Diritto e Fisco | Articoli

Ritardo pagamento rata mutuo

14 Agosto 2019
Ritardo pagamento rata mutuo

Interessi di mora, segnalazione in Centrale Rischi e alla Crif, revoca del finanziamento: tutte le conseguenze per chi paga in ritardo le rate del prestito bancario o della finanziaria.

Nei rapporti tra privati, raramente esistono termini perentori e, se anche non si paga una fattura o una bolletta all’esatta scadenza, di solito, c’è sempre qualche giorno di tempo per farlo in ritardo. Con la banca, però, bisogna stare attenti: se reiterato, il comportamento può comportare due grossi problemi. Il primo è una segnalazione alla Centrale Rischi, con il rischio di trovarsi nell’elenco dei cattivi pagatori; il secondo è la revoca stessa del finanziamento con l’intimazione di immediato pagamento dell’intera somma data in prestito. Certo, non si tratta di conseguenze immediate e automatiche al ritardo nel pagamento della rata mutuo: esse sono, invece, confinate solo alle ipotesi più gravi, quelle in cui l’inadempimento è indice di insolvenza da parte del debitore.

A dettare le garanzie in favore dei clienti dagli eventuali abusi della banca è la stessa legge che si preoccupa di concedere un certo margine di tolleranza ai piccoli ritardi, quelli cioè che non comportano alcun pregiudizio all’interesse del creditore e non sono rivelatori di una crisi irreversibile da parte del debitore.

Per capire fino in fondo quali sono le conseguenze legali in caso di ritardo nel pagamento della rata mutuo dobbiamo, però, fare un passo indietro e scoprire cosa può fare l’istituto di credito prima di procedere alla revoca del finanziamento e all’avvio, nel peggiore dei casi, di un pignoramento con eventuale esecuzione forzata sulla casa ipotecata.

Quando c’è ritardo nel pagamento della rata mutuo

Se, nel linguaggio comune, siamo soliti parlare di ritardo anche dopo un solo giorno dalla scadenza del termine per il pagamento, nella normativa sui mutui e finanziamenti bancari, il ritardo esplica effetti solo se superiore a 30 giorni. In buona sostanza, tutti i ritardi fino a 29 giorni, per quanto ripetuti e sistematici possano essere, non sortiscono alcuna conseguenza pregiudizievole nei confronti della banca e non comportano il rischio di una revoca del prestito.

Edoardo ha ricevuto un finanziamento dalla propria banca. La scadenza della rata è fissata al giorno 30 di ogni mese. Senonché, Edoardo riceve lo stipendio dal proprio datore di lavoro il giorno 10 del mese successivo. Così il pagamento della rata avviene sempre con circa 11 giorni di ritardo. L’istituto di credito non potrà mai agire contro il proprio cliente o segnalarlo alla Crif e alla Centrale Rischi interbancaria. Il ritardo, infatti, è sempre inferiore a 30 giorni.

Invece, come vedremo a breve, il ritardo di oltre 30 giorni può comportare alcune conseguenze piuttosto rischiose.

Cosa succede in caso di ritardo nel pagamento rata mutuo?

Quando si ritarda poche volte il pagamento della rata, seppure di oltre 30 giorni, non si subisce alcuna penalizzazione: la banca, cioè, non può agire contro il proprio cliente. Lo può fare, però, quando tale ritardo si ripete almeno per sette volte, anche non consecutive, nell’arco di vita del mutuo.

Quindi:

  • se il ritardo è inferiore a 30 giorni, non si rischia mai nulla anche se tale ritardo si ripete costantemente tutti i mesi;
  • se il ritardo è superiore a 30 giorni ed esso non si ripete più di sei volte nel corso dell’ammortamento, non si rischia nulla;
  • se il ritardo è superiore a 30 giorni ed esso si ripete almeno sette volte (anche se non di seguito) nel corso dell’ammortamento, si rischiano una serie di conseguenze che vedremo qui di seguito.

