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Risarcimento danno emotrasfusione: ultime sentenze

16 Agosto 2019
Risarcimento danno emotrasfusione: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: danno da emotrasfusione; risarcimento del danno da emotrasfusioni; presentazione domanda di indennizzo; onere probatorio; decorrenza del termine prescrizionale; presunzioni; responsabilità civile; medici; paramedici; contagio; malattia; responsabilità medica; risarcimento del danno non patrimoniale; presunzione del danno morale; liquidazione equitativa del danno.

Emotrasfusione con sangue infetto: risarcimento del danno alla salute

In tema di risarcimento del danno alla salute causato da emotrasfusione con sangue infetto, ai fini dell’individuazione dell’ “exordium praescriptionis”, una volta dimostrata dalla vittima la data di  presentazione della domanda amministrativa di erogazione dell’indennizzo previsto dalla l. n. 210 del  1992, spetta alla controparte dimostrare che già prima di quella data il danneggiato conosceva o poteva conoscere, con l’ordinaria diligenza, l’esistenza della malattia e la sua riconducibilità causale alla  trasfusione anche per mezzo di presunzioni semplici, sempre che il fatto noto dal quale risalire a quello  ignoto sia circostanza obiettivamente certa e non mera ipotesi o congettura, pena la violazione del  divieto del ricorso alle “praesumptiones de praesumpto”.

(Nella specie la Corte ha ritenuto che il fatto noto non potesse essere desunto dalla mera preesistenza della malattia, al fine di stabilire il dies a quo  della prescrizione).

Cassazione civile sez. III, 28/06/2019, n.17421

Riconducibilità del contagio ad un’emotrasfusione: occorre la prova?

In tema di giudizio relativo al risarcimento del danno da emotrasfusioni, promosso dal danneggiato contro il ministero della Salute, l’accertamento della riconducibilità del contagio a una emotrasfusione compiuto dalla Commissione di cui all’articolo 4 della legge n. 210 del 1992 e in base al quale è stato  riconosciuto l’indennizzo ai sensi della detta legge ­ non può essere messo in discussione dal ministero, quanto alla riconducibilità del contagio alla trasfusione o alle trasfusioni individuate come causative del  contagio e il giudice deve ritenere detto fatto indiscutibile e non bisognoso di prova, in quanto, essendo  la Commissione organo dello Stato, l’accertamento è da ritenere imputabile allo stesso ministero.

(Principio enunciato in motivazione, ai sensi dell’articolo 384 del codice di procedura civile).

Cassazione civile sez. III, 15/06/2018, n.15734

Termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno

In aderenza al principio di conoscibilità del danno, il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno da parte di chi assume di aver contratto per contagio una malattia (nel caso specifico epatite C a seguito di trasfusione) per fatto doloso o colposo di un terzo decorre non dal giorno in cui il terzo determina la modificazione causativa del danno o dal momento in cui la malattia si manifesta  all’esterno, bensì da quello in cui tale malattia viene percepita o può essere percepita, quale danno  ingiusto conseguente al comportamento del terzo, usando l’ordinaria diligenza e tenendo conto della  diffusione delle conoscenze scientifiche.

Ciò considerato, l’accertamento di fatto, rimesso al Giudice del merito, sull’inizio della decorrenza dei termini prescrizionali quinquennale (nei confronti del ministero della Salute) e decennale (nei confronti dell’Azienda Ospedaliera) del diritto al risarcimento del danno in esito a emotrasfusione non può prescindere dal fatto noto dell’oggettiva conoscenza della malattia da parte del danneggiato; fatto quest’ultimo su cui dover poi costruire il giudizio di inferenza circa il  momento in cui il danneggiato ha avuto consapevolezza (secondo l’ordinaria diligenza, ma senza che la verifica trasmodi in un’indagine di tipo psicologico) del pregiudizio patito, così per poter, infine,  apprezzare l’efficacia interruttiva della prescrizione recata dagli atti a tal fine compiuti dal danneggiato medesimo, e dovendosi, pertanto, escludere che la consapevolezza del danneggiato circa la  correlazione tra malattia e trasfusioni possa essere ragionevolmente retrodatata in epoca precedente  alla stessa conoscenza, effettiva e certa, della prima, individuante il fatto noto dal quale è dato  apprezzare la decorrenza dei termini prescrizionali.

Cassazione civile sez. III, 29/03/2018, n.7776

La liquidazione della lesione patita per l’emotrasfusione

Valutato il danno patito da emotrasfusione alla stregua delle tabelle redatte dal tribunale di Milano, vi è  a tal punto da precisare che, tenuto conto che il trasfuso è deceduto prima di raggiungere l’aspettativa  di vita considerata dalla tabella, il risarcimento va liquidato non più con riferimento alla durata probabile  della vita futura del soggetto, ma alla sua durata effettiva.

Ai fini della sua quantificazione, la Corte, in linea con i precedenti di questa sezione, ritiene di dover far ricorso, piuttosto che al criterio empirico,  per ciò stesso inadeguato, adottato dal primo Giudice, al metodo della proporzione, secondo cui il  danno che sarebbe liquidato a persona vivente sta al numero di anni che il danneggiato avrebbe  vissuto secondo le statistiche di mortalità come il risarcimento da liquidare alla persona defunta sta al  lasso di tempo da questa effettivamente vissuto tra l’infortunio e la morte.

