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Diritto di abitazione: ultime sentenze

15 Agosto 2019
Diritto di abitazione: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: diritto di abitazione; vendita dell’immobile; imposta registro; a­gevolazioni prima casa; coniuge superstite; successione legittima; ordine di demolizione di un immobile abusivo; determinazione della  stima del diritto di abitazione spettante al coniuge superstite; criteri relativi al diritto di usufrutto.

Il diritto di abitazione può essere costituito mediante testamento, usucapione o contratto con la forma di atto  pubblico o scrittura privata.  Se in caso di separazione e cessazione della convivenza è impossibile individuare una casa adibita a residenza familiare, viene meno il  presupposto richiesto per l’attribuzione del diritto di abitazione. Il diritto di abitazione del coniuge assegnatario della casa familiare prevale sul diritto dell’acquirente l’immobile di disporre della casa? Il credito derivante da migliorie apportate è inesigibile prima della restituzione del bene al nudo proprietario? Per saperne di più, leggi le ultime sentenze.

Convivenza more uxorio: assegnazione dell’appartamento al genitore affidatario 

In tema di Imu, la costituzione con sentenza del diritto di abitazione in capo al genitore affidatario dei  figli ed assegnatario della casa familiare comporta che, anche nel caso di cessazione della convivenza  more uxorio, il soggetto passivo diventi il genitore assegnatario, anche se quest’ultimo non fosse  comproprietario, con conseguente liberazione del genitore proprietario ma non assegnatario  dell’immobile.

Cassazione civile sez. trib., 30/04/2019, n.11416

Vendita di immobile

Il diritto di abitazione del coniuge assegnatario della casa familiare prevale sul diritto dell’acquirente  l’immobile di disporre della casa se quest’ultimo ha effettuato il suo acquisto con una “clausola di
rispetto” della situazione abitativa in essere oppure abbia stipulato un contratto di comodato con coloro  che occupano l’abitazione.

Quando non ricorrano questi presupposti, il diritto dell’acquirente prevale sul diritto di abitazione dell’assegnatario. Con un’articolata sentenza la Cassazione detta un principio per  regolare il caso di cessione al terzo in costanza di matrimonio della proprietà da parte del coniuge  esclusivo proprietario che lascia poi il nucleo familiare, il tutto in riferimento all’assegnazione della casa  all’altro coniuge.

Cassazione civile sez. III, 10/04/2019, n.9990

Imposta di registro: diritto di abitazione riconosciuto al coniuge superstite

In tema di imposta di registro, al diritto di abitazione riconosciuto al coniuge superstite ex art 540,  comma 2, c.c., non consegue, “ex se”, il riconoscimento a favore dello stesso delle agevolazioni cd.  “prima casa”, dovendo queste essere oggetto di specifica richiesta da parte del coniuge che intende  avvalersene al fine della necessaria verifica della sussistenza in capo al medesimo dei presupposti per  conservare i relativi benefici.

Cassazione civile sez. VI, 09/04/2019, n.9890

Separazione personale dei coniugi e cessazione della convivenza

In caso di separazione personale dei coniugi e di cessazione della convivenza, l’impossibilità di  individuare una casa adibita a residenza familiare fa venire meno il presupposto oggettivo richiesto ai  fini dell’attribuzione del diritto di abitazione (e il correlato diritto d’uso sui mobili).

Se, infatti, il diritto di  abitazione (e il correlato diritto d’uso sui mobili) in favore del coniuge superstite può avere ad oggetto  esclusivamente l’immobile concretamente utilizzato prima della morte del de cuius come residenza  familiare, è evidente che l’applicabilità della norma in esame è condizionata all’effettiva esistenza, al  momento dell’apertura della successione, di una casa adibita ad abitazione familiare; evenienza che  non ricorre allorché, a seguito della separazione personale, sia cessato lo stato di convivenza tra i  coniugi.

Cassazione civile sez. II, 05/06/2019, n.15277

Casa di proprietà del fallito

L’art. 47, comma 2, l.fall., nel vietare che la casa di proprietà del fallito, nei limiti in cui è necessaria per  l’abitazione di lui e della sua famiglia, possa essere distratta dal suo uso prima della liquidazione delle  altre attività, si pone su di un piano diverso dalla domanda diretta a fare valere l’inefficacia dell’atto con  cui il medesimo fallito abbia disposto del suo diritto all’abitazione, ex art. 1022 c.c., sicchè l’esperibilità  dell’azione revocatoria fallimentare è sempre ammessa.

Cassazione civile sez. I, 29/03/2019, n.8973

Successione legittima e diritto di abitazione

In tema di successione legittima, il diritto di abitazione ed uso ex art. 540, comma 2, c.c. è devoluto al  coniuge del “de cuius” in base ad un meccanismo assimilabile al prelegato “ex lege”, sicché la sua  concreta attribuzione, nell’ambito di una controversia avente ad oggetto lo scioglimento della  comunione ereditaria, non è subordinata alla formulazione di una espressa richiesta in tal senso.

