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Bene in garanzia e difetto per incuria: intervento del tecnico

14 Settembre 2019
Bene in garanzia e difetto per incuria: intervento del tecnico

Un cliente consumatore richiede assistenza a domicilio per un prodotto elettronico in periodo di garanzia. L’intervento dovrebbe essere di legge gratuito ma il tecnico riscontra che il malfunzionamento non è dovuto a difetto di fabbricazione ma a palese incuria o imperizia nell’utilizzo. In questo caso si può addebitare il costo della chiamata?

Il decreto legislativo n. 206 del 2005 (il cosiddetto Codice del consumo) stabilisce chiaramente all’articolo 130 che:

  • il venditore è responsabile nei confronti del consumatore per qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene;
  • in caso di difetto di conformità il consumatore ha diritto al ripristino, senza spese, della conformità del bene mediante riparazione o sostituzione…ovvero ad una riduzione adeguata del prezzo o alla risoluzione del contratto…;
  • le spese che restano a carico del venditore in caso di riparazione o sostituzione per difetto di conformità sono quelle relative ai costi indispensabili per rendere conformi i beni, in particolare quelle effettuate per la spedizione, per la mano d’opera e per i materiali.

Quindi, il diritto del consumatore di ottenere la riparazione o la sostituzione del bene con spese a carico del venditore sussiste se il bene presenta un difetto di conformità.

Il difetto di conformità si intende esistente (articolo 129 del Codice del consumo):

  • se il bene non è idoneo all’uso a cui serve normalmente un bene dello stesso tipo;
  • se il bene non è conforme alla descrizione fatta dal venditore e non possiede le qualità che il venditore ha esposto al consumatore come modello;
  • se il bene non presenta le qualità e le prestazioni abituali di un bene dello stesso tipo che il consumatore può aspettarsi ragionevolmente;
  • se il bene non è idoneo all’uso particolare voluto dal consumatore che il venditore conosceva ed abbia accettato.

Infine, sempre l’articolo 129 del Codice del consumo, esclude la responsabilità del venditore:

  • se il difetto di conformità deriva dall’installazione del bene che non era compresa nel contratto e non è stata effettuata dal venditore o se il bene, concepito per essere installato dal consumatore, è stato scorrettamente installato dal consumatore ma non a causa di un difetto di istruzioni.

Fatte queste necessarie premesse, nel caso prospettato nel quesito è evidente che, se effettivamente il malfunzionamento del bene è stato causato da imperizia del consumatore e non, per esempio, da un errore contenuto nel libretto di funzionamento del prodotto (libretto che il consumatore si fosse limitato semplicemente a seguire), allora è chiaro che la garanzia legale prevista dal Codice del consumo non può essere operativa e le spese necessarie per la riparazione del bene possono e devono essere addebitate al consumatore (in quanto unico responsabile del guasto), compreso il diritto di chiamata (che comprende anche la mano d’opera del tecnico che ha ispezionato il bene).

Occorre però, per completezza, precisare che in base all’articolo 132, comma 3, del Codice del consumo se il difetto di conformità del bene si è manifestato entro sei mesi dalla consegna del bene, si presume, salvo prova contraria, che il difetto esistesse fin dal momento della consegna del bene.

Questo vuol dire che: se il malfunzionamento del prodotto si è manifestato entro sei mesi dalla consegna del bene e se il cliente si rifiutasse di pagare il diritto di chiamata e contestasse di essere stato lui, con la sua imperizia, a causare il malfunzionamento, toccherebbe al venditore (cioè alla società lettrice) dimostrare in un eventuale causa (con adeguate prove) che il malfunzionamento è stato provocato esclusivamente dalla imperizia del consumatore.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte



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