Corte appello Catania sez. I, 20/03/2018, n.639

Invalidità temporanea parziale 

In caso di invalidità temporanea parziale conseguente ad una infezione di epatite C dovuta a  emotrasfusione, il danno morale, consistente nel turbamento psichico transitorio e soggettivo  conseguente al sinistro, si deve ritenere sussistente in via presuntiva e liquidabile equitativamente ex  art. 1226 c.c. Al contrario, il danno esistenziale, consistente in una alterazione permanente delle  abitudini di vita e degli assetti relazionali del danneggiato, deve essere specificatamente dimostrato,  non essendo sufficiente a tal fine la mera prova della lesione di un diritto fondamentale.

Tribunale Roma sez. II, 07/01/2018, n.46726

Nesso causale nelle emotrasfusioni: si commisura alla causalità penale?

In punto di danno da emotrasfusione, la fonte costitutiva primaria della responsabilità del Ministero è  rappresentata dal principio generale del neminem laedere. L’art. 2043 cod. civ. subordina il  risarcimento del danno alla positiva dimostrazione degli elementi costitutivi dell’illecito, ossia la condotta dolosa o colposa del danneggiante, l’evento, il nesso di causalità tra la condotta e l’evento ed i danni  che ne sono derivati, il cui nesso è regolato dal principio di cui agli artt. 40 e 41 cod. pen.

Tribunale Bari sez. III, 22/03/2017, n.1571

Danno da trasfusione infetta e indennizzo

Deve scomputarsi l’indennizzo già corrisposto al danneggiato (da emotrasfusione) dalle somme  liquidabili a titolo di risarcimento del danno, al fine di evitare un ingiustificato arricchimento consistente  nel porre a carico di un medesimo soggetto (il Ministero) due diverse attribuzioni patrimoniali in  relazione al medesimo fatto lesivo.

Tribunale Bari sez. III, 15/09/2016, n.4617

Responsabilità medica da emotrasfusione

In caso di responsabilità medica da emotrasfusione, l’indennità corrisposta al danneggiato ex l. n.  210/1992 deve essere scomputata dalle somme liquidabili a titolo di risarcimento. L’applicazione  della compensatio lucri cum damno all’attribuzione indennitaria comporta che si tratti di eccezione in  senso lato, come tale rilevabile d’ufficio e proponibile per la prima volta in appello.

Corte appello Torino sez. IV, 12/05/2016, n.786

Danno da emotrasfusione

Deve escludersi che l’eventuale illegittimità del diniego ministeriale a transare in relazione al danno da  emotrasfusione, rispetto alle regole che la stessa Amministrazione si è data, e l’eventuale illegittimità  derivata dalla ipotetica illegittimità di queste stesse regole integri una lite sul diritto soggettivo al  risarcimento: si tratta, infatti, di una lite che concerne una situazione giuridica soggettiva ritenuta di  interesse legittimo all’osservanza della normativa secondaria concernente la procedura transattiva,  appunto lesa dal diniego dell’Amministrazione alla transazione, che non incide, invece, sul diritto  soggettivo al risarcimento, di talché l’impugnazione del diniego medesimo non rientra nella giurisdizione del Giudice ordinario ma in quella del Giudice amministrativo.

Cassazione civile sez. un., 03/02/2016, n.2050

Attività soggette a vigilanza sanitaria: ­trasfusione del sangue

Nelle ipotesi di contagio da emotrasfusione con sangue infetto, dal risarcimento del danno  extracontrattuale, cagionato dalla condotta omissiva e colpevole del Ministero della salute, può essere  interamente scomputato l’indennizzo già corrisposto ai sensi della l. n. 210 del 1992, in applicazione del principio “compensato lucri cum damno”.

Corte appello Firenze, 15/04/2015, n.695

Lesione dell’integrità fisica dovuta a emotrasfusione

In caso di risarcimento del danno, ai sensi dell’art. 2043 c.c., per la lesione dell’integrità fisica dovuta a  emotrasfusione e somministrazione di sangue infetto, al risarcimento del danno va scorporata la  somma già prevista per l’indennizzo corrisposto ai sensi della l. n. 210 del 1992, onde evitare una  locupletatio iniusta a favore del danneggiato, venendo altrimenti la vittima a godere di un ingiustificato  arricchimento consistente nel porre a carico di un medesimo soggetto due diverse attribuzioni  patrimoniali in relazione al medesimo fatto lesivo.

Tribunale Firenze sez. II, 14/01/2015, n.76

Omessa adozione di adeguate misure di emovigilanza

In tema di risarcimento da emotrasfusione infetta, la “compensatio lucri cum damno” tra l’indennizzo  corrisposto al danneggiato ai sensi dell’art. 1 Legge 25 febbraio 1992, n. 210 e il risarcimento richiesto  al Ministero della Sanità per l’omessa adozione di adeguate misure di emovigilanza, integra  un’eccezione in senso lato, rilevabile d’ufficio e proponibile per la prima volta anche in appello.

Cassazione civile sez. III, 20/01/2014, n.991



1 Commento

  1. Gentilmente chiedo, in merito a quanto da voi scritto in questo articolo circa i termini di prescrizione, cosa si intenda per “bensì da quello in cui tale malattia viene percepita o può essere percepita”. Grazie

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