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Sigarette in condominio: posso vietare il fumo?

14 Agosto 2019
Sigarette in condominio: posso vietare il fumo?

Ho necessità di inviare una comunicazione all’amministratore del condominio, affinché rimanga agli atti per eventuali ulteriori provvedimenti legali. In breve, chiedo che un balcone non venga utilizzato per fumare perché il fumo di sigaretta da lì immesso (a causa anche della carente ventilazione naturale in quella parte di edificio) oltre a entrare nell’appartamento direttamente contiguo, in cui abito, rimane comunque stagnante, troppo a lungo, nel balcone. Nel documento non ancora compilato, per evitare errori/inammissibilità di formulazione/sostanza, sono necessarie altre voci (data, luogo di nascita,…)? È obbligatoria la firma in corsivo o è sufficiente riportare il proprio nome e cognome?

La comunicazione, così come predisposta, è sicuramente idonea a formalizzare una messa in mora nei confronti dei condomini che infastidiscono la Sua quotidianità con il fumo passivo. In un eventuale giudizio, Lei, infatti, potrà comprovare il tentativo di risolvere la questione stragiudizialmente, poi fallito per la mancata collaborazione della controparte.

Inoltre, nella lettera potrebbe anche riservarsi il diritto di richiedere il risarcimento del danno esistenziale, utile come deterrente per chi, a seguito di quella lettera, non volesse porre fine a quella condotta molesta. In un caso trattato dalla Suprema Corte di Cassazione si è, infatti, stabilito che deve essere riconosciuto il diritto ad ottenere un risarcimento a titolo di danno esistenziale determinato da immissioni moleste di fumo di sigarette ai componenti di una famiglia che, abitando sopra un bar frequentato da molti fumatori, non può vivere liberamente nel proprio appartamento, in quanto la presenza degli impianti di filtraggio collocati proprio sotto le finestre dell’abitazione ne impedisce l’apertura (Cassazione civile, sez. III, 31/03/2009, n. 7875).

Inoltre, se dovesse ritrovare dei mozziconi di sigaretta, potrebbe perseguire gli autori anche penalmente per il reato di getto pericoloso di cose; in questo caso, non si richiede che la condotta contestata abbia cagionato un effettivo nocumento, essendo sufficiente che essa sia idonea ad offendere, imbrattare o molestare le persone (Cassazione penale, sez. III, 12/12/2017, n. 9474).

I Suoi dati (codice fiscale, data e luogo di nascita) sarebbero opportuni per permettere ai destinatari di identificare il mittente della lettera nel caso in cui non sia facilmente individuabile per via dell’esistenza di una moltitudine di unità abitative; così come opportuno sarebbe inserire nome e cognome del proprietario dell’appartamento in questione, al fine di determinare con precisione a chi è rivolta la stessa.

È necessaria la firma in corsivo, posto che un’intimazione senza sottoscrizione potrebbe non essere considerata valida.

La comunicazione all’amministratore, con la quale allegare l’intimazione ai condomini interessati, è corretta, dovendo questi gestire tali controversie e mettere Lei a conoscenza di qualsivoglia novità in merito. Dopodiché, se la questione non dovesse risolversi, prima di agire legalmente, occorrerebbe precostituirsi la prova del futuro giudizio, misurando, tramite un tecnico, le immissioni moleste di fumo.

In questo modo, eviterebbe che il vicino, a giudizio inoltrato, interrompendo temporaneamente la sua condotta molesta, ponga nel nulla gli accertamenti che saranno effettuati dal consulente nominato dal giudice, rischiando oltre il danno (il fumo molesto), anche la beffa (la perdita della causa).

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Salvatore Cirilla



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