L’esperto | Articoli

Diritto di abitazione: ultime sentenze

15 Aprile 2022
Diritto di abitazione: ultime sentenze

Successione legittima; ordine di demolizione di un immobile abusivo; determinazione della  stima del diritto di abitazione spettante al coniuge superstite; criteri relativi al diritto di usufrutto.

Il diritto di abitazione può essere costituito mediante testamento, usucapione o contratto con la forma di atto  pubblico o scrittura privata.  Se in caso di separazione e cessazione della convivenza è impossibile individuare una casa adibita a residenza familiare, viene meno il  presupposto richiesto per l’attribuzione del diritto di abitazione. Il diritto di abitazione del coniuge assegnatario della casa familiare prevale sul diritto dell’acquirente l’immobile di disporre della casa? Il credito derivante da migliorie apportate è inesigibile prima della restituzione del bene al nudo proprietario? Per saperne di più, leggi le ultime sentenze.

Il diritto di abitazione riservato al coniuge superstite

Il diritto di abitazione del coniuge superstite può avere ad oggetto soltanto l’immobile effettivamente utilizzato come residenza familiare prima della morte del “de cuius” e dunque si origina solo se la casa sia di proprietà del defunto o in comune tra i coniugi. Di conseguenza il diritto di abitazione viene meno se la proprietà dell’immobile appartiene al coniuge defunto in comunione con un altro soggetto, diverso dal coniuge superstite.

Tribunale Terni sez. I, 27/12/2021, n.1003

Immobile concretamente utilizzato prima della morte

Il diritto di abitazione, che la legge riserva al coniuge superstite (art. 540, secondo comma, cod. civ.), può avere ad oggetto soltanto l’immobile concretamente utilizzato prima della morte del “de cuius” come residenza familiare. Il suddetto diritto, pertanto, non può mai estendersi ad un ulteriore e diverso appartamento, autonomo rispetto alla sede della vita domestica, ancorché ricompreso nello stesso fabbricato, ma non utilizzato per le esigenze abitative della comunità familiare.

Tribunale Forlì, 09/11/2021, n.1097

Proprietario pro quota il coniuge deceduto ed un terzo

Il diritto di abitazione del coniuge superstite non sorge ove il cespite sia in comunione tra il coniuge deceduto ed un terzo, non essendo in questo caso realizzabile l’intento del legislatore di assicurare, in concreto, al coniuge sopravvissuto il godimento pieno del bene immobile oggetto dell’anzidetto diritto, ed in tale ipotesi, non spetta neppure la sua liquidazione attraverso l’equivalente monetario nei limiti della quota di proprietà del defunto, poiché, diversamente, si attribuirebbe un contenuto economico di rincalzo al diritto di abitazione, che ha un senso soltanto se conduce ad un accrescimento qualitativo alla successione del coniuge sopravvissuto.

Cassazione civile sez. II, 20/10/2021, n.29162

Diritto di abitazione e di uso sui mobili

Il diritto di abitazione nella casa adibita a residenza familiare, sancito dall’art. 540 c.c. in favore del coniuge sopravvissuto, sussiste qualora detto cespite sia di proprietà del “de cuius” ovvero in comunione tra questi ed il coniuge superstite, mentre esso, al contrario, non sorge ove il bene sia in comunione tra il coniuge deceduto ed un terzo, non essendo in questo caso realizzabile l’intento del legislatore di assicurare, in concreto, al coniuge sopravvissuto il godimento pieno del bene oggetto del diritto; in tale ultima evenienza, peraltro, non spetta a quest’ultimo neppure l’equivalente monetario del citato diritto, nei limiti della quota di proprietà del defunto, poiché, diversamente, si attribuirebbe un contenuto economico di rincalzo al diritto di abitazione che, invece, ha un senso solo ove apporti un accrescimento qualitativo alla successione del coniuge sopravvissuto, garantendo in concreto il godimento dell’abitazione familiare.

Cassazione civile sez. II, 20/10/2021, n.29162

Divisione della comunione ereditaria e diritto di abitazione del coniuge

Il diritto di abitazione ed uso ex art. 540, comma 2, c.c. è devoluto al coniuge del “de cuius” in base ad un meccanismo assimilabile al prelegato “ex lege’ per cui la divisione della comunione ereditaria non può avvenire che a seguito della detrazione del valore capitale del diritto di abitazione dal valore complessivo della massa ereditaria.

Tribunale Lanciano sez. I, 01/07/2021, n.209

Domanda di rendiconto: va esclusa la casa coniugale?

Nel caso in cui venga esperita domanda di rendiconto dei frutti percepiti sui beni ereditari, tale domanda potrà riguardare tutti i cespiti caduti in successione, ad eccezione dell’appartamento che abbia rappresentato residenza familiare, in virtù del diritto di abitazione che vanta il coniuge supersite già sotto la vigenza del codice del 1942, ossia prima della riforma attuata con la legge 19 maggio 1975 n. 151 – che ha introdotto il diritto di abitazione – che prevedeva l”usufrutto uxorio’, ossia il diritto di usufrutto sui beni ereditari e, dunque, anche sulla casa familiare (art. 540 II comma vecchio testo prima della riforma).

Corte appello Palermo sez. II, 16/06/2021, n.974

Quando il diritto di abitazione non sussiste?

Il diritto di abitazione del coniuge superstite si origina solo se la casa adibita a residenza familiare era di proprietà del coniuge defunto o di proprietà comune tra i coniugi. Ciò non accade, invece, se la proprietà apparteneva in comunione al coniuge defunto e a un altro soggetto, diverso dal coniuge superstite. A deciderlo è la Cassazione fornendo una importante interpretazione in merito all’articolo 540, comma 2, del codice civile, per il quale al coniuge superstite, anche quando concorra all’eredità con altri chiamati, «sono riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare, «se di proprietà del defunto o comuni». Per i giudici di legittimità la norma fa riferimento solo alla comunione che intercorra tra il coniuge defunto e quello superstite e non, invece, a qualsiasi caso di comunione.

Cassazione civile sez. II, 28/05/2021, n.15000

Domanda di rendiconto e regime di esclusione della casa coniugale

Nel caso in cui venga esperita, nei confronti dell’erede, domanda di rendiconto dei frutti percepiti e percipiendi sui beni facenti parte dell’asse ereditario a far data dalla morte del de cuius, tale domanda potrà riguardare tutti i cespiti, ad eccezione dell’appartamento che abbia costituito residenza familiare, poiché il coniuge superstite, vantando sullo stesso – ai sensi dell’art. 540, comma 2 c.c. – il diritto di abitazione ed attribuendo tale titolo il diritto di goderne in via esclusiva, non potrà essere chiamato al rendiconto su tale immobile, con la conseguenza che la domanda di rendiconto deve essere limitata ai restanti beni.

Corte appello Catanzaro sez. I, 19/03/2021, n.379

Diritto di abitazione e di uso del coniuge superstite

A norma dell’art. 540 c.c., il presupposto perché sorgano a favore del coniuge superstite i diritti di abitazione della casa adibita a residenza familiare e di uso dei mobili che la arredano è che la suddetta casa e il relativo arredamento siano di proprietà del “de cuius” o in comunione tra lui e il coniuge, con la conseguenza che deve negarsi la configurabilità dei suddetti diritti nell’ipotesi in cui la casa familiare sia in comunione tra il coniuge defunto ed un terzo.

Tribunale Bologna sez. I, 09/02/2021, n.283

La permanenza nell’abitazione familiare dopo il decesso del coniuge

Il continuare ad abitare nella medesima casa dove già abitava prima della morte del de cuius non può fondare giudizio di accettazione tacita dell’eredità da parte del coniuge e dei figli dello stesso, perché la norma di cui all’art. 476 c.c. richiede che si compia un atto che presuppone necessariamente la volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede, e tale non può considerarsi il fatto di mantenere il domicilio nell’abitazione già comune.

Dunque il solo fatto della permanenza del coniuge superstite nella casa familiare già in proprietà, anche parziale, del de cuius non può ritenersi necessariamente una manifestazione di possesso dei beni ereditari, potendo esso manifestare il mero esercizio dei diritti di abitazione e di uso. I diritti di abitazione e di uso previsti dall’art. 540 c.c. a favore del coniuge superstite non sorgono in capo a quest’ultimo a titolo successorio -derivativo, bensì a diverso titolo, costitutivo, fondato sulla qualità di coniuge e prescindente dai diritti successori. Cosicché il titolo che abilita il coniuge al possesso del bene trova giustificazione nella norma civilistica che lo attribuisce indipendentemente dalla qualità di erede, con cui del resto il diritto di abitazione non ha nulla da spartire, essendo tale diritto acquisito, semmai, in forza di legato ex lege.

Corte appello Milano sez. II, 03/02/2021, n.349

Convivenza more uxorio: assegnazione dell’appartamento al genitore affidatario 

In tema di Imu, la costituzione con sentenza del diritto di abitazione in capo al genitore affidatario dei  figli ed assegnatario della casa familiare comporta che, anche nel caso di cessazione della convivenza  more uxorio, il soggetto passivo diventi il genitore assegnatario, anche se quest’ultimo non fosse  comproprietario, con conseguente liberazione del genitore proprietario ma non assegnatario  dell’immobile.

Cassazione civile sez. trib., 30/04/2019, n.11416

Vendita di immobile

Il diritto di abitazione del coniuge assegnatario della casa familiare prevale sul diritto dell’acquirente l’immobile di disporre della casa se quest’ultimo ha effettuato il suo acquisto con una “clausola di rispetto” della situazione abitativa in essere oppure abbia stipulato un contratto di comodato con coloro  che occupano l’abitazione. Quando non ricorrano questi presupposti, il diritto dell’acquirente prevale sul diritto di abitazione dell’assegnatario. Con un’articolata sentenza la Cassazione detta un principio per  regolare il caso di cessione al terzo in costanza di matrimonio della proprietà da parte del coniuge  esclusivo proprietario che lascia poi il nucleo familiare, il tutto in riferimento all’assegnazione della casa  all’altro coniuge.

Cassazione civile sez. III, 10/04/2019, n.9990

Imposta di registro: diritto di abitazione riconosciuto al coniuge superstite

In tema di imposta di registro, al diritto di abitazione riconosciuto al coniuge superstite ex art 540, comma 2, c.c., non consegue, “ex se”, il riconoscimento a favore dello stesso delle agevolazioni cd.  “prima casa”, dovendo queste essere oggetto di specifica richiesta da parte del coniuge che intende  avvalersene al fine della necessaria verifica della sussistenza in capo al medesimo dei presupposti per  conservare i relativi benefici.

Cassazione civile sez. VI, 09/04/2019, n.9890

Separazione personale dei coniugi e cessazione della convivenza

In caso di separazione personale dei coniugi e di cessazione della convivenza, l’impossibilità di  individuare una casa adibita a residenza familiare fa venire meno il presupposto oggettivo richiesto ai  fini dell’attribuzione del diritto di abitazione (e il correlato diritto d’uso sui mobili).

Se, infatti, il diritto di  abitazione (e il correlato diritto d’uso sui mobili) in favore del coniuge superstite può avere ad oggetto  esclusivamente l’immobile concretamente utilizzato prima della morte del de cuius come residenza  familiare, è evidente che l’applicabilità della norma in esame è condizionata all’effettiva esistenza, al  momento dell’apertura della successione, di una casa adibita ad abitazione familiare; evenienza che  non ricorre allorché, a seguito della separazione personale, sia cessato lo stato di convivenza tra i  coniugi.

Cassazione civile sez. II, 05/06/2019, n.15277

Casa di proprietà del fallito

L’art. 47, comma 2, l.fall., nel vietare che la casa di proprietà del fallito, nei limiti in cui è necessaria per  l’abitazione di lui e della sua famiglia, possa essere distratta dal suo uso prima della liquidazione delle  altre attività, si pone su di un piano diverso dalla domanda diretta a fare valere l’inefficacia dell’atto con  cui il medesimo fallito abbia disposto del suo diritto all’abitazione, ex art. 1022 c.c., sicchè l’esperibilità  dell’azione revocatoria fallimentare è sempre ammessa.

Cassazione civile sez. I, 29/03/2019, n.8973

Successione legittima e diritto di abitazione

In tema di successione legittima, il diritto di abitazione ed uso ex art. 540, comma 2, c.c. è devoluto al coniuge del “de cuius” in base ad un meccanismo assimilabile al prelegato “ex lege”, sicché la sua  concreta attribuzione, nell’ambito di una controversia avente ad oggetto lo scioglimento della  comunione ereditaria, non è subordinata alla formulazione di una espressa richiesta in tal senso.

Tuttavia, ove il giudice di primo grado abbia disposto la divisione della comunione ereditaria senza detrarre il valore capitale del menzionato diritto spettante al coniuge superstite (in aggiunta alla quota  attribuita dagli artt. 581 e 582 c.c.) e questa statuizione implicita negativa sul punto non abbia formato  oggetto di uno specifico motivo di impugnazione, il riconoscimento del citato diritto di abitazione ad  opera del giudice di appello è impedito dalle preclusioni processuali maturate e, in specie, dal giudicato  interno formatosi al riguardo.

Cassazione civile sez. II, 26/03/2019, n.8400

Ordine di demolizione di un immobile abusivo e diritto alla tutela dell’abitazione 

Il rispetto del principio di proporzionalità implica, a carico dell’autorità giudiziaria, una valutazione, nel  singolo caso concreto, se l’esecuzione dell’ordine di demolizione possa ritenersi giustificato in  considerazione delle ragioni espresse dal destinatario della misura, al fine di bilanciare il suo diritto alla  tutela dell’abitazione ai sensi dell’art. 8 Cedu e l’interesse dello Stato ad impedire l’esecuzione di  interventi edilizi in assenza di regolare titolo abilitativo.

Ciò comporta che sia il giudice a dover stabilire,  tenuto conto delle circostanze del caso concreto dedotte dalle parti, se demolire la casa di abitazione  abusivamente costruita sia “proporzionato” rispetto allo scopo, riconosciuto peraltro legittimo dalla  Corte EDU, che la normativa edilizia intende perseguire prevedendo la demolizione.

Cassazione penale sez. III, 20/02/2019, n.15141

Come può essere costituito il diritto di abitazione?

Il diritto di abitazione, che ha le sue origini nell’usus domus del diritto romano classico, avendo natura  reale, può essere costituito mediante testamento, usucapione o contratto. In quest’ultimo caso è  richiesta ad substantiam la forma dell’atto pubblico o della scrittura privata.

Tribunale Arezzo, 31/07/2018, n.817

Divisione comunione ereditaria

Nel giudizio di divisione di una comunione ereditaria, la stima del diritto di abitazione spettante al coniuge superstite può essere determinata attraverso i criteri relativi al diritto di usufrutto, nonostante  tali diritti differiscano per le facoltà che ne sono oggetto e la relativa disciplina, poiché l’obiettiva  attitudine del bene destinato a casa coniugale a soddisfare esigenze abitative comporta una  sostanziale identità delle utilità ricavabili dall’immobile da parte dell’usufruttuario e dell’abitatore.

Cassazione civile sez. VI, 05/06/2018, n.14406

Credito derivante da migliorie e dalle addizioni apportate

In tema di diritto di abitazione, il credito derivante dalle migliorie e dalle addizioni apportate è inesigibile  prima della restituzione del bene al nudo proprietario, in quanto, in applicazione del principio del divieto  di arricchimento ingiustificato, solo al momento della riconsegna è possibile verificare se sia residuata  una differenza tra lo speso e il migliorato.

Cassazione civile sez. II, 24/04/2018, n.10065

Il diritto di abitazione nella casa familiare: viene meno per la morte dell’ex coniuge dell’assegnatario?

Il provvedimento giudiziale di assegnazione della casa familiare al coniuge affidatario della prole,  immediatamente trascritto, sia in ipotesi di separazione dei coniugi che di divorzio, è opponibile al terzo  successivo acquirente del bene, atteggiandosi a vincolo di destinazione, estraneo alla categoria degli obblighi di mantenimento e collegato all’interesse superiore dei figli a conservare il proprio “habitat”  domestico.

Ne deriva che il diritto di abitazione non può ritenersi venuto meno per effetto della morte  del coniuge, trattandosi di diritto di godimento “sui generis”, suscettibile di estinguersi soltanto per il  venir meno dei presupposti che hanno giustificato il relativo provvedimento o a seguito  dell’accertamento delle circostanze di cui all’art. 337­sexies c.c., legittimanti una sua revoca giudiziale.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la pronuncia di merito, che aveva rigettato la domanda di rilascio della casa familiare, avanzata nei confronti del coniuge assegnatario da un terzo, il quale, avendo  acquistato l’intero immobile dopo il provvedimento di assegnazione, sosteneva il travolgimento di  quest’ultimo in virtù del sopravvenuto decesso dell’altro coniuge, suo dante causa).

Cassazione civile sez. I, 15/01/2018, n.772



Sostieni laleggepertutti.it

"La Legge per Tutti" è una testata giornalistica indipendente che da oltre 10 anni informa gratuitamente milioni di persone ogni mese senza il supporto di finanziamenti pubblici. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale.Diventa sostenitore clicca qui

2 Commenti

  1. Un pensionato stringe amicizia con una ragazza russa ( grazie al web). Entrambi sono d’accordo per incontrarsi in Italia, nella residenza del pensionato. Dopo i necessari adempimenti burocratici, il pensionato (con un figlio a carico) pensa di ospitare la ragazza russa per una o due settimane, ma se legheranno sentimentalmente anche a tempo indeterminato. Quali diritti potrà vantare la ragazza russa ospite in casa del pensionato se non ci sono impegni scritti e a partire da quale scadenza temporale? In altre parole, il pensionato potrà mandarla via da casa sua dopo una settimana, così come dopo 5 anni senza che siano maturati eventuali diritti?

    1. Nel caso esposto dal lettore, la ragazza russa non può vantare alcun diritto (o quasi) nei confronti del signore che la ospita, in quanto si tratta di una coppia di fatto non riconosciuta dall’ordinamento. Oggi, a seguito della ben nota legge Cirinnà (legge numero 76/2016), quando si parla di «coppia di fatto» si rischia di equivocare, in quanto si possono intendere due fenomeni diversi: – il primo si riferisce al vecchio concetto di coppia di fatto, cioè a coloro che convivono senza aver contratto matrimonio e che, pertanto, non hanno alcun diritto. Oggi per coppia di fatto priva di tutela si intende quella che non soltanto ha scelto di non sposarsi, ma anche di non dichiararsi all’anagrafe come conviventi di fatto; – il secondo, invece, si riferisce ai conviventi di fatto che hanno regolarmente registrato la propria unione in comune. A seguito della legge Cirinnà, quindi, si possono individuare tre “unioni familiari”: 1. quella che nasce dal matrimonio; 2. quella che nasce dalle unioni civili; 3. quella che nasce dalla formalizzazione della convivenza all’anagrafe. Ad ognuna di questa “unione” spetta un grado di tutela giuridica (decrescente dal matrimonio in giù). Da tanto si evince, però, che tutto ciò che è al di fuori di questo schema, per il diritto, non ha pregio giuridico. Di conseguenza, la mera convivenza tra due persone, se nemmeno formalizzata mediante dichiarazione all’anagrafe comunale, non fa sorgere alcun diritto nei confronti del convivente.

      La giurisprudenza, in passato, però, è intervenuta a favore del convivente di fatto (quando ancora non era in vigore la legge Cirinnà): la Cassazione, in particolare, oltre ad aver escluso la ripetizione di quanto prestato all’altro convivente, in ragione dell’applicazione della disciplina dell’obbligazione naturale (art. 2034 c.c.), ha anche stabilito che, al termine di una relazione sentimentale (soprattutto se lunga e stabile), non è possibile cacciare via di casa l’altro da un momento all’altro. Secondo una sentenza del 2013 (Cass., sent. n. 7214/2013 del 21.03.13), se il proprietario dell’appartamento è uno solo dei partner, questi non può sbattere fuori di casa l’ex all’improvviso, ma è necessario che gli dia un termine di preavviso. Infatti, anche il convivente è possessore dell’immobile e chi è spogliato in modo violento del proprio possesso ha diritto a essere riammesso nell’abitazione dove risiedeva. Secondo i giudici, il convivente non è un semplice ospite, in quanto matura un vero e proprio diritto sull’abitazione, che si può configurare come un possesso riconosciuto e tutelato dalle leggi del nostro ordinamento. Così, il convivente-proprietario di casa che vuole recuperare l’esclusiva disponibilità dell’immobile deve avvisare l’ex partner e concedergli un “termine congruo” per trovarsi una nuova sistemazione. Se tale termine non viene concesso, il partner cacciato può agire per essere reintegrato nel possesso e acquistare il diritto ad essere riammesso nell’immobile. Si noti, però, che tale sentenza e altre simili risalgono ad un periodo antecedente all’avvento della Cirillà, quando le coppie di fatto, cioè quelle che non volevano o non potevano sposarsi, erano sfornite di ogni tutela. Oggi, invece, le cose sono cambiate, e chi non formalizza la propria convivenza compie, evidentemente, una scelta precisa e consapevole. Se volesse istituzionalizzare la convivenza, la coppia dovrebbe recarsi all’anagrafe del comune di residenza e dichiarare il legame affettivo e la coabitazione in modo da ottenere il certificato di stato di famiglia. Secondo la legge Cirinnà, possono costituire una coppia di fatto solamente due persone che hanno compiuto la maggiore età, dello stesso o sesso ma anche di sesso diverso, unite da un legame affettivo stabile e di reciproca assistenza morale e materiale, non legate da vincoli di parentela. Non sono considerate coppie di fatto quelle in cui uno dei conviventi sia separato dal precedente coniuge ma non divorziato. Dalla formalizzazione della convivenza derivano diversi diritti: ad esempio, i conviventi godono dei medesimi diritti che spettano al coniuge nei casi previsti dall’ordinamento penitenziario; in caso di malattia o ricovero, gli stessi hanno diritto reciproco di visita, di assistenza e di accesso alle informazioni personali, così come previsto per i coniugi e per i familiari. Altri diritti riguardano la casa di comune convivenza, le graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare, la possibilità di essere nominato in alcuni casi tutore, curatore o amministratore di sostegno e il risarcimento del danno in caso di decesso del convivente di fatto derivante da fatto illecito di un terzo. Sono esclusi, invece, i diritti successori, nel senso che il convivente di fatto non diventa erede dell’altro.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube