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Mutuo rifiutato senza motivazione

16 Agosto 2019
Mutuo rifiutato senza motivazione

La banca può negare un mutuo all’ultimo minuto dopo aver istruito tutta la pratica?

Capita non di rado che, una volta istruita la pratica per la concessione di un mutuo, la banca revochi il proprio consenso all’ultimo minuto senza fornire valide giustificazioni al cliente. Il comportamento risulta tanto più strano e immotivato se le condizioni economiche del richiedente sono solide e non prive di garanzie. In ipotesi del genere, al danno che può derivare dalla perdita del tempo e, probabilmente, anche dell’affare cui il finanziamento era indirizzato, deve fare da contraltare la responsabilità dell’istituto di credito.

Circa la possibilità di chiedere il risarcimento in caso di mutuo rifiutato senza motivazione si è pronunciata più volte la giurisprudenza e, da ultimo, il tribunale di Parma [1]. Vediamo dunque cosa fare se il mutuo viene rifiutato.

Si possono interrompere delle trattative

Si pensa, di solito, che solo i contratti scritti siano obbligatori e vincolino le parti. Ma non è così. Già quando iniziano dei rapporti tra due o più soggetti, volti alla conclusione di un accordo commerciale, e pertanto si instaurano delle trattative, scatta il dovere di comportarsi secondo buona fede. Lo dice l’articolo 1337 del codice civile che contiene una regola valida per qualsiasi tipo di contratto. In pratica, le parti, prima ancora di firmare un contratto, devono comportarsi correttamente e non nascondere nulla a loro conoscenza che potrebbe compromettere la validità dell’accordo o l’interesse altrui. Il che significa anche un generale dovere di non recedere dalle trattative quando queste sono in uno stadio avanzato e nell’altro soggetto si è formata una legittima aspettativa di conclusione dell’affare.

Marco avvia le trattative per l’acquisto di una casa. La banca gli promette il mutuo. Così Marco firma il preliminare comunicandolo al direttore della propria banca. Quest’ultimo poi, poco dopo, nega la concessione del prestito che prima aveva assicurato. L’istituto di credito è responsabile per violazione del dovere di buona fede nelle trattative.

Banca nega il mutuo all’ultimo minuto: è responsabile?

Avevamo già parlato di questo argomento nella guida Mutuo rifiutato: cosa fare? Il tribunale di Parma aggiunge un ulteriore mattone e avverte: ‘istituto bancario è responsabile per recesso ingiustificato dalle trattative solo se sussistono i seguenti presupposti:

  • tra le parti devono essere in corso trattative;
  • le stesse parti devono essere giunte ad uno stadio idoneo a far sorgere in una delle due il ragionevole affidamento sulla conclusione del contratto;
  • la controparte, cui si addebita la responsabilità, interrompa le trattative senza un giustificato motivo;
  • l’interruzione delle trattative non deve essere addebitabile al soggetto danneggiato.

Ad esempio, la semplice manifestazione di disponibilità della banca a valutare la possibilità di accordare il finanziamento richiesto, senza che sia intervenuta però alcuna una modifica delle condizioni per la stipulazione del contratto non è condizione idonea a fondare la responsabilità della banca.

La banca, insomma, deve aver spinto il proprio cliente a ritenere “cosa fatta” la concessione del mutuo, tanto da procedere con l’avvio dell’operazione commerciale a cui il finanziamento è rivolto (ad esempio l’acquisto di una casa, l’investimento in una azienda, l’assunzione di alcuni dipendenti, ecc.).

Risarcimento del danno 

Su questo tema leggi anche Se la banca rifiuta il mutuo paga i danni.