Tuttavia, ove il giudice di primo grado abbia disposto la divisione della comunione ereditaria senza  detrarre il valore capitale del menzionato diritto spettante al coniuge superstite (in aggiunta alla quota  attribuita dagli artt. 581 e 582 c.c.) e questa statuizione implicita negativa sul punto non abbia formato  oggetto di uno specifico motivo di impugnazione, il riconoscimento del citato diritto di abitazione ad  opera del giudice di appello è impedito dalle preclusioni processuali maturate e, in specie, dal giudicato  interno formatosi al riguardo.

Cassazione civile sez. II, 26/03/2019, n.8400

Ordine di demolizione di un immobile abusivo e diritto alla tutela dell’abitazione 

Il rispetto del principio di proporzionalità implica, a carico dell’autorità giudiziaria, una valutazione, nel  singolo caso concreto, se l’esecuzione dell’ordine di demolizione possa ritenersi giustificato in  considerazione delle ragioni espresse dal destinatario della misura, al fine di bilanciare il suo diritto alla  tutela dell’abitazione ai sensi dell’art. 8 Cedu e l’interesse dello Stato ad impedire l’esecuzione di  interventi edilizi in assenza di regolare titolo abilitativo.

Ciò comporta che sia il giudice a dover stabilire,  tenuto conto delle circostanze del caso concreto dedotte dalle parti, se demolire la casa di abitazione  abusivamente costruita sia “proporzionato” rispetto allo scopo, riconosciuto peraltro legittimo dalla  Corte EDU, che la normativa edilizia intende perseguire prevedendo la demolizione.

Cassazione penale sez. III, 20/02/2019, n.15141

Come può essere costituito il diritto di abitazione?

Il diritto di abitazione, che ha le sue origini nell’usus domus del diritto romano classico, avendo natura  reale, può essere costituito mediante testamento, usucapione o contratto. In quest’ultimo caso è  richiesta ad substantiam la forma dell’atto pubblico o della scrittura privata.

Tribunale Arezzo, 31/07/2018, n.817

Divisione comunione ereditaria

Nel giudizio di divisione di una comunione ereditaria, la stima del diritto di abitazione spettante al  coniuge superstite può essere determinata attraverso i criteri relativi al diritto di usufrutto, nonostante  tali diritti differiscano per le facoltà che ne sono oggetto e la relativa disciplina, poiché l’obiettiva  attitudine del bene destinato a casa coniugale a soddisfare esigenze abitative comporta una  sostanziale identità delle utilità ricavabili dall’immobile da parte dell’usufruttuario e dell’abitatore.

Cassazione civile sez. VI, 05/06/2018, n.14406

Credito derivante da migliorie e dalle addizioni apportate

In tema di diritto di abitazione, il credito derivante dalle migliorie e dalle addizioni apportate è inesigibile  prima della restituzione del bene al nudo proprietario, in quanto, in applicazione del principio del divieto  di arricchimento ingiustificato, solo al momento della riconsegna è possibile verificare se sia residuata  una differenza tra lo speso e il migliorato.

Cassazione civile sez. II, 24/04/2018, n.10065

Il diritto di abitazione nella casa familiare: viene meno per la morte dell’ex coniuge dell’assegnatario?

Il provvedimento giudiziale di assegnazione della casa familiare al coniuge affidatario della prole,  immediatamente trascritto, sia in ipotesi di separazione dei coniugi che di divorzio, è opponibile al terzo  successivo acquirente del bene, atteggiandosi a vincolo di destinazione, estraneo alla categoria degli  obblighi di mantenimento e collegato all’interesse superiore dei figli a conservare il proprio “habitat”  domestico.

Ne deriva che il diritto di abitazione non può ritenersi venuto meno per effetto della morte  del coniuge, trattandosi di diritto di godimento “sui generis”, suscettibile di estinguersi soltanto per il  venir meno dei presupposti che hanno giustificato il relativo provvedimento o a seguito  dell’accertamento delle circostanze di cui all’art. 337­sexies c.c., legittimanti una sua revoca giudiziale.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la pronuncia di merito, che aveva rigettato la domanda di rilascio  della casa familiare, avanzata nei confronti del coniuge assegnatario da un terzo, il quale, avendo  acquistato l’intero immobile dopo il provvedimento di assegnazione, sosteneva il travolgimento di  quest’ultimo in virtù del sopravvenuto decesso dell’altro coniuge, suo dante causa).

Cassazione civile sez. I, 15/01/2018, n.772



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2 Commenti

  1. Un pensionato stringe amicizia con una ragazza russa ( grazie al web). Entrambi sono d’accordo per incontrarsi in Italia, nella residenza del pensionato. Dopo i necessari adempimenti burocratici, il pensionato (con un figlio a carico) pensa di ospitare la ragazza russa per una o due settimane, ma se legheranno sentimentalmente anche a tempo indeterminato. Quali diritti potrà vantare la ragazza russa ospite in casa del pensionato se non ci sono impegni scritti e a partire da quale scadenza temporale? In altre parole, il pensionato potrà mandarla via da casa sua dopo una settimana, così come dopo 5 anni senza che siano maturati eventuali diritti?

    1. Nel caso esposto dal lettore, la ragazza russa non può vantare alcun diritto (o quasi) nei confronti del signore che la ospita, in quanto si tratta di una coppia di fatto non riconosciuta dall’ordinamento. Oggi, a seguito della ben nota legge Cirinnà (legge numero 76/2016), quando si parla di «coppia di fatto» si rischia di equivocare, in quanto si possono intendere due fenomeni diversi: – il primo si riferisce al vecchio concetto di coppia di fatto, cioè a coloro che convivono senza aver contratto matrimonio e che, pertanto, non hanno alcun diritto. Oggi per coppia di fatto priva di tutela si intende quella che non soltanto ha scelto di non sposarsi, ma anche di non dichiararsi all’anagrafe come conviventi di fatto; – il secondo, invece, si riferisce ai conviventi di fatto che hanno regolarmente registrato la propria unione in comune. A seguito della legge Cirinnà, quindi, si possono individuare tre “unioni familiari”: 1. quella che nasce dal matrimonio; 2. quella che nasce dalle unioni civili; 3. quella che nasce dalla formalizzazione della convivenza all’anagrafe. Ad ognuna di questa “unione” spetta un grado di tutela giuridica (decrescente dal matrimonio in giù). Da tanto si evince, però, che tutto ciò che è al di fuori di questo schema, per il diritto, non ha pregio giuridico. Di conseguenza, la mera convivenza tra due persone, se nemmeno formalizzata mediante dichiarazione all’anagrafe comunale, non fa sorgere alcun diritto nei confronti del convivente.

      La giurisprudenza, in passato, però, è intervenuta a favore del convivente di fatto (quando ancora non era in vigore la legge Cirinnà): la Cassazione, in particolare, oltre ad aver escluso la ripetizione di quanto prestato all’altro convivente, in ragione dell’applicazione della disciplina dell’obbligazione naturale (art. 2034 c.c.), ha anche stabilito che, al termine di una relazione sentimentale (soprattutto se lunga e stabile), non è possibile cacciare via di casa l’altro da un momento all’altro. Secondo una sentenza del 2013 (Cass., sent. n. 7214/2013 del 21.03.13), se il proprietario dell’appartamento è uno solo dei partner, questi non può sbattere fuori di casa l’ex all’improvviso, ma è necessario che gli dia un termine di preavviso. Infatti, anche il convivente è possessore dell’immobile e chi è spogliato in modo violento del proprio possesso ha diritto a essere riammesso nell’abitazione dove risiedeva. Secondo i giudici, il convivente non è un semplice ospite, in quanto matura un vero e proprio diritto sull’abitazione, che si può configurare come un possesso riconosciuto e tutelato dalle leggi del nostro ordinamento. Così, il convivente-proprietario di casa che vuole recuperare l’esclusiva disponibilità dell’immobile deve avvisare l’ex partner e concedergli un “termine congruo” per trovarsi una nuova sistemazione. Se tale termine non viene concesso, il partner cacciato può agire per essere reintegrato nel possesso e acquistare il diritto ad essere riammesso nell’immobile. Si noti, però, che tale sentenza e altre simili risalgono ad un periodo antecedente all’avvento della Cirillà, quando le coppie di fatto, cioè quelle che non volevano o non potevano sposarsi, erano sfornite di ogni tutela. Oggi, invece, le cose sono cambiate, e chi non formalizza la propria convivenza compie, evidentemente, una scelta precisa e consapevole. Se volesse istituzionalizzare la convivenza, la coppia dovrebbe recarsi all’anagrafe del comune di residenza e dichiarare il legame affettivo e la coabitazione in modo da ottenere il certificato di stato di famiglia. Secondo la legge Cirinnà, possono costituire una coppia di fatto solamente due persone che hanno compiuto la maggiore età, dello stesso o sesso ma anche di sesso diverso, unite da un legame affettivo stabile e di reciproca assistenza morale e materiale, non legate da vincoli di parentela. Non sono considerate coppie di fatto quelle in cui uno dei conviventi sia separato dal precedente coniuge ma non divorziato. Dalla formalizzazione della convivenza derivano diversi diritti: ad esempio, i conviventi godono dei medesimi diritti che spettano al coniuge nei casi previsti dall’ordinamento penitenziario; in caso di malattia o ricovero, gli stessi hanno diritto reciproco di visita, di assistenza e di accesso alle informazioni personali, così come previsto per i coniugi e per i familiari. Altri diritti riguardano la casa di comune convivenza, le graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare, la possibilità di essere nominato in alcuni casi tutore, curatore o amministratore di sostegno e il risarcimento del danno in caso di decesso del convivente di fatto derivante da fatto illecito di un terzo. Sono esclusi, invece, i diritti successori, nel senso che il convivente di fatto non diventa erede dell’altro.

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