É reato scrivere Stato di merda su Facebook

14 Agosto 2019 | Autore:
É reato scrivere Stato di merda su Facebook

Il reato di vilipendio delle istituzioni della Repubblica può essere commesso anche sui social come Facebook. É punito più severamente se è commesso da militari.

Attenti a ciò che si scrive sui social: uno sfogo in un momento di rabbia o per leggerezza può costare caro. A volte, può venire l’impulso di commentare una notizia con una frase del tipo “ma guarda in che paese viviamo” con un’espressione più forte e così qualcuno, per essere efficace e rendere meglio l’idea potrebbe scrivere «che Stato di merda» su Facebook. Ma un comportamento del genere è reato: lo ha detto la Cassazione con una sentenza depositata proprio ieri [1].

Si trattava di un ufficiale della Marina militare che, a proposito della vicenda dei marò arrestati in India, aveva scritto su Facebook questa infelice espressione ed era stato processato per il reato di vilipendio [2]: questo reato appartiene alla categoria dei cosiddetti “reati di opinione” e punisce chi usa espressioni di disprezzo, offesa o svilimento della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle Forze armate, con la pena della multa da 1.000 a 5.000 euro. Per i militari, il vilipendio è punito molto più severamente da una norma specifica [3], con la reclusione da due a sette anni.

L’ufficiale aveva scritto su Facebook, tra le altre cose, la frase «Stato di merda» e, per questo, è stato condannato con sentenza definitiva confermata in Cassazione, alla pena di un anno e quattro mesi di reclusione militare. La sentenza ha riconosciuto che «l’espressione offensiva rivolta allo Stato era riferibile al grande disappunto da parte del militare per la vicenda dell’arresto dei nostri marò da parte della polizia indiana» e questo è valso a concedergli le attenuanti, ma non a farlo assolvere. «Gli appartenenti alle forze armate possono commentare vicende politiche e di attualità, ma senza travalicare i limiti della continenza», si legge nella sentenza.

I giudici non hanno riconosciuto che in questo caso vi fosse la scriminante dell’esercizio di una libera critica politica, perché l’espressione di forte disprezzo superava ampiamente questa libertà di espressione (la figura di reato serve a tutelare il prestigio delle istituzioni): «il diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero trova un limite non superabile nell’esigenza di tutela del decoro e del prestigio delle istituzioni» ed hanno anche ritenuto che il disprezzo fosse stato manifestato pubblicamente  e non in forma privata (il reato di vilipendio per realizzarsi richiede la pubblicità) per il solo fatto che era stato postato sulla pagina Facebook del militare ed era senza dubbio riconducibile al suo profilo. Per la Cassazione non rileva neppure il numero di visualizzazioni raggiunte dal post perché «è sufficiente la mera diffusione del messaggio sul social network».

C’è anche da dire che il comune cittadino che si sfoga in pubblico con un’espressione analoga, ad esempio dicendo “Italia paese di merda” oppure “schifo di Italia di merda” commette un altro reato, che non è quello di vilipendio dello Stato, ma quello di vilipendio della Nazione [4]. Qual è la differenza? Il vilipendio della Nazione protegge lo “Stato comunità” di persone accomunate da lingua, storia cultura e tradizioni, quindi l’Italia intesa come paese nel suo complesso; il vilipendio dello Stato tutela lo “Stato apparato”, dunque le sue principali istituzioni. A livello sanzionatorio, il vilipendio alla Nazione è sanzionato per le persone comuni con la stessa pena del vilipendio alle istituzioni della Repubblica (multa da 1.000 a 5.000 euro), mentre per i militari [5] la pena è più bassa (massimo 5 anni anzichè 7).

note

[1] Cass. sent. n.35988/19 del 13 agosto 2019.

[2] Art. 290 Cod. pen.

[3] Art. 81 Cod. pen. militare di pace.

[4] Art. 291 Cod. pen.

[5] Art. 82 Cod. pen. militare di pace.


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