può essere riconosciuto al mendicante che si trovi in ristrettezze economiche, perché la possibilità di ricorrere all’assistenza degli enti istituiti per l’aiuto agli indigenti ne esclude la sussistenza, in quanto fa venir meno gli elementi dell’attualità e dell’inevitabilità del pericolo grave alla persona [5].

Ciononostante, di segno diverso è stata una pronuncia della Suprema Corte di Cassazione nel caso che ha visto come protagonista un senzatetto che aveva rubato in un supermercato due confezioni di formaggio e una di wurstel, per un valore pari a quattro euro. In questo caso, i giudici hanno ritenuto che il fatto non costituisse reato in quanto scriminato dallo stato di necessità: il clochard avrebbe infatti agito per far fronte ad una immediata ed imprescindibile esigenza di alimentarsi [6].

Per sapere di più sul furto commesso in stato di necessità, ti rinvio alla lettura del mio articolo dal titolo Quando rubare è lecito.

Illeciti stradali non punibili per necessità

A conclusione di questo nostro discorso circa i reati non punibili per necessità, vorrei parlarti brevemente degli illeciti stradali che, pur non costituendo reato, non sono ugualmente punibili se commessi per salvare sé o altri da un grave pericolo per la propria incolumità.

La scriminante dello stato di necessità è applicabile non soltanto nel caso di commissione di reati ma anche quando ad essere infrante sono norme che prevedono una sanzione meramente amministrativa, tipo quelle contenute all’interno del Codice della strada.

E così, se ricorre un’urgenza, è possibile eccezionalmente parcheggiare in doppia fila oppure superare i limiti di velocità.

Ad esempio, la Corte di Cassazione [7] ha annullato la multa per eccesso di velocità irrogata al genitore che non rispettava i limiti poiché il piccolo figlio che era con sé non stava bene. Sempre la Suprema Corte, però, con altra sentenza [8], ha ricordato che lo stato di necessità giustifica il superamento dei limiti di velocità solamente se è in corso una patologia grave: nel caso di specie, la Corte ha rigettato il ricorso dell’automobilista che, in preda ai dolori di una colica dovuta da piccoli calcoli renali, aveva di molto superato i limiti (l’automobilista procedeva a 140 km/h laddove il limite era 70) pur di giungere il prima possibile l’ospedale.


note

[1] Art. 54 cod. pen.

[2] Art. 59 cod. pen.

[3] Cass., sent. n. 40270 del 7 ottobre 2015.

[4] Cass., sent. n. 24290 del 4 giugno 2003.

[5] Cass., sent. n. 11863 del 4 dicembre 1995.

[6] Cass., sent. n. 18248 del 02.05.2016.

[7] Cass., ord. n. 30878 del 29.11.2018.

[8] Cass., sent. n. 20121 del 24.09.2014.

Autore immagine: Pixabay.com


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube