L’esperto | Articoli

Pensione inabilità Inps: ultime sentenze

16 Agosto 2019
Pensione inabilità Inps: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: prestazioni assistenziali; pensione d’inabilità; assegno d’invalidità; requisiti economico e di incollocazione; elementi costitutivi della pretesa; rilevabilità d’ufficio; erogazione della pensione Inps in favore dei ciechi; requisito sanitario; requisito contributivo. 

Liquidazione della pensione di inabilità civile

Qualora l’INPS, esaminato il ricorso e la documentazione allegata, accolga la domanda in autotutela,  disponendo la liquidazione della pensione di inabilità civile al richiedente, conformemente alle risultanze dell’accertamento sanitario, deve essere dichiarata la cessazione della materia del contendere ed in  applicazione del principio di soccombenza virtuale, in assenza di motivi di deroga allo stesso, INPS  deve essere condannato al pagamento delle spese di lite in favore del richiedente.

Tribunale Milano sez. lav., 20/07/2018, n.2090

Quali sono gli elementi necessari per la pensione d’inabilità?

In materia di pensione d’inabilità o di assegno d’invalidità, rispettivamente previsti, a favore degli invalidi civili (totali o parziali) dagli art. 12 e 13 l. n. 118 del 1971, il cosiddetto requisito economico ed il  requisito dell’incollocazione integrano (diversamente da quello reddituale per le prestazioni  pensionistiche dell’Inps) un elemento costitutivo della pretesa, la mancanza del quale è deducibile o  rilevabile d’ufficio in qualsiasi stato e grado del giudizio.

Tale deducibilità o rilevabilità d’ufficio è, peraltro, da rapportare alle preclusioni determinatesi nel processo e, in particolare, a quella derivante  dal giudicato interno formatosi ­ ove il giudice di primo grado abbia accolto la domanda all’esito della  verifica del solo requisito sanitario ­ per effetto della mancata impugnazione della decisione implicita  (siccome relativa ad un indispensabile premessa o presupposto logico­giuridico della pronuncia) in ordine all’esistenza del requisito economico; mentre, ove il giudice di primo grado abbia rigettato la  domanda (senza alcuna pronuncia sul requisito economico) e l’interessato abbia appellato in ordine  all’esclusione della sussistenza del requisito sanitario, la carenza del requisito economico è deducibile  (anche) per la prima volta in appello, o rilevabile d’ufficio dal giudice di secondo, del quale il ministero dell’Interno può censurare, con ricorso per cassazione, la decisione ­ espressa o implicita ­ in ordine  alla sussistenza dello stesso requisito economico o dell’incollocazione, deducendo, con riguardo al  caso di decisione implicita, il vizio di omesso esame di un punto decisivo.

Cassazione civile sez. VI, 10/05/2017, n.11443

Il diritto alla pensione non reversibile per i ciechi civili

La pensione non reversibile per i ciechi civili assoluti di cui all’art. 7 legge n. 66 del 1962, è erogata a  condizione della permanenza in capo al beneficiario dello stato di bisogno economico, trattandosi di  prestazione assistenziale rientrante nell’ambito di cui all’art. 38, primo comma, Cost., con conseguente  cessazione dell’erogazione al superamento del limite di reddito previsto per la pensione di inabilità di  cui all’art. 12 della legge n. 118 del 1971 di conversione del d.l. n. 5 del 1971, dovendosi ritenere  inapplicabili a detta prestazione sia l’art. 68 della legge n. 153 del 1969, dettato per la pensione di  invalidità erogata dall’INPS, sia l’art. 8, comma 1 bis, del d.l. n. 463 del 1983, convertito con  modificazioni in legge n. 638 del 1983, che consentono l’erogazione della pensione INPS in favore dei  ciechi che abbiano recuperato la capacità lavorativa, trattandosi di norme di stretta interpretazione, il  cui fondamento si rinviene nella diversa disposizione di cui all’art. 38, secondo comma, Cost., intese a  favorire il reinserimento dei pensionato cieco nel mondo del lavoro senza che subisca la perdita della  pensione e, dunque, insuscettibili di applicazione analogica.