È vero che la banca, in quanto soggetto privato, non ha un obbligo di contrarre con chicchessia e, oltre a imporre determinate garanzie, può anche scegliere con chi concludere il contratto e con chi no. Ma questo potere, sia in relazione alla funzione di interesse pubblico da essa esercitata, sia in relazione agli obblighi imposti dal codice civile, trova una serie di limitazioni. Limitazioni dettate innanzitutto dalla buona fede contrattuale e dal non frustrare le speranze già ingenerate, con il proprio comportamento, nel potenziale cliente. Sicché, in caso di diniego di mutuo senza motivazione e quando ormai le trattative sono avanzate, il soggetto potrebbe eventualmente agire tanto in via giudiziaria, quanto – più celermente e in modo economico – all’Abf.

Per chiedere un risarcimento alla banca che abbia negato la concessione del mutuo all’ultimo minuto è necessario dimostrare di aver subito un danno concreto e attuale, come la perdita di un affare o il sostenimento di alcune spese. Non basta quindi la semplice “questione di principio” per fondare un’azione di responsabilità da parte dell’istituto di credito.

Prima di avviare la causa in tribunale ci si può rivolgere all’Abf con una procedura online volta a ottenere una conciliazione tra le parti. L’Abf ha spesso risolto le controversie tra istituti di credito e consumatori in favore di questi ultimi.


note

[1] Trib. Parma sez. I, 08/01/2019, n.45

Tribunale Parma sez. I, 08/01/2019, (ud. 26/09/2018, dep. 08/01/2019), n.45

Massime

Documenti correlati

Intestazione

Fatto

Concisa esposizione delle ragioni della decisione

1. Con atto di citazione ritualmente notificato in data 22 novembre 2009 GU. PI. ha convenuto in giudizio CASSA DI RISPARMIO DI PARMA E PIACENZA S.P.A. (d’ora innanzi CARIPARMA S.P.A.) domandando accertarsi l’inadempimento della convenuta agli obblighi assunti con delibera del 2 ottobre 2007 , avente ad oggetto la concessione di un “finanziamento ipotecario” richiesto dall’attore per l’acquisto di un immobile posto in Vinci (FI) e meglio identificato in atti, nonchè la condanna dell’istituto di credito al ristoro del pregiudizio patrimoniale sofferto . Ha riferito l’attore di aver domandato nel settembre 2007 a CARIPARMA, filiale di Montecatini Terme , la concessione di un mutuo per Euro 350.000,00 finalizzato all’acquisito del suddetto immobile; di aver ricevuto in data 2 ottobre 2007 comunicazione scritta con cui la convenuta annunciava la concessione del richiesto finanziamento; di aver dovuto sottoscrivere, in attesa della erogazione della somma un ulteriore finanziamento per Euro 25.000,00; di aver quindi concluso contratto preliminare di compravendita immobiliare avente ad oggetto il programmato acquisto dell’immobile e di aver intrapreso lavori di ristrutturazione per complessivi Euro 68.691,22. Ha precisato di aver ricevuto, nell’aprile 2008 in prossimità della stipulazione del contratto definitivo, rassicurazioni dalla dirigenza dell’istituto di credito riguardo la prossima concessione del richiesto finanziamento e di aver quindi contratto debiti con svariate società finanziarie per poter pagare gli importi delle imprese impegnate nella ristrutturazione dell’immobile; ha riferito di aver ricevuto nuove rassicurazioni nel mese di agosto 2008 riguardo alla imminente erogazione della somma promessa, limitatamente tuttavia all’importo di Euro 280.000,00 e di aver poi appreso, sempre nel mese di agosto 2008, in esito a convocazione presso la sede centrale di CARIPARMA, che il mutuo richiesto non sarebbe stato erogato. Ha quindi esposto di essersi trovato in gravi difficoltà finanziarie ed allegando l’inadempimento della banca agli impegni assunti, ne ha domandato la condanna al risarcimento del danno sofferto, concludendo come in epigrafe. Nella causa così radicata si è costituita in giudizio CARIPARMA opponendosi alle avverse pretese e chiedendone la reiezione; in particolare la convenuta ha eccepito come, alla luce del tenore letterale della missiva del 2 ottobre 2007 la concessione del richiesto finanziamento dovesse ritenersi subordinata alla preventiva estinzione di altro e precedente finanziamento erogato in favore del GU. e della moglie, mai avvenuta, e come, pertanto, l’istituto di credito non potesse ritenersi obbligato ad erogare le somme richieste; ha rilevato come la domanda svolta dall’attore a titolo risarcitorio dovesse in ogni caso intendersi quale domanda volta a far valere una presunta ed eventuale responsabilità precontrattuale dell’istituto di credito con conseguente limitazione del danno sofferto al cd. interesse negativo; ha infine invocato l’applicazione dell’art 1227 cod civ. con riguardo alla condotta dell’attore. Ritenuta di natura documentale la causa viene ora in decisione sulle conclusioni rassegnate dalle parti come in epigrafe

