Aumento dell’Iva: quanto ci costa?

11 Agosto 2019 | Autore:
Aumento dell’Iva: quanto ci costa?

Quale sarà l’impatto su consumatori ed esercenti dell’incremento dell’imposta a causa della crisi di governo? Che succederà con le accise sui carburanti?

Tra le conseguenze più preoccupanti della crisi di governo innescata dalla Lega c’è l’aumento dell’Iva. Logica conseguenza dei tempi più che incalzanti per elaborare ed approvare una legge di bilancio rispettando tutte le scadenze da qui alla fine dell’anno. Proprio per questo, come abbiamo spiegato nell’articolo Ora l’aumento Iva è più probabile, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella potrebbe imboccare la via di un governo di transizione che si occupi di sistemare la manovra prima di convocare elezioni anticipate. Mossa tutt’altro che semplice, visto che quasi tutti i gruppi parlamentari hanno manifestato la volontà di andare alle urne.

A questo punto, potrebbe essere inevitabile che scattino le clausole di salvaguardia, cioè le misure che vengono applicate al mancato raggiungimento degli obiettivi di bilancio. Queste clausole prevedono l’aumento dell’Iva al 25,5% nel 2020 e al 26,5% nell’anno successivo nel caso in cui venga superato il rapporto deficit/Pil stabilito dall’Unione europea. In altre parole: o saltano fuori in poco tempo 23 miliardi di euro, o sarà inevitabile reperirli con l’aumento dell’Iva (ma anche delle accise sui carburanti). Quanto ci costa e che cosa si rischia?

Per dirla in estrema sintesi: con l’aumento dell’Iva si rischia un vistoso calo del potere di acquisto degli italiani e, a cascata, un duro colpo al settore produttivo e del commercio. Non a caso, alcune delle principali associazioni dei consumatori e degli esercenti non nascondono le proprie preoccupazioni. Vediamo.

Aumento dell’Iva: l’impatto sui consumatori

Con l’aumento dell’Iva ordinaria dal 22% al 25,5% e di quella ridotta dal 10% al 13% a partire dal 1° gennaio 2020, la prima considerazione che viene spontanea è che non viene mantenuta la promessa di abbassare le tasse ai cittadini. Discorsi politici a parte, però, le conseguenze per i cittadini (o meglio, per i loro portafogli e per il loro tenore di vita) potrebbero essere molto pesanti. Tenendo conto che nel 2021, l’imposta sul valore aggiunto arriverebbe al 26,5%. Significa che tutto sarà più caro del 3-3,5% il prossimo anno e fino al 4,5% nel 2021.

E quando si dice «tutto» significa «tutto». Il Codacons fa qualche esempio: «i rincari – si legge in una nota del Comitato per la difesa dei consumatori – toccheranno ogni aspetto della nostra vita. Costerà di più fare colazione al bar o a casa, comprare spazzolino e dentifricio per lavarsi i denti, fare la pausa pranzo se non si ha la mensa o il ticket, andare da parrucchiere o trascorrere una serata al cinema o in pizzeria con la famiglia o con gli amici». Tenendo conto che l’aumento dell’Iva interesserà anche le bollette di acqua, luce, gas e telefono.

All’aumento dell’Iva – ricorda il Codacons – bisogna aggiungere, però, quello delle accise sui carburanti, con un gettito stimato pari a 400 milioni di euro. Insomma, benzina e gasolio più cari, per essere concreti.

In conclusione: quanto costerà ai cittadini l’aumento dell’Iva, aggiungendo anche quello dei carburanti? Secondo il Codacons, a parità di consumi e nel biennio 2020-2021, attorno a 1.200 euro l’anno a famiglia. Per alcuni, sarebbe come prendere uno stipendio in meno all’anno.

Aumento dell’Iva: l’impatto sugli esercenti

Se gli italiani, a causa dell’aumento dell’Iva, consumeranno di meno, i primi a pagarne le conseguenze saranno inevitabilmente gli esercenti, che già prima della crisi di governo lamentavano una flessione nei consumi interni.

L’allarme lanciato dal presidente di Confesercenti Patrizia De Luise parla chiaro: molte imprese sono riuscite ad assorbire i precedenti rincari dell’Iva, ma questa volta potrebbero non farcela. Così, le previsioni della confederazione che riunisce gli addetti ai lavori prevede che 1 esercizio di vicinato su 4 chiuda l’anno con il bilancio in rosso e che 2 attività su 10 si veda costretta a ridurre la forza lavoro. Questo significa, ovviamente, che qualcuno diventerà disoccupato.



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