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Più facile evadere: niente controlli fiscali

18 Agosto 2019 | Autore:
Più facile evadere: niente controlli fiscali

Il redditometro è stato congelato in attesa di nuovi provvedimenti: nel frattempo, i controlli fiscali che lo utilizzavano sono quasi paralizzati.

Se, dopo il 2016, hai fatto “spese pazze”, sostenendo un tenore di vita superiore a quello che la tua dichiarazione dei redditi potrebbe giustificare non devi preoccuparti: il Fisco non ti verrà a cercare. Perché? Perché il redditometro – ossia lo strumento che ha sempre usato l’Agenzia delle Entrate per stanare chi, apparentemente, dichiarava un reddito e, invece, ne spendeva uno superiore – è stato congelato. Sì, hai capito bene: se oggi un nullatenente si intestasse un’auto o una casa, l’ufficio delle imposte non potrebbe avviare l’accertamento. Questa situazione, chiaramente, non durerà a lungo: il redditometro è stato solo sospeso per tutte le dichiarazioni dal 2016 in poi (quindi per i redditi prodotti fino al 2015), mentre resta operante per le annualità precedenti. Quando saranno emessi i nuovi decreti attuativi, esso tornerà ad operare.

Quindi, se in questi ultimi anni hai comprato una casa o una macchina oppure una barca, ma non hai dichiarato al Fisco redditi a sufficienza per giustificare questi acquisti, puoi stare abbastanza tranquillo: diventa più facile evadere perché non ci saranno controlli fiscali. Non succederà quasi niente almeno per un bel po’ di tempo.

Sembra strano ma è vero, e in Italia sappiamo ormai che tutto è possibile, specialmente nel campo della politica fiscale. Cerchiamo di capire cosa è successo.

A sospendere il redditometro – lo strumento che usa il fisco che controllare la congruenza tra il tenore di vita e i redditi dichiarati – era stato il Decreto dignità [1] approvato a fine 2018. Poco prima di Ferragosto, l’Agenzia delle Entrate con una circolare [2] ha tentato di riesumarne l’utilizzo, spiegando ai propri uffici che lo strumento può ancora essere applicato ma solo per le dichiarazioni dei redditi presentate fino al 2016, quindi relative all’anno d’imposta 2015 incluso.

Questo significa che, se negli anni successivi ti sei intestato un’auto o una casa e magari sei senza reddito, disoccupato e nullatenente, l’Agenzia delle Entrate non potrà mai accorgersi dell’incongruenza, non potendo usare il redditometro. Né c’è possibilità che la circolare delle Entrate sostituisca la legge, avendo più volte chiarito che tali atti hanno solo rilevanza interna e non sono fonti del diritto: le circolari del Fisco non possono derogare una norma di legge e non potranno cioè mai fondare un accertamento fiscale. O, se così dovesse essere, l’accertamento sarebbe illegittimo e impugnabile.

Cosa dice, quindi, la circolare d’agosto? Dice che il redditometro non è stato cancellato, ma è inapplicabile alle annualità d’imposta successive al 2015 (dichiarazione dei redditi 2016), in attesa di nuovi provvedimenti attuativi che sinora non sono stati emanati.  Tutto questo significa che, per i contribuenti (siano essi persone fisiche, lavoratori autonomi o imprenditori) non potranno esserci controlli fiscali con il redditometro, almeno fino a quando non verranno emessi nuovi provvedimenti che ancora non si intravedono all’orizzonte.

Vediamo adesso più da vicino cos’è e come funziona il redditometro. Questo strumento di controllo fiscale esamina le spese più rilevanti e consistenti e le confronta con i redditi dichiarati. Quando emerge una sproporzione di oltre il 20%, scatta la lettera al contribuente che viene invitato a fornire chiarimenti (con atto scritto o personalmente presso l’ufficio).

Luca è un lavoratore dipendente e vive con il proprio stipendio. Ha acquistato un appartamento in centro nel 2016 o nel 2017 o nel 2018 pagandolo 250 mila euro e un’autovettura da 30 mila euro. Sono 280 mila euro di grosse spese (cui si aggiungono le  spese di manutenzione della casa e dell’auto, da quel momento in poi), ma il suo reddito annuo è solo di 30 mila euro: c’è sproporzione ben oltre il 20% ed è evidente. Dove avrà preso Luca i soldi per questi acquisti se non li hai dichiarati? Il redditometro non può essere applicato: lo sarebbe, invece, se quelle spese risalissero al 2015 o prima (per le annualità ancora accertabili dal Fisco).

Il ragionamento del Fisco è semplice: come ha potuto il cittadino acquistare – e poi mantenere, con le spese periodiche – quell’appartamento in centro, quella costosa autovettura? Dove ha preso i soldi, se ha dichiarato redditi insufficienti? Come fa a mantenere un tenore di vita al di sopra delle possibilità reddituali e patrimoniali?

Sarà chiamato (o, come gentilmente dice il Fisco, “invitato a comparire”) e dovrà spiegarlo cercando di difendersi dal redditometro, ad esempio dimostrando che i suoi acquisti sono stati finanziati da parenti, oppure sono stati realizzati con proventi esenti da tassazione o tassati alla fonte; se non ci riuscirà sarà sanzionato per evasione fiscale.

Come anticipato, il Decreto Dignità ha abolito il provvedimento su cui si fondava tutto il sistema, cioè un decreto ministeriale, periodicamente aggiornato, che stabiliva gli “indicatori di capacità contributiva” cioè quegli elementi che rappresentavano una spia d’allarme di evasione, a partire dalle spese per acquisti di beni o servizi costosi.

In realtà l’anno scorso – e in un clima politico ben diverso da quello attuale – si era cancellato questo “motore” del sistema con l’intenzione di migliorarlo ed affinarlo, in modo da prevedere, ad esempio, la capacità di risparmio del contribuente e la sua propensione alla spesa [3]; ma sta di fatto che la nuova metodologia non è stata ancora messa a punto.

Adesso, ad agosto 2019, nel disciplinare la programmazione dei prossimi controlli fiscali, l’Agenzia delle Entrate ha dovuto prendere atto di questa mancanza e così, quando ha dovuto fornire ai propri funzionali le “armi disponibili”,  ha ricordato ai propri uffici che «per gli anni di imposta ancora accertabili fino al 2015 compreso» potranno  ancora utilizzare il redditometro (avvalendosi di un software già a loro disposizione, chiamato «Verdi» che incrocia i dati di reddito e spese e seleziona i contribuenti ritenuti a rischio).

Ecco perché chi aveva posto in essere comportamenti potenzialmente a rischio di evasione è salvo se li ha compiuti dall’anno 2016 in poi: la circolare ha disposto che l’applicabilità del redditometro ai prossimi controlli si ferma all’anno 2015 e non può andare oltre.

note

[1] Decreto legge 12 luglio 2018, n. 87, convertito, con modificazioni, in Legge n. 96 del 9 agosto 2018.

[2] Circolare n. 19/E del 8 agosto 2019.

[3] Art. 38, comma 5,  D.P.R. n.600 del 29 settembre 1973: «La determinazione sintetica può essere altresì fondata sul contenuto induttivo di elementi indicativi di capacita’ contributiva individuato mediante l’analisi di campioni significativi di contribuenti, differenziati anche in funzione del nucleo familiare e dell’area territoriale di appartenenza, con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale con periodicità  biennale, sentiti l’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) e le associazioni maggiormente rappresentative dei consumatori per gli aspetti riguardanti la metodica di ricostruzione induttiva del reddito complessivo in base alla capacita’ di spesa e alla propensione al risparmio dei contribuenti. In tale caso e’ fatta salva per il contribuente la prova contraria di cui al quarto comma».


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