Interessi di mora

La prima conseguenza per un ritardo superiore a 30 giorni, anche di un solo mese, è l’applicazione degli interessi di mora. Gli interessi di mora sono necessariamente indicati per iscritto nel contratto di mutuo e sono sempre superiori agli interessi «corrispettivi», quelli cioè dovuti a fronte del regolare pagamento (come corrispettivo del mutuo stesso). La legge impone che il tasso di tali interessi non deve mai superare l’usura. La legge sull’usura [1] stabilisce che sono usurari gli interessi che superano del 50% il tasso medio, determinato con decreto del ministero del Tesoro ogni tre mesi. Questa rilevazione viene poi pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Il tasso varia a seconda del tipo di operazione con la quale viene concesso il credito. Dunque, non esiste un unico tasso usurario per tutte le operazioni di prestito, ma esistono diversi tassi a seconda delle modalità con cui il finanziamento viene concesso.

Segnalazione alla Crif e Centrale Rischi 

Il debitore che paga in ritardo le rate del mutuo viene segnalato alla Centrale Rischi interbancaria e, di lì, la comunicazione passa a tutte le Sic come la Crif.

Attenzione: per la segnalazione non è necessario raggiungere sette rate. Bastano anche due rate in ritardo, purché non imputabili a un problema transitorio del mutuatario (ad esempio la mancata coincidenza tra la data di scadenza della rata e quella di versamento dello stipendio).

L’iscrizione nell’elenco dei cattivi pagatori comporta una serie di pregiudizi:

  • l’impossibilità di accendere nuovi conti correnti o di ottenere prestiti, mutui o altri finanziamenti da banche o finanziarie;
  • il divieto di utilizzare assegni, carte di credito e bancomat.

La segnalazione resta per un periodo di tempo prefissato dalla legge sulla base della gravità del comportamento e viene automaticamente cancellata alla scadenza di tale termine.

Le morosità nei pagamenti che non superano due rate o due mesi di ritardo e che poi sono state regolarizzate possono essere conservate fino a 12 mesi decorrenti dalla avvenuta regolarizzazione.

I ritardi nei pagamenti superiori a due rate o a due mesi di ritardo vengono conservati per 24 mesi dalla loro regolarizzazione, sempre che siano stati sanati.

Le morosità gravi, gli inadempimenti definitivi e i passaggi a sofferenza, cioè tutti i casi in cui i pagamenti del debito superino un certo ritardo e nonostante i solleciti e le intimazioni non siano avvenuti, vengono conservati per 36 mesi che decorrono non dalla inadempienza ma dalla data di scadenza contrattuale del rapporto con un massimo di cinque anni. Quindi, se hai interrotto i pagamenti a dicembre 2017, ma il contratto aveva scadenza a dicembre 2021, il termine decorrerà da questa data e i dati potranno essere conservati fino a tutto il 2026.

La revoca del mutuo

La più grave di tutte le conseguenze in caso di ritardo nel pagamento di almeno sette rate superiore a 30 giorni è la revoca del mutuo e l’intimazione a restituire l’intera somma ancora dovuta in una sola soluzione. In pratica, il debitore riceve una lettera della banca con cui si comunica la risoluzione unilaterale del contratto.

Al debitore vengono dati, di solito, 15 giorni per trovare i soldi necessari ad estinguere l’intero mutuo con gli interessi. In caso contrario, partiranno le procedure esecutive. Questo significa che, se la banca ha acceso un’ipoteca, potrà pignorare l’immobile su cui essa è stata iscritta. Se la banca ha ricevuto la garanzia di un fideiussore potrà agire sia contro quest’ultimo che contro il debitore principale. Potrà poi avviare le singole misure di esecuzione forzata come il pignoramento dello stipendio, della pensione, del conto corrente.

Di solito, però, prima di tale drastica soluzione, il debitore viene intimato più volte tramite lettere di diffida, messe in mora dell’ufficio legale, chiamate da parte dei call center di recupero crediti.

Qual è il ritardo massimo consentito?

Se il ritardo nel pagamento della rata è superiore a 180 giorni, anche un solo episodio può determinare la revoca del mutuo e l’obbligo di restrizione integrale delle somme ancora dovute. Scatteranno, ovviamente, gli interessi di mora e la segnalazione alla Centrale Rischi interbancaria della Banca d’Italia e in Crif.

In buona sostanza, la revoca unilaterale del prestito scatta solo in due casi:

  • ritardo superiore a 30 giorni, ma inferiore a 180 giorni solo se ripetuto per più di sei volte;
  • ritardo superiore a 180 giorni anche per una sola volta.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA