Salute e benessere | Articoli

Fumo passivo da sigaretta elettronica: è dannoso?

19 Agosto 2019 | Autore:
Fumo passivo da sigaretta elettronica: è dannoso?

I vapori dell’e-cig provocano le stesse malattie della sigaretta tradizionale? E, in caso di danno, si può chiedere un risarcimento?

Si sa che il fumo non fa male soltanto a chi lo aspira direttamente dalle sigarette ma anche a chi sta vicino ai fumatori. In pratica, è come se chi non ha mai preso il vizio e tiene alla propria salute si facesse fuori una parte del pacchetto di sigarette che il familiare, l’amico o il collega fumano durante il giorno. Basti pensare che, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), ogni anno 6 milioni di persone perdono la vita a causa del tabacco e 600mila muoiono per lo stesso motivo senza avere mai toccato una sigaretta. Oggi, però, che c’è un’ampia diffusione dei vaporizzatori tra chi non vuole o non riesce a rinunciare a «fare qualche tiro» e alla sua razione di nicotina, ci si chiede: il fumo passivo da sigaretta elettronica è dannoso?

Tecnicamente, ci si interroga se il fumo che esce dai vaporizzatori sia in grado di provocare danni a chi non fuma oppure se si tratti di semplice vapore aromatizzato innocuo per i polmoni altrui. Ci si pone questa domanda visto che in alcuni luoghi al chiuso l’e-cig è, comunque, vietata. È forse la prova che il fumo passivo da sigaretta elettronica è dannoso?

In realtà, non è una risposta semplice da dare, perché non c’è una certezza «al di fuori di ogni ragionevole dubbio», come si direbbe in un processo, del fatto che il vapore dell’e-cig faccia male a chi non lo aspira direttamente. Una certezza che esiste con le sigarette tradizionali, così come con il fumo da pipa o da sigaro.

Da una parte è vero, secondo alcuni studi, che la sigaretta elettronica sprigiona diverse sostanze in grado di provocare delle irritazioni alle vie respiratorie e, se si è esposti frequentemente e a lungo, di causare anche asma o infiammazioni al naso o ai bronchioli. Dall’altra, però, non ci sono delle prove che il fumo passivo della sigaretta elettronica sia dannoso come quello della sigaretta normale. Vediamo perché.

Fumo passivo: quali danni provoca?

Il fenomeno non va sottovalutato. Secondo l’Associazione italiana Oncologia Medica, un italiano su quattro è esposto costantemente al fumo passivo. E questo perché il 71% dei fumatori ammette di accendere e di consumare la sigaretta in un luogo chiuso, come ad esempio in casa o in auto. Il che può avere delle conseguenze devastanti anche per chi la sigaretta l’ha sempre odiata.

Gli esperti sostengono che il fumo passivo sia il maggiore fattore inquinante degli ambienti chiusi e che provochi, come abbiamo accennato, oltre 600mila decessi ogni anno in tutto il mondo. Persone che muoiono prevalentemente di cancro, per giunta acquisito da chi ha la brutta abitudine di fumare vicino agli altri. La maggior parte dei tumori si focalizzano sui polmoni, ma il fumo, diretto o passivo che sia, può provocare altre neoplasie come il cancro al seno, al collo dell’utero, al pancreas o alla vescica.

Fumo passivo: che cos’è la sigaretta elettronica?

Che cosa viene esalato nell’aria da chi fa uso della sigaretta elettronica e quali possono essere gli effetti sui non fumatori che stanno vicino a chi la utilizza? C’è un rischio concreto legato al fumo passivo anche in questo caso?

Questo dispositivo, utilizzato da chi vorrebbe smettere di fumare o da chi vuole mantenere il vizio di aspirare del fumo – seppur sintetico – riducendo il danno delle sigarette tradizionali, permette di inalare del vapore aromatizzato che contiene quantità variabili di nicotina, di solito tra 6 e 24 milligrammi, a seconda del grado di dipendenza del fumatore.

