Diritto e Fisco | Articoli

Agevolazioni legge 104 durante le vacanze

13 Agosto 2019
Agevolazioni legge 104 durante le vacanze

Congedo per familiare disabile: si può andare in ferie o fare una breve gita?

Hai ottenuto il congedo straordinario dal lavoro per assistere uno dei tuoi genitori ormai disabile. Ottenuto il riconoscimento dei benefici della legge 104 hai così optato per questo diritto che ti consente di usufruire di due anni di permesso retribuito. Ora però è arrivato agosto e, di norma, in questo mese, vai in ferie. Ti chiedi se lo puoi fare anche adesso, nonostante tu sia formalmente in congedo.

A spiegare come funzionano le agevolazioni legge 104 durante le vacanze è una recente sentenza della Cassazione [1]. La Corte ha ripetuto ciò che aveva già detto in occasione dell’utilizzo illegittimo dei tre giorni di permesso mensile che spettano a chi ha un familiare con handicap. Nonostante la disciplina tra questi ultimi e il congedo straordinario sia parzialmente differente, il comportamento che deve tenere il lavoratore è identico.

Ecco allora cosa deve fare durante le vacanze chi usufruire delle agevolazioni legge 104.

Leggi anche Permessi Legge 104: posso andare in vacanza col disabile?

Congedo straordinario

Il congedo spetta solo per l’assistenza a persona in condizioni di disabilità grave, debitamente accertata da una commissione medica, che si ravvisa solo in presenza di una minorazione, «singola o plurima», che «abbia ridotto l’autonomia personale, correlata all’età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo a globale nella sfera individuale o in quella di relazione.

Il congedo non può superare la durata complessiva di due anni per ciascuna persona portatrice di handicap e nell’arco della vita lavorativa.

Il congedo è retribuito con una indennità corrispondente all’ultima retribuzione, con riferimento alle voci fisse e continuative del trattamento e si configura come un periodo di sospensione del rapporto di lavoro, coperto da contribuzione figurativa. L’onere economico non resta totalmente a carico del datore di lavoro, in particolare di quello privato, il quale a sua volta lo deduce dagli oneri previdenziali.

Il congedo straordinario non può essere riconosciuto a più di un lavoratore per l’assistenza alla stessa persona.

A chi spetta il congedo straordinario

La legge fissa una “gerarchia” dei beneficiari del congedo. Esso spetta, in primo luogo, al coniuge convivente che è legittimato a goderne entro 60 giorni dalla richiesta. In caso di mancanza, decesso o di patologie invalidanti del coniuge convivente, subentrano il padre o la madre anche adottivi. La mancanza, il decesso o le patologie invalidanti dei genitrici conferiscono a uno dei figli, anche se non conviventi (purché dopo si trasferiscano presso il domicilio del genitore [2]). Se anche i figli mancano, sono deceduto o sono invalidi, possono usufruire del congedo i fratelli o le sorelle conviventi.

La Suprema Corte ha ricordato che il congedo straordinario costituisce espressione della solidarietà sociale di cui lo Stato si fa carico per tutelare la persona in stato di bisogno, offrendo al congiunto il diritto di astenersi dal lavoro per un periodo di 24 mesi complessivi senza perdere né l’impiego né le prestazioni retributive e contributive a esso collegate.

La convivenza con il disabile durante il congedo

La Corte parte da un assunto fondamentale: intanto si può godere del congedo straordinario (senza perdere il diritto alla retribuzione e alla contribuzione figurativa) in quanto, durante tale periodo di assenza dal lavoro, si conviva con il disabile. Bisogna cioè trasferirsi presso il domicilio di quest’ultimo in modo da fornirgli quell’assistenza continuativa di cui ha bisogno e che è la ragione fondante del permesso.

Pertanto, anche un’assenza di alcuni giorni dal domicilio della persona assistita, seppure ciò avvenga in via sporadica, ad esempio per fare una gita in bicicletta, è un comportamento vietato dalla legge ed incompatibile con il congedo.

Il congedo straordinario, previsto dall’articolo 42 del Dlgs 151/2001, richiede infatti un’assistenza permanente e continuativa, con condivisione quotidiana dei bisogni del familiare disabile e un’ininterrotta relazione di affetto e cura.

In questo il congedo straordinario si distingue dai tre giorni di permesso mensili per i quali c’è bisogno di un’assistenza non necessariamente continua ed esclusiva. Il disabile quindi può essere lasciato, per poco tempo, per poter provvedere ad altre incombenze ugualmente necessarie e se di breve durata.

Cosa si può fare durante il congedo

Il lavoratore che usufruire del congedo per assistere il familiare in condizioni di handicap grave deve tenere un comportamento improntato al massimo rispetto delle finalità del congedo stesso e non può assentarsi neanche per andare in vacanza. Non importa se il periodo di congedo coincide con il mese dell’anno in cui il lavoratore è solito andare in ferie.

Il comportamento del dipendente – sottolinea la Corte – va valutato con il massimo rigore, tenendo in considerazione anche il disagio organizzativo che subisce il datore di lavoro. Per queste ragioni, la Cassazione richiede che la prestazione assistenziale resa dal lavoratore che beneficia del congedo straordinario sia permanente, continuativa e globale, risultando l’istituto incompatibile con la fruizione da parte del dipendente, nell’arco dei 24 mesi di congedo, di alcune giornate per svago personale.

Risultato: chi gode del congedo straordinario e si allontana dal domicilio del familiare disabile può essere licenziato per giusta causa, anche se l’assenza. I giudici ritengono che sia «impensabile» che per i 24 mesi di congedo straordinario il dirigente possa prendere un, sia pur breve, periodo di vacanza.

note

[1] Cass. sent. n. 19580/2019.

[2] C. Cost. sent. n. 232/18: Leggi Congedo straordinario: bisogna essere conviventi col disabile? La corte ha infatti detto che il congedo straordinario per assistere una persona in disabilità grave deve essere concesso anche al figlio non convivente dell’interessato, se mancano gli altri familiari legittimati dalla legge a beneficiare del periodo di astensione dal lavoro. In questo caso, però, il figlio dopo aver ottenuto il congedo deve convivere con il genitore.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA