Diritto e Fisco | Articoli

Chi aiuta nell’azienda di famiglia va pagato?

29 Agosto 2019 | Autore:
Chi aiuta nell’azienda di famiglia va pagato?

Impresa familiare, lavoro del coniuge, dei figli e dei parenti stretti: il rapporto di lavoro è gratuito o retribuito, dà diritto o no ai contributi?

Un tuo familiare (tuo marito, tua moglie, un tuo genitore, un tuo figlio…) ha da poco avviato un’attività d’impresa; tu vorresti dargli una mano, ma non sai che cosa fare e come devi essere inquadrato per risultare in regola. Alcuni, infatti, ti hanno detto che devi essere regolarmente assunto come lavoratore dipendente, diversamente il tuo familiare titolare corre il rischio di subire pesanti sanzioni dall’ispettorato del lavoro. Altri ti hanno detto che, perché tu possa lavorare senza problemi, si deve costituire un’impresa familiare. Altri ancora, invece, ti hanno detto che essere inquadrato come lavoratore, se il datore di lavoro è un tuo parente stretto, è completamente inutile: il tuo familiare, difatti, non può dedurre i costi legati alla tua retribuzione, e tu rischi che l’Inps cancelli i contributi che ti sono stati accreditati in qualità di lavoratore dipendente.

A questo punto, sei molto confuso: chi aiuta nell’azienda di famiglia va pagato? Il familiare lavoratore va inquadrato come dipendente, come coadiuvante oppure non può essere inquadrato in alcun modo?

La risposta dipende innanzitutto dalla tipologia d’impresa costituita: può trattarsi di una ditta individuale, di una società di persone o di capitali, o di un’impresa familiare o coniugale. Inoltre, bisogna aver riguardo allo specifico rapporto di parentela tra il lavoratore e il datore di lavoro.

Ma procediamo con ordine e facciamo chiarezza.

Presunzione di gratuità dell’attività lavorativa

La prestazione di lavoro resa a favore di un proprio congiunto (marito o moglie, genitore, figlio), si presume gratuita [1], ossia effettuata in ragione del legame affettivo e di parentela.

In particolare, perché ci sia presunzione di gratuità, devono essere verificati i seguenti elementi:

  • convivenza col familiare (nella stessa unità abitativa, non in unità abitative autonome); la coabitazione va provata rigorosamente per i conviventi more uxorio, non sposati;
  • finalità della prestazione ideale e non lucrativa (ad esempio, il lavoro effettuato dietro promessa di un lascito si considera lucrativo, così come l’inerzia nel richiedere i propri compensi);
  • il lavoro, poi, si considera occasionale se prestato per non più di 90 giorni o 720 ore annue; le giornate e le ore sono da riparametrare in caso di attività stagionale: ad esempio, se l’impresa è aperta per 120 giorni, il lavoro si considera occasionale sino a 30 giorni l’anno (120×90:365).

Tuttavia, se il familiare datore di lavoro ha regolarizzato il rapporto, assumendo il familiare, effettuando le relative comunicazioni obbligatorie e le dichiarazioni periodiche e rilasciando le buste paga, è l’ispettorato a dover dimostrare l’inesistenza del lavoro subordinato [2]: la presunzione di gratuità della prestazione di lavoro, quindi, non si applica.

Come dimostrare che l’attività è subordinata?

Perché sia dimostrato il vincolo di subordinazione, devono essere verificati i seguenti elementi presuntivi, secondo la Cassazione [3]:

  • presenza costante del familiare sul luogo di lavoro;
  • osservanza di un orario di lavoro coincidente con l’apertura al pubblico dell’attività;
  • utilizzo programmatico (non saltuario) dell’attività del familiare-lavoratore da parte del titolare;
  • corresponsione di un compenso a cadenze fisse.

Nello specifico, deve essere verificato se il pagamento della retribuzione è effettuato con la stessa periodicità osservata per il restante personale dipendente, e se il regime fiscale applicato al rapporto lavorativo del familiare corrisponde a quello applicato per la generalità dei lavoratori subordinati.

Familiare dipendente della società

Se l’impresa è costituita come società di capitali (ad esempio si tratta di una Srl), la prova dell’esistenza di un rapporto subordinato è più semplice, perché il lavoratore risulta dipendente della società e non del familiare socio.

In questi casi, è, tuttavia, consigliabile verificare se il familiare del socio o dell’amministratore possiede una quota rilevante del capitale sociale, e quindi possa influire in modo decisivo sulla formazione delle delibere assembleari. In caso affermativo, il lavoratore sarebbe equiparabile al socio dominante, quindi risulterebbe, in sostanza, dipendente di sé stesso.

Se, poi, la compagine societaria è formata da due soli soci, entrambi parenti conviventi, o se il parente convivente del lavoratore risulta essere titolare di tutti i poteri sociali o avere la maggioranza delle azioni o delle quote sociali, si esclude la configurabilità del rapporto di lavoro dipendente.

La presunzione di gratuità è comunque superabile, se viene provata l’effettività del rapporto di lavoro.

Coadiuvante dell’impresa familiare

Se l’interessato lavora per un familiare, titolare di un’impresa del commercio (ad esempio negozio, ingrosso, ristorante, bar, e-commerce…), deve iscriversi nella gestione Inps commercianti/artigiani come coadiutore, nel caso in cui sia [4]:

  • il coniuge o il partner dell’unione civile;
  • un figlio;
  • un nipote in linea diretta;
  • un ascendente;
  • un fratello o una sorella;
  • un parente o affine entro il terzo grado.

Come ha precisato la giurisprudenza Cassazione [5], l’obbligo di iscrizione per il familiare coadiutore sorge se lavora in modo abituale, con continuità e stabilmente (non è comunque necessaria la presenza quotidiana e ininterrotta sul luogo di lavoro).

L’attività lavorativa non deve quindi essere straordinaria o eccezionale, ma deve risultare prevalente, cioè svolta per un tempo maggiore rispetto ad altre eventuali occupazioni.

Non rileva, invece, che l’apporto dell’attività del familiare lavoratore sia prevalente rispetto agli altri occupati nell’azienda, dipendenti, parasubordinati o autonomi [6].

Si può escludere dall’obbligo di iscrivibilità il pensionato familiare del titolare o del socio dell’impresa [7], perché non in grado di garantire un apporto lavorativo continuo (ad esempio, per la scarsa volontà di impegnarsi in una attività nuova a causa dell’età avanzata, o a causa della maggiore attenzione al contesto familiare o, ancora, per la presenza di una rendita pensionistica già costituita).

Non è iscrivibile, poi, il familiare già impiegato a tempo pieno presso un altro datore di lavoro.

Per quanto riguarda le altre situazioni, il ministero del Lavoro [8] considera occasionali le collaborazioni familiari prestate per non più di 90 giorni o 720 ore nell’anno, da parametrare in base ai giorni di apertura dell’impresa.

Che cosa succede se il rapporto di lavoro viene disconosciuto?

Se il personale ispettivo disconosce il rapporto di lavoro, l’Inps provvede alla cancellazione dei contributi accreditati. Purtroppo, questo accade non di rado: diversi lavoratori si sono visti cancellare anche 20 anni di contributi alle soglie della pensione, ne abbiamo parlato in: Pensione, l’Inps può cancellare i contributi?

Se, poi, viene accertato anche il dolo del contribuente, non solo i contributi sono cancellati, ma gli importi versati non vengono nemmeno restituiti.


note

[1] Cass. sent. 30899/2018.

[2] Art. 2697 Cod. Civ.

[3] Cass. ord. 4535/2018.

[4] L. 613/1966.

[5] Cass. sent. 7336/2017.

[6] Cass. ord.10087/2018.

[7] Ispettorato del lavoro, nota 50/2018.

[8] Ministero del Lavoro, lettera 10478/2013.

Autore immagine: 123rf.com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube