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La verificazione della scrittura privata

29 Agosto 2019 | Autore:
La verificazione della scrittura privata

Sottoscrizione di un documento: cos’è e qual è il suo valore legale? Disconoscimento di scrittura: cos’è e come funziona? Istanza di verificazione: come si fa?

La scrittura privata è quel documento che due o più parti decidono di sottoscrivere per regolare una determinata situazione giuridica, come ad esempio una compravendita o una locazione immobiliare. Apponendo le firme in calce alla scrittura, le parti fanno proprie le dichiarazioni ivi contenute: in altre parole, se sottoscrivi un documento preparato da un’altra persona, la tua firma farà sì che il contenuto del documento sia attribuibile esclusivamente a te. Con questo articolo vorrei parlarti della verificazione della scrittura privata.

Per il diritto, una scrittura privata ha valore solamente se utilizzata contro la parte che l’ha sottoscritta; in altre parole, nessuno può dimostrare un proprio diritto fondandolo su una scrittura privata firmata solamente da lui. È ovvio: se scrivi su un foglio che Tizio ti deve mille euro, il giudice non ti potrà riconoscere il credito perché Tizio non l’ha firmato. Ebbene, la parte contro cui si fa valere il documento può disconoscere la scrittura privata, cioè asserire di non aver firmato alcunché. In casi del genere, chi intende valersi dell’atto disconosciuto deve chiedere la verificazione della scrittura privata, altrimenti del documento non se ne potrà fare nulla. Proseguendo nella lettura, ti spiegherò cos’è e come funziona la verificazione come conseguenza del disconoscimento di una scrittura privata.

Scrittura privata: cos’è?

Per scrittura privata si intende qualsiasi documento redatto per iscritto (anche se con mezzi meccanici e anche se formato, in tutto o in parte, da un terzo) e sottoscritto dalle parti con firma autografa. In buona sostanza, come anticipato in premessa, la scrittura privata è quell’atto il cui contenuto, seppur già predisposto, sia attribuibile ad una o più persone mediante la sottoscrizione.

La scrittura privata può essere redatta di proprio pugno oppure da una terza persona, anche attraverso appositi software di scrittura: esempio classico sono i prestampati che le assicurazioni o le società fornitrici delle utenze domestiche fanno sottoscrivere ai propri clienti. Ecco, in casi del genere, sebbene il contenuto sia interamente predisposto, la sottoscrizione fa sì che chi apponga la firma accetti tutto ciò che c’è scritto, come se l’avesse scritto lui.

La sottoscrizione della scrittura privata

Affinché abbia valore legale, elemento fondamentale della scrittura privata è la sottoscrizione che, come già ampiamente spiegato, può essere apposta anche da colui che non ha formato materialmente l’atto. La firma è la condizione di riconducibilità di un atto ad un soggetto: senza di essa, la scrittura privata è priva di valore legale, nel senso che non può essere prodotta validamente in giudizio per far valere un proprio diritto.

Riprendendo ciò che era stato anticipato nell’introduzione, poi, una scrittura privata può essere fatta valere in giudizio solamente se la sottoscrizione è attribuibile alla controparte, in quanto nessuno può provare un proprio diritto adducendo una dichiarazione da sé sottoscritta.

Tizio, avvocato di Caio e Sempronio, prepara una transazione da far sottoscrivere ad entrambi in modo da porre fine ad una lite sorta tra i due.

Mevio ha un credito di duemila euro nei confronti di Filano. Mevio ha preparato una scrittura privata per farla sottoscrivere a Filano ove si afferma che il debito verrà pagato entro due mesi. Filano rifiuta di firmare e Mevio lo cita in giudizio allegando, a fondamento della propria pretesa, il modello di scrittura che aveva preparato per Filano ma che questi ha rifiutato di firmare.

Gli esempi appena fatti possono aiutare a comprendere quanto detto sinora: nel primo caso, la scrittura privata (transazione), seppur preparata dall’avvocato, è attribuibile ai clienti che, consapevolmente, l’hanno firmata, approvandone il contenuto e facendolo proprio; nel secondo caso, invece, è evidente che la scrittura privata non ha alcun valore di prova, visto che l’atto non è firmato dalla controparte.

Il valore probatorio della scrittura privata

La verificazione della scrittura privata è inscindibilmente legata al problema del valore probatorio della stessa. Secondo la legge [1], la scrittura privata sottoscritta fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza delle dichiarazioni da chi l’ha sottoscritta, se colui contro il quale la scrittura è prodotta ne riconosce la sottoscrizione, ovvero se questa è legalmente considerata come riconosciuta.

In pratica, la legge dice che contro una scrittura privata è possibile difendersi disconoscendone espressamente la sottoscrizione. Con il disconoscimento della scrittura privata si ottiene di poter (momentaneamente) invalidare il contenuto dell’atto che una parte oppone all’altra.

Tizio cita in giudizio Caio sulla base di una scrittura privata sottoscritta da quest’ultimo ove si afferma l’impegno a restituire la somma di tremila euro. Caio, alla prima udienza o nel primo scritto difensivo utile, disconosce la scrittura privata, asserendo che la firma in calce al documento non è sua.