Cassazione civile sez. lav., 29/08/2016, n.17398

Pensione non reversibile per i ciechi civili assoluti e stato di bisogno economico 

La pensione non reversibile per i ciechi civili assoluti di cui all’art. 7 della l. n. 66 del 1962, è erogata a  condizione della permanenza in capo al beneficiario dello stato di bisogno economico, trattandosi di  prestazione assistenziale rientrante nell’ambito di cui all’art. 38, comma 1, Cost., sicché l’erogazione  della prestazione cessa al superamento del limite di reddito previsto per la pensione di inabilità di cui  all’art. 12 della l. n. 118 del 1971, di conversione del d.l. n. 5 del 1971, dovendosi ritenere inapplicabili  sia l’art. 68 della l. n 153 del 1969, dettato per la pensione di invalidità erogata dall’INPS, sia l’art. 8,  comma 1 bis, del d.l. n. 463 del 1983, conv. con modif. in l. n. 638 del 1983, che consentono  l’erogazione della pensione INPS in favore dei ciechi che abbiano recuperato la capacità lavorativa,  trattandosi di norme di stretta interpretazione, intese a favorire il reinserimento del pensionato cieco nel mondo del lavoro senza che subisca la perdita della pensione e il cui fondamento si rinviene nella diversa disposizione di cui all’art. 38, comma 2, Cost., e, dunque, insuscettibili di applicazione  analogica.

Cassazione civile sez. VI, 03/08/2016, n.16133

Pensione di invalidità: requisiti

In materia di pensione di inabilità di cui all’art 2 della l. n. 222 del 1984, il requisito sanitario e quello  contributivo integrano gli unici elementi costitutivi del diritto, mentre i fatti cui si riferiscono i commi 2 e 5 della medesima disposizione ne rappresentano semplici “conditiones iuris”, eventualmente ostative alla erogazione del trattamento economico, sicché, verificata la sussistenza dei requisiti per l’insorgenza del diritto, ove sia stata ritualmente proposta dall’INPS un’eccezione di svolgimento di attività lavorativa da  parte dell’assicurato, il relativo accertamento è indispensabile ai fini dell’individuazione della decorrenza della prestazione.

Cassazione civile sez. VI, 03/11/2015, n.22406

Cittadino straniero: la pensione d’inabilità e l’assegno d’invalidità

Il cittadino straniero, anche se titolare del solo permesso di soggiorno, ha il diritto di vedersi attribuire l’indennità di accompagnamento, la pensione d’inabilità e l’assegno d’invalidità, ove ne ricorrano le  condizioni previste dalla legge, essendo stata espunta, per effetto delle pronunce della Corte  costituzionale n. 306 del 2008, n. 11 del 2009 e n. 187 dei 2010, l’ulteriore condizione costituita dalla  necessità della carta di soggiorno (respinta la tesi difensiva dell’Inps che aveva negato ad una cittadina  marocchina il riconoscimento dell’assegno di invalidità sull’assunto che al deducente difettasse il  requisito del possesso della carta di soggiorno di cui all’art. 80 comma 19 della legge n. 388 del 2000).

Cassazione civile sez. lav., 11/05/2015, n.9478

Accertamento tecnico preventivo previdenziale

Nel caso di accertamento tecnico preventivo previdenziale proposto in riferimento a due diverse  prestazioni e di accertamento del requisito sanitario di una soltanto, ciascuna parte ha interesse a  contestare le conclusioni del consulente tecnico e a proporre il ricorso introduttivo del giudizio (nella  specie, è stata cassata la sentenza di merito che, definendo un procedimento avente come oggetto sia  la pensione di inabilità civile sia l’indennità di accompagnamento, aveva negato l’interesse dell’Inps a contestare l’accertamento del requisito sanitario della sola prestazione ex lege n. 118 del 1971 e aveva  dichiarato l’inammissibilità del successivo ricorso presentato dall’ente gestore ai sensi dell’art. 445 bis,  comma 6, c.p.c.).

Cassazione civile sez. lav., 27/04/2015, n.8533

Erogazione pensione Inps e superamento del limite di reddito

La pensione non reversibile per i ciechi civili (assoluti o parziali) di cui agli artt. 7 e 8 della legge 10  febbraio 1962, n. 66, è erogata a condizione della permanenza in capo al beneficiario dello stato di  bisogno economico, trattandosi di prestazione assistenziale rientrante nell’ambito di cui all’art. 38, primo comma, Cost., con conseguente cessazione dell’erogazione al superamento del limite di reddito previsto per la pensione di inabilità di cui all’art. 12 della legge 30 marzo 1971, n. 118 di conversione  del D.L. del 30 gennaio 1971, n. 5, dovendosi ritenere inapplicabili a detta prestazione sia l’art. 68 della  legge 30 aprile 1969, n. 153, dettato per la pensione di invalidità erogata dall’I.N.P.S., sia l’art. 8,  comma 1 bis, del D.L. 12 settembre 1983, n. 463, convertito con modificazioni in legge 11 novembre  1983, n. 638, che consentono l’erogazione della pensione I.N.P.S. in favore dei ciechi che abbiano  recuperato la capacità lavorativa, trattandosi di norme di stretta interpretazione, il cui fondamento si  rinviene nella diversa disposizione di cui all’art. 38, secondo comma, Cost., intese a favorire il  reinserimento del pensionato cieco nel mondo del lavoro senza che subisca la perdita della pensione e, dunque, insuscettibili di applicazione analogica.

