Reddito di cittadinanza, controlli di massa della Finanza

15 Agosto 2019 | Autore:
Reddito di cittadinanza, controlli di massa della Finanza

L’Inps ha consegnato alla Guardia di Finanza 600mila nominativi di beneficiari di Rdc perché siano verificati i profili a rischio evasione e lavoro nero.

Ad oggi, su quasi un milione e mezzo di domande di reddito di cittadinanza presentate (1.491.935 al 31 luglio), 400 mila sono state respinte dall’Inps e 170 mila sono sospese per ulteriore istruttoria.

Gli effettivi beneficiari del sussidio sono dunque 921 mila al momento: di questi, ben 600 mila, cioè il 65%, saranno oggetto di verifica. L’Inps ha difatti trasmesso alla Guardia di Finanza ben 600mila nominativi di percettori di Rdc: la Gdf ne individuerà una piccola parte che raggiunge elevate percentuali di irregolarità.

I sistemi di individuazione del rischio e di controllo adottati dalla Guardia di finanza si basano infatti su un’analisi che consente di selezionare in maniera quasi chirurgica le posizioni da sottoporre al controllo, per massimizzare i risultati.

Per il reddito di cittadinanza, controlli di massa della Finanza, dunque: ma quanti sono, nel concreto, i cittadini che richiedono il Rdc senza averne diritto?

Dalle stime fornite dal viceministro Massimo Garavaglia, sulla base delle prime verifiche, emergerebbero irregolarità addirittura nel 70% dei casi.

Questo vuol dire che oltre i due terzi dei beneficiari del reddito di cittadinanza non ne ha diritto, o ha diritto a un sussidio d’importo più basso?

Secondo quanto dichiarato dal presidente dell’Inps Tridico, le irregolarità, relativamente a chi percepisce già il reddito di cittadinanza, non sono certamente così elevate, in quanto i controlli incrociati dell’Inps con le banche dati collegate sono di massa e preventivi, rispetto all’accoglimento delle domande di Rdc.

L’efficacia dei controlli è dimostrata dal rigetto di oltre un quarto delle domande; inoltre, l’istituto ha continui contatti con l’Agenzia delle entrate, l’Ispettorato nazionale del lavoro, la Guardia di finanza, le altre autorità di controllo e con le Amministrazioni dello Stato. Questo continuo scambio di informazioni fa emergere tempestivamente il lavoro nero o il maggior reddito di chi ha provato a chiedere il reddito di cittadinanza senza averne diritto, o ha richiesto il sussidio in misura maggiore rispetto a quella spettante.

Il presidente Inps precisa comunque che la maggior parte di coloro che lavorano in nero non richiede il Reddito di cittadinanza, e che allo stato attuale, comunque, non sono pervenuti dati in merito.

Inoltre, il presidente ricorda che le truffe saranno severamente perseguite ai sensi di legge.

Chi richiede il reddito di cittadinanza lavorando in nero, difatti, rischia sino a 6 anni di carcere, oltre alla revoca immediata del beneficio ed all’impossibilità di richiederlo per 10 anni; lo stesso accade a chi lavora in grigio, ad esempio percependo dei compensi fuori busta, quindi dichiarando un reddito inferiore a quello realmente percepito, per aver diritto a un sussidio più alto.

Chi inizia a lavorare in nero o in grigio dopo aver ottenuto il reddito di cittadinanza (quindi senza dichiarare la nuova attività lavorativa e le variazioni di reddito all’Inps con l’apposito modello), rischia invece sino a 3 anni di carcere, oltre alla revoca del sussidio e all’impossibilità di richiederlo per 10 anni.

Pene e sanzioni molto severe, dunque, che dovrebbero essere più che sufficienti a scoraggiare gli illeciti in materia di Rdc, unitamente alle verifiche mirate dell’Inps, delle Entrate, della GdF, dell’Ispettorato del lavoro e delle varie autorità di controllo.

Tuttavia, il reddito di cittadinanza non cessa di far discutere: secondo il ministro Matteo Salvini, è doveroso aumentare i controlli; inoltre, lo strumento avrebbe creato non poche difficoltà agli imprenditori nel reperire lavoratori da assumere.

Secondo il viceministro dell’Economia Laura Castelli, invece, i numeri comunicati dal viceministro Garavaglia (ossia, come osservato, una percentuale di irregolarità nelle domande di Rdc pari al 70%) non corrispondono al vero, e non risulta che la Guardia di Finanza abbia fornito dati in tal senso.

In ogni caso, è opportuno ricordare che commette un illecito non solo chi percepisce l’Rdc e lavora in nero o con compensi fuori busta, ma anche chi ha ulteriori redditi e patrimoni non dichiarati (percepisce affitti o compensi di varia natura senza dichiararli, possiede denaro o beni di valore non dichiarati, etc.).


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