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Quanti buoni pasto al mese?

15 Agosto 2019 | Autore:
Quanti buoni pasto al mese?

Servizio sostitutivo della mensa: qual è l’ammontare massimo al quale il dipendente ha diritto mensilmente?

Il datore di lavoro non è obbligato per legge a fornire un servizio di mensa ai propri dipendenti: può essere però tenuto a fornire il vitto in base alle disposizioni del contratto collettivo applicato.

Se il datore è tenuto a fornire il vitto ai dipendenti, ma non intende istituire una mensa aziendale, può far beneficiare ai lavoratori di un servizio sostitutivo di mensa attraverso i buoni pasto; può comunque concedere ai dipendenti la fruizione della mensa o del servizio sostitutivo anche se non è obbligato dalla contrattazione collettiva a fornire il vitto.

Nel dettaglio, che cosa sono e come funzionano i buoni pasto?

I buoni pasto, detti anche ticket restaurant, sono documenti di legittimazione che consentono al lavoratore di ricevere un servizio sostitutivo della mensa: l’importo del servizio sostitutivo è pari al valore facciale di ciascun buono. I buoni possono essere cartacei o elettronici.

Ma quanti buoni pasto al mese?

Bisogna innanzitutto precisare che, in base alla normativa tributaria, i buoni pasto sono esenti da tassazione e da contribuzione previdenziale sino al valore di 5,29 euro al giorno, o di 7 euro al giorno se elettronici.

Esiste un limite ai buoni pasto che devono essere erogati? I buoni spettano soltanto a chi ha la pausa pranzo? Che cosa succede se le ore di lavoro sono lontane dalle fasce orarie del pranzo o della cena? Si possono converti re i buoni pasto in denaro?

Proviamo a fare chiarezza sulla mensa e sui voucher per il diritto al servizio sostitutivo.

Quali caratteristiche devono possedere i buoni pasto?

I buoni pasto possono essere dei documenti di legittimazione in formato cartaceo o elettronico con le seguenti caratteristiche [1]:

  • devono riportare un valore nominale;
  • devono essere nominativi;
  • non possono essere utilizzati da una persona diversa dal titolare del beneficio;
  • non possono essere monetizzati o ceduti a terzi
  • sono utilizzabili solo dal titolare esclusivamente per l’intero valore facciale, senza integrazioni a carico del titolare.

Si può usare l’app per i buoni pasto?

In base a un noto principio di diritto dell’Agenzia delle Entrate [2], è possibile fruire dei buoni pasto attraverso un’app mobile, cioè un’applicazione per smartphone. In base a quanto chiarito dalle Entrate, difatti, il servizio reso tramite apposita app mobile per smartphone è assimilabile ai servizi sostitutivi di mensa resi a mezzo dei buoni pasto [3].

Il servizio di mensa è tassato?

Ai fini Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche), il Testo Unico delle imposte sui redditi [4] stabilisce che non concorrono a formare il reddito imponibile:

  • le somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro, quindi il servizio di mensa organizzato direttamente dall’azienda;
  • le somministrazioni di vitto in mense gestite da terzi.

In buona sostanza, il servizio di mensa non è tassato.

I buoni pasto spettano quando c’è la mensa?

I dipendenti dell’azienda possono aver diritto ai buoni pasto sia se non è presente una mensa aziendale, o gestita da terzi, sia se una mensa è presente. Il datore di lavoro può difatti prevedere differenti sistemi di fruizione dei pasti contemporaneamente, oppure può essere data al lavoratore la possibilità di scegliere la modalità più congegnale.

I buoni pasto spettano senza pausa pranzo?

I buoni pasto, in base a quanto specificato dal decreto in materia [3], possono essere utilizzati anche quando l’orario di lavoro non prevede una pausa per il pranzo o per la cena.

Inoltre, il dipendente, se è previsto l’obbligo per il datore, dalla contrattazione collettiva, di erogare i buoni pasto, ha diritto ai ticket:

  • sia nell’ipotesi in cui durante la fascia oraria concordata per i pasti risulti impegnato al lavoro;
  • sia nel caso in cui abbia terminato di lavorare, ma i tempi di percorrenza non gli consentano di raggiungere la propria abitazione entro le fasce orarie per il pranzo o per la cena.

Dove possono essere utilizzati i buoni pasto?

I buoni pasto possono essere utilizzati per l’acquisto presso:

  • gli esercenti autorizzati alla somministrazione di alimenti e bevande (ad esempio bar, ristoranti, pizzerie, trattorie, etc.);
  • gli esercenti autorizzati alla vendita al dettaglio di alimenti e bevande (ad esempio supermercati);
  • gli esercenti autorizzati alla vendita al dettaglio e la vendita per il consumo sul posto dei prodotti provenienti dai propri fondi effettuata dagli imprenditori agricoli;
  • presso gli agriturismi, gli ittiturismi e negli spacci industriali.

Quanti buoni pasto esenti spettano al mese?

Il lavoratore può beneficiare di un buono pasto esente dalle imposte e dalla contribuzione sino al valore di 5,29 euro per ogni giornata di lavoro; il valore esente è pari a 7 euro se si tratta di un voucher elettronico.

Si possono cumulare sino a 8 buoni pasto esenti: se si supera il limite, i ticket restano comunque esenti da imposte sino al valore di 5,29 o di 7 euro, come chiarito dalle Entrate [2].

Quanti buoni pasto si possono cumulare?

Il lavoratore può cumulare e utilizzare sino a un massimo di 8 buoni pasto al giorno. In ogni caso, in base al citato recente chiarimento delle Entrate [2], anche cumulandone un numero maggiore l’esenzione fiscale permane.

In ogni caso, i buoni possono essere utilizzati soltanto dal lavoratore titolare, e non possono essere ceduti a terzi, nemmeno se familiari.

Posso avere un buono pasto per il pranzo e uno per la cena?

L’azienda è libera di riconoscere al lavoratore anche due buoni pasto al giorno. Tuttavia, l’esenzione giornaliera resta pari a 5,29 euro, per i buoni cartacei, ed a 7 euro per i voucher elettronici.

Si possono convertire i buoni pasto in denaro?

I buoni pasto non possono essere convertiti in denaro. Ad ogni modo, al posto dei buoni pasto, il lavoratore può ricevere l’indennità sostitutiva di mensa, che è esente da tassazione sino a 5,29 euro al giorno, se non c’è una mensa aziendale e nella zona zona mancano servizi di somministrazione di alimenti e bevande.


note

[1] Art 6 DM 25/03/2016.

[2] Agenzia delle Entrate, principio di diritto 3/2018.

[3] Decreto Mise 122/2017.

[4] Art. 51 co. 2 lett. c) Tuir.


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