2. Nel merito la domanda proposta da GU. PI. non è fondata e deve essere rigettata.

2.1. L’accoglimento della domanda attrice presuppone, in primo luogo, il positivo accertamento della responsabilità contrattuale della convenuta per inadempimento agli obblighi assunti con riferimento alla richiesta di finanziamento ipotecario inoltrata dall’attore nel settembre 2007. Occorre quindi stabilire, alla luce della scarna documentazione in atti se tra le parti sia intervenuta la stipulazione di un contratto ed eventualmente di che tipo. Dall’unico documento ( doc 1) prodotto in giudizio da parte attrice a riscontro dell’asserito inadempimento della convenuta, risulta che con missiva del 2 ottobre 2007 ( doc 1 parte attrice), CARIPARMA ha comunicato all’attore ed alla moglie BE. BA. quanto segue:

“Egregi Signori,

abbiamo il piacere di comunicarvi che in data odierna la Direzione della nostra Banca ha deliberato la Vostra richiesta di finanziamento ipotecario di Euro 350.000,00 destinato all’acquisto dell’unità immobiliare sita in Vinci, località Ripalta strada vicinale di Ripalta a Monte.

La delibera prevede obbligatoriamente l’estinzione anticipata del finanziamento attualmente in essere n.(omissis…) del 29.05.2007.

Resta inteso che l’importo del finanziamento non potrà essere superiore all’80% del valore cauzionale di perizia, che verrà redatta da perito di fiducia della Banca.

La delibera ha scadenza 02.04.08. Vi invitiamo, pertanto, a presentarvi presso i nostri sportelli per il perfezionamento dell’operazione.

Cordiali saluti.

CARIPARMA S.P.A.

FIL MONTECATINI TERME”

Dal tenore della comunicazione sembra doversi preliminarmente escludere che la comune intenzione delle parti fosse quella di stipulare un c.d. “mutuo di scopo” , figura contrattuale autonoma e distinta da quella del mutuo in senso proprio, consistente in un contratto consensuale, oneroso ed atipico, con funzione essenzialmente creditizia, suscettibile di perfezionarsi con il solo incontro dei consensi e nel quale, a differenza di quanto si verifica nel contratto di mutuo regolato dal codice civile, la consegna di una determinata quantità di denaro costituisce l’oggetto di un’obbligazione del finanziatore, e non è elemento costitutivo del contratto ( Cass, 25810/2007; Cass. 7773/03). E’ stato infatti chiarito ( Cass. 24699/2017) che nel mutuo di scopo convenzionale è necessario che la clausola di destinazione della somma mutuata incida sulla causa del contratto, finendo per. coinvolgere direttamente anche l’interesse dell’istituto finanziatore e che qualora venga prevista nel contratto di finanziamento una destinazione delle somme erogate per esclusivo interesse del mutuatario, come nel caso che occupa, ci si trova dinnanzi ad una mera esteriorizzazione dei motivi del negozio, di per sè non comportante una modifica del tipo contrattuale, di talchè non può parlarsi di mutuo di scopo . La mera indicazione dei motivi, non accompagnata da un programma contrattuale induce pertanto ad espungere dall’orbita valutativa la figura menzionata. In realtà in esito all’esame del documento del 2 ottobre 2007, deve ritenersi che con la suddetta missiva la convenuta abbia indicato le condizioni cui avrebbe dovuto intendersi subordinata la futura stipulazione del contratto di finanziamento, in tal senso dovendosi interpretare l’invito a presentarsi presso gli “sportelli” dell’istituto di credito “per il perfezionamento dell’operazione'”. Il contratto oggetto delle trattative, denominato “finanziamento ipotecario”, sembra potersi qualificare come contratto di mutuo fondiario in considerazione del richiamo al limite di finanziabilità ( 80%) e dalla possibilità di prestazione da parte del richiedente di garanzia ipotecaria (Cass. 9511/07; Cass.4792/12) o quantomeno come mutuo ipotecario. Tuttavia dell’accettazione da parte del GUAZZIMI delle condizioni stabilite dal mutuante così come della stipulazione del contratto di finanziamento non vi è prova scritta, pur richiesta dalla natura del rapporto. Neppure può ritenersi che una stipulazione sia intervenuta attraverso la produzione in giudizio della missiva sottoscritta dalla banca da parte dell’attore. Infatti, ove si volesse attribuire alla comunicazione del 2 ottobre 2007 efficacia di scrittura privata e ritenere che il consenso del GU. alla stipulazione di un accordo con contenuto conforme alle condizioni ivi stabilite» sia stato manifestato attraverso la produzione in giudizio della scrittura suddetta, la possibilità di ravvisare l’esistenza di un contratto di mutuo, risulterebbe preclusa dalla circostanza che al momento dell’instaurazione del presente giudizio l’istituto di credito aveva pacificamente revocato il proprio consenso alla stipulazione ( Cass 5919/2016), Occorre poi considerare che il mutuo oneroso è contratto a prestazioni corrispettive ( Cass, 1861/1995) di natura reale che si perfeziona con la consegna della cosa mutuata ovvero con il conseguimento della disponibilità giuridica della stessa ( Cass. 14/2011; Cass. 17194/2015), situazione pacificamente non avvenuta nel caso che occupa. Infine ove si volesse ritenere, secondo la tesi sostenuta da parte attrice, che con la suddetta missiva la convenuta, in qualità di mutuante, si sia limitata ad accettare la richiesta di erogazione del finanziamento, a suo tempo formulata dal mutuatario e non prodotta in atti, e che un contratto di mutuo ” ordinario”, a forma libera, sia stato effettivamente stipulato tra le parti, dal tenore della comunicazione dell’ottobre 2007, deve desumersi che l’erogazione delle somme richieste, nei limiti dell’80% del valore dell’immobile, e pertanto l’efficacia del contratto di finanziamento, era comunque subordinata alla condizione sospensiva “dell’estinzione anticipata del finanziamento attualmente in essere n.(omissis…) del 29.05.2007″, da effettuarsi entro il 2 aprile 2008, Non pare in vero potersi attribuire altro significato alla previsione, contenuta nella delibera di accettazione della richiesta di finanziamento formulata dal GU AZZINI e richiamata nella comunicazione ora in esame, dell’ obbligo di estinguere anticipatamente altro e precedente finanziamento erogato nei confronti dei coniugi GU.-BE.. La tesi sostenuta da parte attrice, ( memoria 183 comma VI n. 1 pag ) circa l’esistenza di un accordo, contestuale alla stipulazione, in base al quale l’estinzione anticipata del precedente finanziamento, avrebbe dovuto essere effettuata dal GU. destinando a tale scopo parte della provvista derivante dal secondo e più consistente finanziamento, al fine di evitare ” il cumulo dei due mutui” ed un’eccessiva esposizione dell’istituto di credito, non ha trovato alcun riscontro probatorio in atti. Si osserva in proposito che parte attrice , nonostante l’esistenza di “un principio di prova per iscritto” ( missiva del 2 ottobre 2007) e l’evidente ammissibilità sul punto della prova per testi ai sensi di quanto disposto dall’art 2724 n 1 cod civ., non ha in alcun modo chiesto di provare l’esistenza del suddetto accordo, ne ha dedotto alcun capitolo di prova al riguardo. Ciò posto, è pacifico che il finanziamento erogato in data 29 maggio 2007 non sia stato estinto dal GU., nè entro il 2 aprile 2008 nè successivamente con conseguente inefficacia dell’accordo ipotizzato dall’attore. A conclusioni identiche deve poi pervenirsi qualora l’intera vicenda venga inquadrata nella fattispecie della promessa di mutuo, ipotizzando che l’istituto di credito si sia in un primo tempo vincolato all’erogazione del mutuo , successivamente rifiutando l’adempimento dell’accordo ad effetti obbligatori. Per le ragioni in precedenza esposte deve ritenersi, anche in siffatta ipotesi, che la stipulazione e comunque la conclusione del contratto di mutuo sia stata dalla convenuta subordinata alla preventiva estinzione del precedente finanziamento del 29 maggio 2007, di talchè il mancato soddisfacimento della suddetta condizione entro il termine stabilito, ha reso legittimo da parte di CARIPARMA il rifiuto dell’adempimento anche alla luce del disposto dell’art. 1822 cod. civ., dovendosi ravvisare nella condotta di parte attrice i sintomi di una situazione patrimoniale tale da rendere “notevolmente difficile la restituzione” di un eventuale finanziamento. Alla luce delle considerazioni che precedono, deve escludersi pertanto la responsabilità contrattuale dell’istituto di credito non avendo l’attore offerto adeguata prova dell’intervenuta stipulazione tra le parti di un contratto di mutuo nè dell’efficacia dell’accordo richiamato nella missiva del 2 ottobre 2007 o dell’inadempimento da parte della banca di una preliminare promessa di mutuo.