Il vapore raggiunge le vie respiratorie senza le sostanze provocate dalla combustione del tabacco e della carta che avvolge le normali sigarette.

La sigaretta elettronica, di solito, è composta da tre elementi:

  • l’inalatore, cioè la cartuccia che contiene il liquido;
  • l’atomizzatore, vale a dire il dispositivo che scalda il liquido e lo trasforma in vapore;
  • la batteria che alimenta l’atomizzatore.

Fumo passivo: anche la sigaretta elettronica è dannosa?

Premesso che l’abitudine migliore sarebbe quella di smettere di fumare qualsiasi cosa, il fumo passivo da sigaretta elettronica non sarebbe così dannoso come quello della sigaretta tradizionale, della pipa o del sigaro. Ad oggi, infatti, non esistono prove concrete che dimostrino degli effetti nocivi sulla salute provocati dai vapori emanati dall’e-cig. O, almeno, non così gravi.

La sostanza che produce il fumo sintetico è il glicole propilenico, cioè la stessa che viene usata ad esempio nelle discoteche o nei concerti per produrre l’effetto speciale del fumo sulla pista o sul palcoscenico. Tuttavia, inalare in modo prolungato questa sostanza può causare irritazione delle vie aeree e tosse. In casi estremi, si può arrivare all’asma o alla rinite, cioè all’infiammazione delle vie aeree superiore.

Gli altri «ingredienti» aspirati con la sigaretta elettronica sono gli aromi. Non è detto che siano dannosi, ma anche questi possono provocare delle irritazioni quando vengono inalati caldi. Uno di questi è il diacetile, usato ad esempio nella produzione del burro. Un aroma sicuro, certamente, ma che se inalato spesso, a lungo ed in grandi quantità può provocare una bronchiolite, cioè un’infiammazione dei bronchioli.

Tutto, comunque, è da appurare. Non mancano gli esperti che sostengono come gli idrocarburi policiclici aromatici emanati dall’e-cig possano risultare cancerogeni per chi è costretto a subire il fumo passivo. Così come la nicotina sprigionata dalla sigaretta elettronica non è destinata a dissolversi nell’ambiente ma può depositarsi su qualsiasi superficie (un mobile, un divano, un vestito).

Fumo passivo: chi soffre il danno ha qualche diritto?

Come si sa, in Italia esiste una legge che vieta il fumo nei luoghi chiusi. In alcuni di questi, non è permessa nemmeno la sigaretta elettronica.

Premesso che, come abbiamo spiegato, gli esperti ammettono di non avere prove della dannosità dell’e-cig, chi subisce un danno da fumo passivo al lavoro ha qualche diritto? Secondo la Cassazione, sì.

La Suprema Corte, con una recente sentenza [1], ha stabilito che anche in assenza di una normativa specifica il datore di lavoro è tenuto ad adottare tutte le misure idonee a tutelare la salute dei propri dipendenti. Il caso specifico riguardava un impiegato dell’Asl Roma D deceduto a causa dell’esposizione al fumo delle sigarette di due colleghi con cui aveva lavorato per anni in una piccola stanza, oltre che delle radiazioni che arrivavano dal vicino centro di radiologia.

Inutili le argomentazioni dell’Asl, secondo cui non era chiaro il nesso di causalità tra i fattori e la malattia del dipendente e, in più, la normativa sul divieto di fumo in vigore ai tempi si riferiva solo a determinati locali per prevenire il rischio di incendi.

La Cassazione, però, non la vede così. I giudici della Suprema Corte hanno rispolverato l’articolo 2087 del Codice civile, che recita: «L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro». In altre parole: anche se non c’è una legge che vieta espressamente di accendere una sigaretta in un determinato locale, se il fumo può risultare dannoso per qualcuno spetta al datore di lavoro imporre il divieto per tutelare i dipendenti.

Risultato: l’Asl è stata condannata a risarcire gli eredi del defunto con 200mila euro.

note

[1] Cass. sent. n. 21287/2019 del 09.08.2019.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA