Crisi di governo: no urne, si apre l’ipotesi M5S-PD

11 Agosto 2019
Crisi di governo: no urne, si apre l’ipotesi M5S-PD

Grillo e Renzi parlano le stesse parole ma ancora non si sono seduti al tavolo delle trattative. 

Crisi di Governo: cresce il fronte del «no elezioni anticipate». A volere un governo di transizione sono ora sia Grillo che l’ex premier Matteo Renzi. Pur di arginare Salvini, i due starebbero pensando a un esecutivo “ponte” per portare a termine la riforma sul taglio dei parlamentari e, soprattutto, una legge di bilancio che eviti agli italiani l’aumento dell’Iva.

Anche se i due partiti restano ancora sostanzialmente divisi e non risultano trattative ufficiali, entrambi hanno dichiarato, in separata sede, il loro veto alle urne.

Da un lato, ieri Grillo è tornato in campo per smuovere il Movimento e – sicuramente in questo è un maestro – lo ha fatto con parole appassionate, quasi un richiamo alla guerra: «Dobbiamo fare dei cambiamenti? Facciamoli subito, altro che elezioni, salviamo il paese dal restyling in grigioverde dell’establishment, che lo sta avvolgendo! Come un serpente che cambia la pelle. E che l’estate ci illumini, in alto i cuori!», ha concluso.

Dall’altro lato Matteo Renzi ha tutta l’intenzione di creare un proprio partito, staccato dal Pd di Zingaretti, a sua volta ancora molto diviso all’interno e soprattutto contrario ad intese con i Cinque Stelle. Ed è proprio Renzi, che ancora controlla o influenza la maggioranza dei gruppi parlamentari, che ha pubblicamente messo la faccia sulla proposta choc: «Visto che si dovrà votare a inizio 2020, perché non esiste rischiare l’esercizio provvisorio per stare ai diktat di Salvini, quello che serve è una sfida istituzionale per salvare il Paese dall’aumento dell’Iva e dal prevedibile crollo dei mercati».

L’ex premier ha deciso di uscire allo scoperto, sfidando la linea ufficiale di Nicola Zingaretti del “no a governi alternativi e del voto subito”, per mettere fine alle voci incontrollate che rischiavano di far passare la sua proposta come un’operazione sottobanco per accordarsi con il M5S. In ballo non c’è un formale accordo politico, sottolinea Renzi, fuori discussione con gli avversari pentastellati (tanto più che Conte lo ha definito «un pessimo premier»), ma solo un governo  transitorio per evitare l’esercizio provvisorio e il caos sui mercati. Insomma un accordo tra M5S e il Pd di Renzi (che forse non si chiamerà neanche più Pd).

Renzi stamattina rincara la dose e dichiara: Il Governo gialloverde ha fallito, miseramente. Oggi potremmo cullarci nel ritornello: ‘Noi lo avevamo detto’. Il tempo è stato galantuomo davvero. Ma un leader non può solo commentare ciò che accade: deve dare una visione. Anche quando può creare polemica o divisione: “If you decide, you divide”, mi ha insegnato Barack Obama”.

Anche lui si distacca dalla scelta delle elezioni anticipate: “Io – scrive ancora l’ex segretario Pd – ritengo che andare a votare con questo sistema istituzionale, con questo ministro dell’interno, con il rischio dell’aumento dell’IVA sia assurdo. Faccio un appello a tutte le forze politiche – quelle più vicine e quelle più lontane, ma tutte – perché prevalga il senso delle istituzioni”, sottolinea. “Per chi come noi pensa prima all’Italia che alla Ditta è il momento di dare una mano: una mano per evitare l’aumento delle tasse con un esecutivo istituzionale che impedisca la crisi economica e finanziaria. Sappiamo come gestire i conti pubblici, non sarà – promette – una manovra lacrime e sangue”.

 Poi l’attacco diretto al leader della Lega: “Salvini ha preso il 17% e vuole decidere tutto da solo: non funziona così. E non ha senso trasformare l’Italia in un campo di battaglia per chi si odia. Prima mettiamo in sicurezza il nostro meraviglioso Paese, poi confrontiamoci in campagna elettorale e che vinca il migliore”, conclude.

Intanto dalla Lega Salvini ridicolizza l’ipotesi di un accordo tra Pd e M5S: «Un governo Renzi – Di Maio assieme? Roba da disperati» ed interviene anche il vicesegretario Giorgetti, per il quale la possibilità di un accordo di governo tra Pd e M5S è “politicamente parlando, pura fantascienza”. Giorgetti non vede altro sbocco se non le nuove elezioni: « La palla è nel campo del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Però la crisi è evidente, il governo non c’è più, la maggioranza nemmeno quindi mi sembra ovvio che si debba dare la parola agli elettori. Le liturgie servono, vero, ma talvolta anche a perdere tempo. Meglio andare a votare evitando giochi di palazzo, tentativi di galleggiare e altri incomprensibili formule. Prima si fanno le elezioni e prima ci sarà un governo legittimato dal voto. Sarà il nuovo governo a decidere che cosa fare».

Sull’aumento dell’Iva, poi, Giorgetti respinge con decisione l’illazione che alla Lega potrebbe convenire lasciare a altro il compito di fare l’inevitabile (e impopolare) manovra finanziaria “lacrime e sangue” e afferma: «Governare significa prendersi delle responsabilità. Noi siamo pronti a farlo e l’abbiamo dimostrato».

Insomma, con le proposte arrivate oggi si ampliano le possibilità alternative alle elezioni anticipate. Tutti si dichiarano pronti ad andare al voto, ma molti propongono vari modi per evitarlo. Così non è affatto scontato che Conte si avvii alla sfiducia ed è invece possibile che trovi, in extremis, una nuova maggioranza a sorreggerlo.



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