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Buoni pasto e buoni carburante: sono soggetti a limiti temporali?

14 Settembre 2019
Buoni pasto e buoni carburante: sono soggetti a limiti temporali?

Siamo una cooperativa sociale onlus di diritto (giro d’affari di euro 800.000 circa, con 25 – 30 dipendenti). Esistono limiti per l’acquisto di buoni pasto? Occorre documentare a chi vengono consegnati? Lo stesso dicasi per i buoni benzina.

Il datore di lavoro (in questo caso la cooperativa sociale) può concedere ai propri dipendenti un sostegno importante al reddito familiare senza che incorra in spese accessorie e recuperando il valore in termini fiscali.

Il sostegno al reddito familiare dei dipendenti può essere concesso anche sotto forma di buoni pasto e/o buoni carburante.

Non ha importanza il numero dei dipendenti perché i buoni possono essere erogati a dipendenti, collaboratori part time e full time, dirigenti, soci e liberi professionisti.

La fruizione, l’utilizzo e la tassazione dei buoni però è diversa ed è per questo che occorre fare un distinguo:

  • il diritto al buono pasto ha un limite temporale nel senso che ne può essere concesso uno per ogni giorno effettivamente lavorato, per un valore monetario compreso tra i 2 ed i 15 euro che va speso interamente e non dà diritto a resto. I lavoratori con orario part time ne hanno diritto alla stregua dei lavoratori full time anche se l’orario di lavoro non copre la fascia oraria del pasto per effetto del decreto del MISE n.122/2017. Per quanto riguarda la tassazione è prevista esenzione totale da oneri fiscali e previdenziali fino al valore di € 5,29 per i buoni pasto cartacei e € 7,00 per il servizio dei buoni pasto elettronici. Per i buoni pasto di importo superiore solo l’eccedenza è tassata a norma di legge;
  • per quel che riguarda i buoni carburante (o buoni benzina) sono strumenti di pagamento che l’azienda assegna ai dipendenti per fare rifornimento di benzina, diesel, gpl o metano. La normativa lascia molta libertà su come impiegarli. A meno che il regolamento aziendale non preveda limiti specifici, il dipendente può usare i buoni carburante per fare rifornimento all’auto di sua proprietà o ad un’eventuale vettura aziendale, ma può anche scegliere di usarli per un altro mezzo di trasporto. Ad esempio l’automobile del coniuge.

Il buono carburante non rientra tra gli strumenti di welfare aziendale agevolato con la totale e illimitata detassazione e defiscalizzazione, ma gode comunque di un trattamento fiscale di vantaggio, come gli altri “compensi non monetari”.

Il Testo unico sui redditi prevede per questo tipo di fringe benefit l’esenzione fiscale e contributiva fino a un limite complessivo di 258,23 euro all’anno. È importante ricordare che quel limite non vale per il singolo benefit, ma per la somma di tutti i compensi non monetari corrisposti dall’azienda durante il periodo fiscale, compresi ad esempio eventuali pacchi natalizi. In quest’ottica le aziende devono prestare attenzione: se il tetto dei 258,23 euro viene superato, scatta infatti la tassazione sull’intero ammontare dei fringe benefit e non solo sulla cifra in eccesso.

Sia per i buoni pasto che per quelli carburante c’è da sottolineare che non occorre documentare né tanto meno “giustificare” la scelta o meno dei dipendenti ai quali si concedono i benefit in quanto non è necessario concederli alla totalità dei lavoratori ma possono essere accordati liberamente.

Articolo tratto da una consulenza della dott.ssa Maria Anna Galimi



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