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Auto immatricolata all’estero: circolazione in Italia

14 Settembre 2019
Auto immatricolata all’estero: circolazione in Italia

Sono residente in Inghilterra, sto acquistando una macchina (guida a destra) che porterò in Italia appena acquistata, dove starò per 5 mesi, poi ripartirò per l’Inghilterra per altri 7 mesi.

Dovrò in altre parole spesso muovermi tra i due Paesi. Cosa rischio se mi ferma la Polizia? Cosa può succedere a mia moglie se decide di guidare la mia macchina quando sono in Italia?

Il Codice della strada italiano stabilisce, a far data dal 4 dicembre 2018, che è vietato per una persona residente in Italia da oltre sessanta giorni, circolare con un veicolo immatricolato all’estero.

Altresì il codice della strada stabilisce che un veicolo immatricolato in un Paese dell’Ue possa circolare in Italia, se guidato da una persona non residente in Italia, al massimo per un anno dal momento in cui è entrato in territorio italiano.

Pertanto, si ritiene che, nel caso specifico, qualora dalla data di entrata del veicolo nel territorio italiano, al momento dell’uscita, intercorra meno di un anno ed il veicolo venga guidato da persona non residenti in Italia, non dovrebbero verificarsi problemi.

Tuttavia resta difficile individuare come dare opportuna ed oggettiva documentazione dell’avvenuta entrata e della successiva uscita del veicolo con targa straniera dal

territorio italiano, soprattutto se si tratti di veicolo immatricolato in Paese Ue, in quanto autorizzato a circolare nell’intero territorio comunitario stante il principio della libera circolazione di mezzi e persone stabilito dalle norme europee, che parrebbe addirittura rendere incompatibile la norma italiana con il principio comunitario.

La questione è spinosa in quanto le sanzioni previste in caso di contravvenzione alle norme, sono molto severe:

  • una multa da 712 a 2.848 euro;
  • cessazione immediata dalla circolazione del veicolo;
  • obbligo di deposito del veicolo in luogo non soggetto a pubblico passaggio;
  • obbligo, entro 180 giorni dal rilievo della violazione, di immatricolare il veicolo in Italia o di chiedere il foglio di via per riportarlo fuori;
  • confisca del veicolo in caso di superamento del termine dei 180 giorni senza lo svolgimento di alcuna azione.

Una possibile soluzione può essere fornita dal comodato utilizzabile per i lavoratori residenti in Italia di società residenti in Paesi Ue che forniscano il mezzo di trasporto già immatricolato all’estero a nome della società non residente comodante, al loro dipendente/collaborato contratto o del contratto di leasing che devono essere tenuti a bordo ed esibiti in caso di controllo stradale, dimostrando la disponibilità del mezzo in capo al comodatario o all’ utilizzatore.

In caso i documenti non siano al seguito verrà comminata una multa da 250 a 1.000 euro con obbligo di esibire la documentazione entro 30 giorni; qualora quest’ultima non venga esibita verranno applicate le sanzioni precedentemente illustrate.

Infine si fa sommessamente notare che la residenza all’estero di un cittadino italiano non dipende soltanto dal fatto di svolgere attività lavorativa all’estero, qualora in Italia sussista un collegamento territoriale familiare infatti, la residenza estera di uno dei coniugi potrebbe non essere così certa come potrebbe sembrare.

Pertanto la risposta al quesito è la seguente:

  1. se la vettura in Italia è guidata dal proprietario residente all’estero l’unico problema è quello di dimostrare che il veicolo è entrato in Italia da meno di un anno, salvo l’eventuale disconoscimento della residenza estera del cittadino italiano che conduce il veicolo;
  2. la vettura targata Uk non potrà essere guidata dal coniuge del proprietario qualora detto coniuge sia residente in Italia da più di 60 giorni al momento in cui il veicolo venisse fermato per il controllo stradale.

Articolo tratto da una consulenza del dott. Mauro Finiguerra



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