Nell’esempio appena esposto si comprende come possa essere paralizzato il valore probatorio di una scrittura privata mediante il suo disconoscimento: la parte contro cui viene fatta valere deve tempestivamente affermare di non aver sottoscritto l’atto e, quindi, che la sottoscrizione è falsa. Ovviamente, il disconoscimento della scrittura privata e della relativa sottoscrizione può essere fatta in giudizio dall’avvocato.

Verificazione della scrittura privata: cos’è?

La verificazione della scrittura privata è l’antidoto contro il suo disconoscimento: con essa, infatti, la parte che ne ha interesse cerca di “riabilitare” l’atto dimostrando che la sottoscrizione è riconducibili alla controparte che l’ha disconosciuta.

La legge dice [2] che la parte che intende valersi della scrittura disconosciuta deve chiederne la verificazione, proponendo i mezzi di prova che ritiene utili e producendo o indicando le scritture che possono servire di comparazione.

Sempronio ottiene un decreto ingiuntivo contro Mevio per la somma di cinquemila euro. Mevio propone opposizione entro quaranta giorni, adducendo nella propria memoria difensiva la falsità della scrittura privata prodotta da Sempronio ove Mevio riconoscerebbe il proprio debito. Sempronio si difende producendo altra documentazione firmata da Mevio per comparare le grafie, oltre che invitare la controparte a comparire in giudizio affinché il giudice possa verificare di persona la sottoscrizione di Mevio.

Come si propone l’istanza di verificazione?

Abbiamo detto che la verificazione serve ad accertare la paternità della scrittura privata disconosciuta dalla parte contro la quale è stata prodotta in giudizio; senza di essa, il giudice potrebbe intendere l’atto sottoscritto definitivamente disconosciuto, rendendone così impossibile l’utilizzo alla parte interessata.

Il procedimento di verificazione può essere proposto, oltre che in via incidentale, cioè all’interno di un procedimento già instaurato mediante dichiarazione resa a verbale o ricorso, anche in via principale con atto di citazione: in questo caso, però, la parte che propone la domanda deve dimostrare di avervi interesse, ad esempio perché intende servirsi della scrittura come prova in eventuali futuri giudizi o come titolo per trascrizioni o iscrizioni.

Verificazione: come si fa?

Per accertare l’autenticità della firma, la parte che ha prodotto il documento disconosciuto può avvalersi di mezzi di prova idonei allo scopo: può, pertanto, produrre atti sui quali v’è indubitabilmente la firma della controparte, in modo da poter effettuare una comparazione, oppure chiedere che l’interessato si presenti innanzi al giudice per firmare in sua presenza e consentire la comparazione della sottoscrizione con quella presente all’interno del documento disconosciuto.

Dice la legge che il giudice istruttore può ordinare alla parte di scrivere sotto dettatura, anche alla presenza di un consulente tecnico competente in materia (perito calligrafico). Se la parte invitata a comparire personalmente non si presenta o rifiuta di scrivere senza giustificato motivo, la scrittura si può ritenere riconosciuta [3]

Il codice di procedura civile [4] afferma inoltre che, quando è chiesta la verificazione, il giudice dispone le cautele opportune per la custodia del documento disconosciuto, stabilisce il termine per il deposito in cancelleria delle scritture di comparazione, nomina, quando occorre, un consulente tecnico e provvede alla ammissione delle altre prove.

Nel determinare le scritture che debbono servire di comparazione, il giudice ammette, in mancanza di accordo delle parti, quelle la cui provenienza dalla persona che si afferma autrice della scrittura è riconosciuta oppure accertata per sentenza di giudice o per atto pubblico

Fondamentale può essere, ai fini della verificazione della firma, la perizia grafologica di un esperto nominato direttamente dal giudice: di solito si ricorre a questo strumento quando la comparazione con altre scritture private o gli altri mezzi di prova non diano i risultati sperati.

Ad ogni modo, il perito calligrafico deve necessariamente avvalersi delle scritture di comparazione indicate dal giudice o dalle parti in accordo. In caso contrario la ctu è nulla, pur se la nullità può essere sanata se non dedotta dalla parte che ne abbia interesse nella prima istanza o nella prima difesa immediatamente successive al deposito della consulenza.

Conseguenze della verificazione

L’istanza di verificazione può concludersi con esito negativo, se il disconoscimento viene confermato e, quindi, l’atto non è riconducibile alla parte cui era stato ingiustamente imputato, oppure con esito positivo se, al contrario, si riesce a ricondurre la sottoscrizione alla parte che l’aveva disconosciuta.

Di conseguenza:

  • se dalla verificazione emerge che la sottoscrizione o la scrittura provengono dalla parte che l’ha disconosciuta, quest’ultima può essere condannata al pagamento di una pena pecuniaria e l’atto potrà essere utilizzato contro di lui nel procedimento;
  • se dalla verificazione emerge, al contrario, che la scrittura privata non è imputabile alla parte che l’ha disconosciuta, colui che l’ha prodotta in giudizio non potrà più avvalersene a proprio beneficio.

note

[1] Art. 2702 cod. civ.

[2] Art. 216 cod. proc. civ.

[3] Art. 219 cod. proc. civ.

[4] Art. 217 cod. proc. civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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