Più gravi le offese a chi svolge funzioni pubbliche

12 Agosto 2019 | Autore:
Più gravi le offese a chi svolge funzioni pubbliche

Il reato di oltraggio c’è anche a scuola, negli ospedali, sui treni e in molti altri casi: il Decreto sicurezza bis impedisce la non punibilità.

Con il Decreto sicurezza bis, approvato in via definitiva e ora diventato legge [1],diventano più gravi le offese a chi svolge funzioni pubbliche: le categorie “protette” dagli insulti o da atti di violenza o minaccia, cioè i pubblici ufficiali, non sono solo poliziotti e appartenenti alle forze dell’ordine come comunemente si pensa, ma anche – e forse soprattutto, vista la quantità e varietà delle figure coinvolte – insegnanti, controllori dei biglietti sui treni, medici di strutture pubbliche, funzionari comunali, dipendenti dell’Agenzia Entrate.

Anche loro, infatti, rientrano a pieno titolo nella categoria dei pubblici ufficiali; così, pronunciare un “vaffa” o un insulto analogo nei loro confronti costituisce reato di oltraggio [2] per il quale, d’ora in poi, sarà impossibile ricorrere alla non punibilità per particolare tenuità del fatto [3]. In pratica, ai giudici sarà vietato applicare questa esimente alla quale sinora si era fatto ampio ricorso. Avevamo parlato di questi aspetti il mese scorso, al momento della presentazione degli emendamenti che ora sono stati approvati e trasformati in legge: niente più giustificazioni per il reato di oltraggio a pubblico ufficiale.

Infatti, il reato di oltraggio a pubblico ufficiale era già previsto dalla legge vigente (era stato abrogato nel 1999 ma poi reintrodotto nel 2009) e con sanzioni severe (fino a 3 anni di reclusione), ma in pratica, soprattutto nei casi di offese lievi attraverso frasi volgari ed isolate, i comportamenti non venivano puniti perché si applicava questa esimente della particolare tenuità del fatto. Il Decreto sicurezza bis è intervenuto proprio per impedire tale possibilità ed ha stabilito che l’offesa non possa essere ritenuta di particolare tenuità quando il reato di violenza, minaccia, resistenza o oltraggio è commesso nei confronti di un pubblico ufficiale nell’esercizio delle proprie funzioni, cioè mentre sta svolgendo il suo lavoro e a causa di esso. Ad esempio, insultare un medico di pronto soccorso è reato ed a certe condizioni anche insultare l’insegnante è reato.

Il fatto è che la categoria dei pubblici ufficiali è molto ampia e non comprende solo gli appartenenti alle forze dell’ordine, a tutela delle quali si è voluto introdurre la nuova norma: essa «include un ampio numero di funzionari pubblici, statali, regionali, provinciali e comunali nonché soggetti privati che svolgono pubbliche funzioni, rientranti in varie e articolate categorie». Queste parole sono del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che la scorsa settimana, nel promulgare la legge, ha scritto un’apposita lettera ai presidenti della Camera e del Senato invitandoli a rivedere questi aspetti «che suscitano rilevanti perplessità».

Mattarella stesso, nel messaggio, ha fornito una chiara esemplificazione di quanti e quali siano questi soggetti coinvolti: «i vigili urbani, gli addetti alla viabilità, i dipendenti dell’Agenzia delle Entrate, gli impiegati degli uffici provinciali del lavoro addetti alle graduatorie del collocamento obbligatorio, gli ufficiali giudiziari, i controllori dei biglietti di Trenitalia, i controllori dei mezzi pubblici comunali, i titolari di delegazione dell’Aci allo sportello telematico, i direttori di ufficio postale, gli insegnanti delle scuole, le guardie ecologiche regionali, i dirigenti di uffici tecnici comunali, i parlamentari».

Il presidente della Repubblica si è dichiarato perplesso sulla scelta legislativa del Decreto sicurezza bis perché «impedisce al giudice di valutare la concreta offensività delle condotte poste in essere, il che, specialmente per l’ipotesi di oltraggio a pubblico ufficiale, solleva dubbi sulla sua conformità al nostro ordinamento e sulla sua ragionevolezza nel perseguire in termini così rigorosi condotte di scarsa rilevanza e che, come ricordato, possono riguardare una casistica assai ampia e tale da non generare allarme sociale».

Per il capo dello Stato, dunque, è irragionevole non prevedere la possibilità per il giudice di applicare la lieve entità in vari casi in cui si arrivi, in un momento di rabbia, ad un diverbio oltraggioso nei confronti di un esponente di una qualsiasi delle categorie indicate, quando il fatto è di scarsa rilevanza e tale da non generare “allarme sociale”.

Intanto, però, il Decreto è diventato legge vigente e va osservata; toccherà al Parlamento valutare, in un futuro più o meno prossimo, se e in che modo dare seguito a queste osservazioni presidenziali. Con l’attuale crisi di governo in corso e la prospettiva di elezioni anticipate, è molto probabile che le raccomandazioni di Mattarella non vengano considerate urgenti e finiscano sul lungo elenco delle cose a cui porre mano (forse) in un momento successivo e probabilmente lontano nel tempo.

Intanto, un effetto delle nuove norme è certo: l’opinione pubblica ha colto che c’è stato un segnale di maggiore severità su fatti che sinora erano rimasti impuniti in molti casi e adesso comprende che ciò che non si può dire ad un poliziotto vale anche per un insegnante, un medico o un controllore di Trenitalia. Come ha osservato il quotidiano Italia Oggi in edicola stamani, dopo anni di depenalizzazioni lo Stato torna a pretendere rispetto per coloro che indossano una divisa o svolgono funzioni a favore della collettività.

note

[1] Legge n.77 del 8 agosto 2019  (Conversione in legge, con modificazioni, del D.L. 14 giugno 2019, n. 53, recante disposizioni urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica) pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 186 del 9 agosto 2019.

[2] Art. 341 bis Cod. pen.

[3] Art. 131 bis Cod. pen.


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