2.2 Sul diverso versante di un’eventuale responsabilità extracontrattuale della banca e segnatamente di un’eventuale responsabilità precontrattuale per recesso ingiustificato dalle trattative ex art 1337 cod civ., viene in considerazione la condotta posta in essere dall’istituto di credito successivamente al 2 aprile 2008, data di scadenza della delibera richiamata nella missiva del 2 ottobre 2007. Come è noto, il recesso delle trattative può essere causa di responsabilità precontrattuale quando sia privo di giustificato motivo. Perchè, in tal caso, possa ritenersi integrata la suddetta responsabilità , è necessario che tra le parti siano in corso trattative; che le trattative siano giunte ad uno stadio idoneo a far sorgere nella parte che invoca l’altrui responsabilità il ragionevole affidamento sulla conclusione del contratto; che la controparte, cui si addebita la responsabilità, le interrompa senza un giustificato motivo; che, infine, pur nell’ordinaria diligenza della parte che invoca la responsabilità, non sussistano fatti idonei ad escludere il suo ragionevole affidamento nella conclusione del contratto (così Cass 4718/2016 in motivazione). Nella vicenda che occupa, pur dovendosi ritenere che la convenuta abbia manifestato disponibilità a valutare la possibilità di accordare il finanziamento richiesto da GU. PI. anche successivamente al 2 aprile 2008 ( il dato è pacifico) non vi sono elementi per ritenere che nel corso delle trattative successive a tale scadenza le condizioni per la stipulazione del contratto e per l’erogazione delle somme siano state differenti da quelle menzionate nella comunicazione più volte richiamata. Condizione essenziale per la concessione della somma richiesta a titolo di mutuo, avrebbe dovuto essere la preventiva estinzione del finanziamento acceso in data 29 maggio 2007; nè al riguardo parte attrice ha fornito elementi idonei a suffragare o ha chiesto di provare una tesi differente. Come già osservato, l’attore non ha provveduto ad estinguere tale finanziamento anteriormente al recesso della banca ( agosto 2008), deve pertanto escludersi che le trattative siano pervenute ad uno stadio tanto avanzato da radicare in lui il ragionevole affidamento circa la conclusione dell’affare così come, di conseguenza , deve escludersi la responsabilità precontrattuale dell’istituto di credito ex art. 1337 c.c.. Si osserva infine che il pregiudizio patrimoniale suscettibile di ristoro, in caso di responsabilità precontrattuale, si estende, nei limiti del cosiddetto interesse negativo, a tutte le conseguenze immediate e dirette della violazione del dovere di comportarsi secondo buona fede nella fase preparatoria del contratto, secondo i criteri stabiliti dagli artt. 1223 e 2056 c.c., e comprende tanto le spese inutilmente sostenute in relazione alle trattative, quanto la perdita subita dalla parte per non aver usufruito delle occasioni presentatesi nel corso delle trattative, di stipulare un altro contratto, ove la sua mancata conclusione si manifesti come conseguenza immediata e diretta dell’illegittimo comportamento della controparte,. Il primo pregiudizio – che integra un danno emergente – si configura anche nell’ipotesi in cui abbia luogo la semplice contrazione di un impegno di spesa ( Cass. 4718/2016 cit.); il diritto al risarcimento dipende dall’inerenza dell’attività svolta, causa della spesa di cui si domanda il ristoro, alla trattativa ingiustificatamente interrotta. Con riguardo alle “componenti ” del danno di cui parte attrice domanda il ristoro, si osserva allora come esse consistano essenzialmente nelle spese per la ristrutturazione dell’immobile ( docc. 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13,14,15,16,17 attore) in tesi, sostenute inutilmente a causa del recesso ingiustificato della banca. Occorre tuttavia rilevare come le spese sostenute da GU. PI., anche ipotizzando la responsabilità della convenuta, non possano considerarsi, nel senso sopra precisato, spese inerenti le trattative successivamente interrotte, non trovando causa in esse. Basti al riguardo osservare che la stipulazione del preliminare di compravendita immobiliare avente ad oggetto l’immobile posto in Vinci, è avvenuta in data 13 luglio 2007 ( doc 8 convenuta), e che l’immobile , così come risulta dalla perizia a firma geom. PA. MO. allegata dall’attore a corredo della memoria 183 comma VI n, 2 c.p.c. del 18 giugno 2010, era già in corso di ristrutturazione in data 11 settembre 2007 ( data di presunta fine lavori 31 dicembre 2007), vaie a dire anteriormente alla richiesta di concessione del mutuo. Tra le spese di cui l’attore ha domandato il ristoro rientrano poi esborsi sostenuti successivamente al recesso della banca ( doc 11,12,13,14,15,16). La domanda attrice deve essere dunque rigettata.

3. Le spese di lite seguono la soccombenza. Quanto alla misura delle spese, le stesse vanno liquidate così come da dispositivo e con riferimento al D.M. n. 55/2014, disciplina da utilizzare per tutte le liquidazioni successive alla sua entrata in vigore così come previsto dall’art, 28 (cfr. anche la giurisprudenza consolidata di Cass. Sez, Un. nn. 17405-6/2012, Cass. nn. 18473/2012, 18551/2012, 18920/2012, ritenuta costituzionalmente non illegittima da Corte Cost ord. n. 261/2013, formatasi sotto il vigore del precedente D.M. n. 140/2012 ma sicuramente applicabile anche al successivo D.M. 55/2014/ con riferimento al valore della causa, nella specie indeterminabile , e tenendo a mente un valore prossimo a quelli medi per ciascuna delle fasi di studio, di introduzione ed istruttoria, e prossimo ai minimi per la fase decisoria, tenuto conto della ridotta attività delle parti.

PQM

P.Q.M.

Il Tribunale di Parma, respinta ogni contraria istanza ed eccezione, definitivamente pronunciando così provvede:

– RIGETTA la domanda proposta da GU. PI.;

– CONDANNA l’attore al pagamento delle spese di lite che liquida in favore della convenuta in Euro 5.871,00 oltre 15% per spese generali IVA e CPA come per legge;

Così deciso in Parma, in data 26 settembre 2018.


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