Diritto e Fisco | Editoriale

I “Gruppi” su Facebook come i marchi d’impresa

30 Novembre 2011 | Autore:
I “Gruppi” su Facebook come i marchi d’impresa

Anche un “Gruppo” su Facebook può essere considerato “segno distintivo” dell’azienda – sebbene atipico – e come tale è tutelabile dal tribunale.

Le tecniche si evolvono, le idee si complicano e sempre più imprese contraddistinguono i propri prodotti con colori, profumi, suoni e forme originali.

Insieme ai marchi tradizionali (parole, sigle, lettere dell’alfabeto, numeri, figure o disegni), sempre più spesso le imprese chiedono la registrazione di marchi atipici per contraddistinguere i propri prodotti. Si pretende, così, la tutela di colori, profumi o, addirittura, di suoni come quello che si accompagna alla pubblicità di marchi come Intel e BMW (quel particolare “gong” che si ascolta alla fine di ogni spot).

Se le decisioni della Corte di Giustizia, in merito, a volte sono apparse innovative e altre contraddittorie, ora la patata bollente è passata a un tribunale italiano, per la prima volta chiamato a decidere se un “Gruppo” su Facebook possa considerarsi un segno distintivo d’azienda o meno.

Il caso.

Un ex dipendente di una società aveva modificato la password di accesso e le informazioni di un Gruppo di Facebook, di proprietà della stessa società. Quindi, lo aveva utilizzato per propagandare i prodotti di una diversa società, di cui la moglie era titolare, creando volontariamente confusione sull’origine dei prodotti pubblicizzati, in capo a tutti gli amici virtuali.

Il Tribunale di Torino [1] ha sposato la tesi più “evolutiva” del diritto, accogliendo il ricorso della società “spossessata”. Il giudice ha infatti ritenuto tutelabile anche un Gruppo su Facebook quando contenga elementi che contraddistinguano l’imprenditore e i suoi prodotti ed esso venga utilizzato con finalità pubblicitarie e promozionali.

L’identità su un social network, quindi, in linea con gli ultimi orientamenti, viene considerata come elemento riconducibile alla persona/azienda, in quanto rappresentativa di un segno distintivo e di riconoscimento. Ciò giustifica la sua tutela dagli atti di concorrenza sleale [2] posti da quanti se ne approprino illecitamente.

Facebook come la realtà materiale.

La sentenza chiarisce che, seppur è vero che il socio fondatore di un Gruppo Facebook è l’unico soggetto che, secondo le regole del social network, può regolamentare e modificare il proprio Gruppo, in ciò egli è comunque tenuto a rispettare le norme dell’ordinamento, incluse quelle che proteggono nomi e segni distintivi altrui.

Ancora una volta i Tribunali bacchettano quanti considerano la rete come un porto franco entro cui compiere qualsiasi azione, pure a dispetto delle leggi.

La rete ha cambiato la nostra vita entrando non solo nel tessuto sociale, ma anche in quello economico. Molte aziende hanno compreso questa rivoluzione e sono presenti sui social network al solo scopo di pubblicizzare le proprie attività.

In questo, Facebook è un potente strumento. Anzi, grazie proprio al social network blu lo stesso concetto di “amicizia” si può dire sostanzialmente cambiato, divenendo più generale e latente.

È proprio il caso di dirlo: non ci sono più gli amici di una volta!

 



note

[1] Ordinanza del Tribunale di Torino emessa su ricorso ex art. 700 c.p.c., del 7 luglio 2011.

[2] Ai sensi dell’art. 2598 cod. civ. n. 1.


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