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Posso versare un assegno su un conto non mio?

11 Agosto 2019
Posso versare un assegno su un conto non mio?

Come incassare un assegno: far transitare il denaro sul conto corrente di un’altra persona presenta un ostacolo e un grosso rischio fiscale.

Hai ricevuto un assegno bancario da una persona che doveva pagarti alcuni debiti. Senonché l’importo è piuttosto elevato e non vuoi che, versandolo sul conto corrente, l’operazione possa generare sospetti e controlli da parte della Guardia di Finanza o dell’Agenzia delle Entrate. Ti sei deciso quindi a far transitare il denaro sul conto di tua moglie o di un tuo familiare privo di redditi il quale, proprio per ciò, potrebbe risultare “sconosciuto” al fisco. Hai però il sospetto che non si possa fare e che la banca possa impedirtelo. Così ti rivolgi allo sportellista dipendente dell’istituto di credito e, porgendogli il titolo di credito, gli chiedi: posso versare un assegno su un conto non mio? Ecco cosa ti risponderà.

Assegno bancario: come funziona?

L’assegno bancario è un titolo di credito al portatore: chiunque cioè in possesso di tale documento può esigerne il pagamento dalla banca. In realtà, questa funzione è venuta via via meno e ora tutti gli assegni sono nominativi: non possono cioè essere trasferiti a terzi (cosa che un tempo si faceva tramite la cosiddetta “girata”). Dunque solo il creditore, il cui nome e cognome sono indicati sull’assegno stesso, può incassare il denaro. Egli non può più, a sua volta, cedere il titolo come se fosse moneta circolante. Ecco perché, su tutti gli assegni, trovi oggi la dicitura «non trasferibile».

Il dipendente addetto alla cassa dell’istituto di credito, nel momento in cui gli viene presentato l’assegno per l’incasso, è chiamato a verificare innanzitutto se la firma apposta sul titolo è quella del titolare del carnet degli assegni (firma che viene depositata presso la banca al momento del rilascio del blocchetto). Il controllo deve essere fatto senza l’ausilio di strumenti tecnici, ma a semplice vista, ossia ad occhio nudo. Solo una palese difformità, quindi, renderebbe responsabile la banca per il pagamento di un assegno con firma falsa.

Il creditore in possesso dell’assegno può chiedere i soldi sia in contanti che con accredito diretto sul proprio conto corrente. L’entità dell’importo da riscuotere non vincola la scelta: si può cioè ottenere una somma in contanti anche di oltre cinquemila euro. Difatti l’operazione, avvenendo per il tramite dello sportello, resta comunque tracciabile, con ciò non contravvenendo agli obblighi di legge sul riciclaggio del denaro.

Come incassare un assegno

Incassare un assegno è un’operazione molto semplice. Devi recarti presso la banca ove hai acceso il conto corrente o presso quella del conto di colui che ha emesso il titolo. Naturalmente dovrai portare con te l’assegno e un documento di identità. Dovrai poi consegnare il titolo allo sportellista. Poiché questi non ti rilascerà alcuna copia, ti consiglio di farti un duplicato con una normale macchina fotocopiatrice, tanto al fine di tenere traccia dell’operazione e ricordartene anche a distanza di molti anni.

La legge pone dei termini entro cui incassare l’assegno. Il rispetto di tali termini però non pregiudica la possibilità di chiederne il pagamento anche in un momento successivo; l’unico effetto di un incasso tardivo è che, se nel frattempo il debitore dovesse revocare alla propria banca l’ordine di pagamento dell’assegno, potrebbe ben farlo e tu resteresti con in mano solo una “promessa di pagamento” (con la quale potresti tutt’al più chiedere un decreto ingiuntivo in tribunale).

Il termine per chiedere il pagamento dell’assegno senza che possa intervenire prima la revoca del titolare del conto è di

8 giorni se l’assegno viene emesso “su piazza”, ossia se il luogo ove viene incassato è lo stesso Comune ove l’assegno è stato emesso dal debitore (luogo indicato sull’assegno stesso).

Mario emette un assegno in favore di Vittorio. La banca di Mario è a Viterbo. Vittorio è anch’egli di Viterbo e lì si reca, presso il proprio sportello, per chiedere l’incasso dell’assegno. Vittorio ha quindi otto giorni di tempo per procedere al pagamento del titolo. Dal nono giorno in poi, Mario potrebbe revocare l’assegno.

15 giorni se l’assegno viene emesso “fuori piazza” ossia viene incassato in un Comune diverso da quello di emissione.

Luca invia a Romolo un assegno per il tramite di una raccomandata. Romolo si trova in una diversa città rispetto a Luca. Pertanto ha 15 giorni di tempo per riscuotere il titolo.

Il termine di 8 o 15 giorni si calcola a partire non dal giorno in cui ricevi l’assegno, ma da quello di emissione (é scritto sull’assegno, in alto, vicino al luogo).

Assegno bancario: si può versare su un conto corrente di altri?

L’assegno non trasferibile può essere incassato solo dal creditore, beneficiario dell’assegno medesimo (meglio detto “prenditore”). È pertanto necessario che l’assegno sia versato esclusivamente sul conto di questi. L’assegno bancario non trasferibile non può essere versato sul conto corrente di un’altra persona.

C’è da dire che, seppure per legge devono essere “non trasferibili” solo gli assegni da mille euro in su, ormai la clausola di “non trasferibilità” è apposta su tutti i carnet di assegni e chi ne vuole uno senza tale limite deve farne apposita richiesta al proprio istituto di credito impegnandosi a non trasferire più di mille euro per titolo.

Detto ciò, se vuoi versare un assegno sul conto corrente di un’altra persona puoi, al limite, chiedere che, dopo l’incasso sul tuo conto, la somma venga stornata sul conto di un terzo soggetto. Si tratta quindi di un’operazione a tre: il denaro viene prima fatto transitare sul conto del beneficiario e poi su quello del terzo.

Luigi incassa un assegno rilasciatogli da Esmeralda. Luigi vorrebbe accreditare l’importo sul conto del proprio padre, Saverio. La sua banca farà quindi un primo accredito della somma sul conto di Luigi e poi, da questo, farà un bonifico sul conto di Saverio.

Di tale circolazione resterà sempre traccia nelle movimentazioni dei rispettivi rapporti bancari e, quindi, un controllo rivelerà la “triangolazione” senza possibilità di oscurarla.

L’accredito dell’assegno su conto altrui peraltro reca un altro problema per il terzo titolare del “conto di favore”: l’Agenzia delle Entrate – in grado di rilevare l’accredito grazie all’Anagrafe dei conti correnti – potrebbe sempre chiedergli (entro cinque anni da quello successivo all’operazione) a che titolo è avvenuto tale pagamento; e, in assenza di giustificazioni valide e scritte, potrebbe ritenere che si tratta di “nero”, un compenso cioè sottratto all’imposizione. «Evasione fiscale», per dirla con un’unica parola. Scatterebbe quindi un accertamento, il recupero a tassazione delle somme e l’applicazione delle sanzioni.



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