Cassazione civile sez. VI, 12/02/2015, n.2812

Chi può beneficiare della pensione di inabilità civile?

La pensione non reversibile prevista dagli art. 7 e 8 l. 10 febbraio 1962 n. 66, avendo natura di  prestazione assistenziale concessa ai maggiorenni ciechi assoluti o ai soggetti di ogni età ciechi parziali che si trovino in stato di bisogno economico, cessa qualora l’assistito superi il limite di reddito previsto  per beneficiare della pensione di inabilità civile, non potendo applicarsi l’art. 68 l. 30 aprile 1969 n. 153  e l’art. 8, comma 1 bis, d.l. 12 settembre 1983 n. 463, conv., con modificazioni, in l. 11 novembre 1983  n. 638, che consentono l’erogazione della pensione di invalidità Inps in favore dei ciechi che abbiano  recuperato la capacità lavorativa divenendo titolari di un reddito da lavoro.

Cassazione civile sez. VI, 11/11/2014, n.24004

Domanda di pensione d’inabilità

È procedibile la domanda di pensione di inabilità ex lege 222/84 non preceduta dall’istanza di  accertamento tecnico preventivo, se nella fase amministrativa l’Inps abbia riconosciuto l’incapacità  lavorativa totale e abbia contestato esclusivamente il requisito contributivo (nella specie, il tribunale ha  accolto la domanda senza procedere ad atti di istruzione, perché l’Inps nel giudizio aveva dismesso il  motivo di diniego basato sulla contribuzione e aveva sollevato soltanto una generica eccezione circa il  requisito sanitario).

Tribunale Taranto, 22/05/2014

Rendita vitalizia e  assegno mensile di assistenza per invalidità parziale

In tema di prestazioni assistenziali, l’art. 3, comma 1, l. n. 407 del 1990 non consente, al di là delle  eccezioni espressamente previste, il cumulo tra prestazioni a carattere diretto, concesse a seguito di  invalidità contratte per causa di lavoro o servizio, e prestazioni assistenziali (nella specie, tra rendita  vitalizia erogata dall’Inail e assegno mensile di assistenza corrisposto dall’Inps a soggetti solo  parzialmente invalidi), senza che assuma importanza la diversità dell’evento menomativo della capacità di lavoro rispetto all’infermità rilevante per l’attribuzione dell’assegno per l’invalidità, atteso che detta
disposizione prescinde da ogni distinzione in merito all’identità degli eventi invalidanti e non è  configurabile una interpretazione estensiva od analogica dell’art. 1, comma 43, l. n. 335 del 1995 ­ che  consente la contemporanea erogazione della rendita vitalizia liquidata ai sensi d.P.R. n. 1124 del 1965  e della pensione di inabilità ove siano originate da eventi differenti ­ riguardando la previsione le sole  prestazioni previdenziali a carico dell’assicurazione generale obbligatoria, e non anche le prestazioni  assistenziali.

Né sono fondati i dubbi di legittimità costituzionale in relazione agli art. 3 e 38 cost. restando rimessa al legislatore, nella materia assistenziale, la valutazione, commisurata anche alle  esigenze di finanza pubblica, della compatibilità dell’erogazione con altre prestazioni.

Cassazione civile sez. lav., 10/02/2011, n.3240

Titolarità della pensione d’inabilità civile

In tema di assistenza pubblica, la disposizione di cui all’art. 8 d.lg. 23 novembre 1988 n. 509 ­ secondo  cui alla titolarità della pensione di inabilità civile (art. 12 l. 30 marzo 1971 n. 118) e dell’assegno di  invalidità civile (art. 13 della medesima legge) si sostituisce, al compimento dei sessantacinque anni, la  titolarità della pensione sociale a carico dell’Inps ­ presuppone che, prima del compimento di detta età,  si sia in possesso della prestazione assistenziale, in modo da attuare la “sostituzione”; qualora, invece,  non sia titolare di alcun trattamento previdenziale, al compimento dei sessantacinque anni l’interessato  in possesso dei requisiti reddituali prescritti, può direttamente chiedere all’Inps l’erogazione della  pensione sociale, senza necessità di alcun accertamento sull’esistenza dell’invalidità.

Cassazione civile sez. lav., 19/11/2010, n.23481



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube