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Come giustificare soldi in nero

16 Agosto 2019
Come giustificare soldi in nero

Accertamenti fiscali: come sconfiggere le presunzioni dell’Agenzia delle Entrate e dimostrare la propria regolarità.

Poni il caso che l’Agenzia delle Entrate ti contesti il fatto di disporre di soldi in nero e che tu voglia dimostrare il contrario, ossia di essere in regola e di aver pagato le tasse come ogni altro contribuente. Cosa potresti fare per difenderti? A prescindere dal tipo di accertamento ricevuto, le motivazioni da fornire al fisco sono sempre le stesse e devono essere suffragate da un largo margine di “certezza”: non quindi semplici affermazioni, ma prove scritte.

Chi non riesce a fornire tali dimostrazioni viene considerato – a torto o a ragione – evasore fiscale. Ecco perché è necessario sapere come giustificare i soldi in nero. Il rischio non è certo un processo penale (salvo che il reddito evaso sia superiore al 10% di quello totale e le imposte non versate siano più di 150mila euro), ma la tassazione delle somme in questione, oltre ovviamente alle sanzioni.

La questione è molto delicata: più di una volta la legge accorda all’Agenzia delle Entrate un potere di presumere l’evasione sulla base di semplici “indizi” (le cosiddette «presunzioni»), scaricando sul contribuente il cosiddetto “onere della prova contraria”.

In questo modo, se anche la presunzione dell’ufficio delle imposte è sbagliata, in assenza di una valida difesa si corre il rischio di soccombere e di pagare ciò che invece non è dovuto allo Stato.

Luca ha ricevuto dalla nonna cinque mila euro. L’anziana donna aveva conservato tutti questi soldi sotto il materasso, come un tempo si faceva. Ottenuto il denaro, Luca decide di versarlo sul proprio conto corrente. Ma l’Agenzia delle Entrate se ne accorge e gli chiede spiegazioni. Luca non riesce a giustificarsi perché la somma gli è stata consegnata a mani. Peraltro, il fatto di rivelare tale circostanza lo esporrebbe alle sanzioni relative al trasferimento di contanti oltre la soglia di legge (attualmente 3mila euro). Così Luca decide di aderire all’accertamento fiscale e di pagare le tasse su tale importo (per quanto, di norma, sarebbe invece esente perché frutto di una donazione in linea retta) e le relative sanzioni.

Insomma, se con il concetto di «nero» intendiamo sia il denaro sottratto al fisco, quanto quello che, pur di provenienza lecita, non si riesce a motivare, è chiaro che chiedersi come giustificare soldi in nero assume una valenza tutt’altro che illecita. E del resto è la stessa legge (il testo unico sulle imposte sui redditi) a spiegare come dimostrare la propria correttezza in casi come questi. Vediamoli.

Gli accertamenti del fisco: come si scova il nero

L’Agenzia delle Entrate dispone di tanti strumenti per accertare l’esistenza del nero in capo alle persone fisiche. Uno di questi è, ad esempio, il redditometro. Si tratta di un software in grado di misurare le spese sostenute dal contribuente in un anno d’imposta e di confrontarle con il reddito dichiarato: se le prime dovessero essere superiori di oltre il 20% rispetto alle seconde, scatta la «presunzione di nero». L’interessato viene chiamato presso l’ufficio a difendersi e se le sue motivazioni non vengono ritenute sufficienti scatta l’accertamento.

Marco, giovane disoccupato, ha comprato un’auto con i soldi del papà che però gli sono stati dati in contanti. Con questo denaro Marco acquista un’auto e se l’intesta. L’Agenzia delle Entrate rileva l’incongruenza: come può una persona senza reddito acquistare un bene così costoso? Così chiede spiegazioni a Marco il quale non ha un documento per dimostrare la donazione del genitore. Marco sarà quindi oggetto di un accertamento fiscale.

Altri controlli sono quelli sulle dichiarazioni dei redditi che, spesso, non vengono presentate pur a fronte dell’intestazione di beni di cospicuo valore.

Rosalia non ha mai presentato una dichiarazione dei redditi in vita sua. Un giorno conclude un contratto di affitto che viene regolarmente registrato. L’Agenzia delle entrate rileva l’anomalia e avvia un procedimento di accertamento contro Rosalia.

Un secondo tipo di accertamento avviene tramite l’anagrafe dei conti correnti: tutti i bonifici ricevuti sul conto di cui non si riesce a fornire una valida spiegazione si presumono frutto di compensi lavorativi e, quindi, di reddito. In buona sostanza il fisco può presumere che tutti i soldi accreditati in banca, che non hanno una corrispondente voce nella dichiarazione dei redditi, costituiscono «nero».

Antonio riceve da un amico un bonifico bancario di 2mila euro. I due però non siglano alcun documento scritto in cui giustificano il versamento. Per l’Agenzia delle Entrate si tratta quindi di un compenso per un’attività prestata da Antonio. Poiché di tali soldi non v’è traccia nella dichiarazione dei redditi, il funzionario del fisco ritiene che si tratti di nero e lo tassa.

Un ulteriore tipo di accertamento è il risparmiometro, di recente introduzione, che altro non è che un potenziamento dell’Anagrafe dei conti correnti. Quando risulta che un contribuente non preleva mai soldi dal conto corrente e che, nella dichiarazione dei redditi, non sono indicati altri redditi se non quelli accreditati in banca, l’Agenzia delle Entrate può presumere che vi sia un’evasione fiscale.

Giovanni, lavoratore dipendente presso un’azienda, riceve mensilmente lo stipendio sul conto, così come la legge prescrive. A fine anno però Giovanni non ha mai fatto un prelievo da tale conto. Come avrà pagato le bollette, le tasse, la spesa quotidiana? Per l’Agenzia delle Entrate, Giovanni ha ulteriori redditi che non ha dichiarato. Perciò, anche in questo caso, il contribuente viene chiamato a fornire spiegazioni, in assenza delle quali sarà oggetto di un accertamento.

Come giustificare i soldi in nero?

Il testo unico sulle imposte sui redditi spiega che, per vincere un accertamento fiscale basato sulla presunzione di disponibilità di somme ulteriori rispetto a quelle riportate nella dichiarazione dei redditi, bisogna dimostrare che queste sono frutto alternativamente di:

  • redditi esenti;
  • redditi già tassati alla fonte.

Difatti, in questi due casi, il contribuente non è tenuto a riportare tali somme nella propria dichiarazione.

Ma tali circostanze vanno dimostrate. Non basta cioè affermarlo. E la prova deve essere necessariamente un documento scritto con data certa. Di tanto parleremo più tardi.

Vediamo meglio quali sono queste due categorie di reddito per spiegare, in definitiva, come giustificare i soldi in nero.

Redditi esenti

I «redditi esenti» sono quelli su cui non si pagano le tasse. Pertanto non vanno riportati nella dichiarazione dei redditi. Il contribuente che riesce a dimostrare che “il nero” è in realtà frutto di redditi esenti può evitare l’accertamento.

Sono redditi esenti le donazioni provenienti dai genitori, dai nonni, dai figli o dal coniuge fino a 1 milione di euro. Lo sono anche le donazioni provenienti dai fratelli fino a 100mila euro.

Sono esenti anche i risarcimenti del danno morale e materiale. Invece i risarcimenti da «lucro cessante» (ossia le voci dovute per la mancata percezione di un reddito) vanno dichiarate, in quanto sostitutive dei proventi da lavoro.

Romolo fa l’agente di commercio. Subisce un incidente stradale. L’assicurazione gli versa 5mila euro per danni morali; 3mila per la riparazione dell’auto e altri 4mila euro a titolo di ristoro per le commesse perse nel corso del periodo in cui è costretto a stare fermo a casa. Saranno tassate solo i 4mila euro versati a titolo di lucro cessante. Le altre somme sono esentasse.

Sono altresì redditi esenti i proventi derivanti dalla vendita di beni usati e ceduti a un prezzo inferiore rispetto a quello di acquisto.

Renato vende la propria vecchia auto di lusso e, con il ricavato, acquista una piccola utilitaria nuova. Renato non deve dichiarare l’importo ricevuto dall’acquirente. Se l’Agenzia delle Entrate gli contesterà la disponibilità di somme non dichiarate, Renato potrà difendersi dimostrando di aver ricevuto il prezzo dalla vendita del bene usato.

Redditi tassati alla fonte

Sono invece «redditi tassati alla fonte» quelli che vengono erogati al contribuente già al netto delle tasse che vengono quindi trattenute da chi versa gli importi e poi da questi versati all’erario.

Ad esempio sono redditi esenti le vincite al gioco.

Silvio ha vinto alle scommesse tremila euro e, con questi soldi, acquista una moto. Se l’Agenzia delle Entrate dovesse chiedergli spiegazioni, a Silvio basterebbe dimostrare tale vincita.

Altri redditi tassati alla fonte sono quelli che derivano da mutui e altri finanziamenti concessi da banche e finanziarie. Si tratta di somme che consentono al contribuente una maggiore liquidità che sfugge alla dichiarazione dei redditi.

In questa categoria ricadono poi le successioni ereditarie che spesso concernono somme presenti sul conto corrente del defunto.

Come giustificare il nero

Una volta accertato che il “nero” è in realtà frutto di somme lecitamente ricevute che non vanno tuttavia indicate nella dichiarazione dei redditi non resta che fornire la prova di ciò. Prova che, come detto, deve essere per forza documentale. Non è possibile ad esempio dimostrare una donazione della nonna con la testimonianza di quest’ultima ma bisognerà firmare una scrittura privata.

Anche la semplice scrittura privata non è sufficiente perché altrimenti facile sarebbe formarla all’occasione e retrodatarla per vincere eventuali contestazioni del fisco. Bisognerà munirla di data certa, in modo che il momento della sua formazione non sia contestabile.

La data certa può essere fornita con la registrazione all’ufficio delle imposte, con la redazione davanti a un pubblico ufficiale (ad esempio davanti al notaio o al funzionario di un ufficio pubblico), con lo scambio di raccomandate o di Pec.



1 Commento

  1. Tutto bello! però quando si riceve un avviso di accertamento per studio di settore con un cluster non applicabile , comportamento antieconomico, motivazioni inventate, sotto dimensionato i ricavi, ricarico presunto del 325% quando uno sarebbe felice di andare a pari alla fine dell’anno, etc.. dover pagare oltre 50.000 euro per una cosa che non a fatto ! dopo aver consegnato tutti i libretti assegni personali e della ditta, marchiato a vita come evasore! Sarei felice di poter esporre il mio caso a tutti! evasione inventata secondo me serve per distrarre dai veri problemi dell’talia. grazie

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