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Causa al dentista e proposta di risarcimento

7 Settembre 2019
Causa al dentista e proposta di risarcimento

Mia moglie ha intentato causa al suo dentista per dei lavori male eseguiti. La relazione finale del CTU incaricato dal tribunale, prevedeva un risarcimento giudicato insufficiente. Il giudice incaricato aveva il compito di gestire esclusivamente l’accordo bonario tra le parti, e di fronte all’opposizione del nostro avvocato tutta la causa viene archiviata assumendo carattere processuale.

Di fronte a tale prospettiva nel corso di alcune ore (l’incontro presso il giudice risale al giorno 12 u.s.), mia moglie ripensava a percorrere una strada che prevede, come sappiamo, tempi lunghissimi e nessuna certezza di risultato positivo.

Dopo il malinteso col nostro avvocato, è possibile tornare sui propri passi, accettare la precedente offerta espressa nella relazione del CTU e chiudere così tutta la vicenda?

Con riguardo ad una soluzione bonaria, che preveda la cessazione della materia del contendere e il pagamento del risarcimento, secondo quanto stabilito nella relazione della CTU, non esistono preclusioni processuali.

Pertanto, il lettore potrebbe sempre avanzare – tramite legale – la richiesta di chiudere la vicenda con il pagamento di quanto prospettato dal consulente nominato dal Giudice.

Ovviamente, dovrà fare i conti con il dentista, e il suo legale, posto che potrebbero non essere più d’accordo nel transigere la vicenda.

Infatti, una volta rifiutata, l’offerta decade e non è più valida.

Come il lettore ha avuto libertà di decidere sulla convenienza o meno dell’affare, anche controparte potrebbe decidere di ritornare sui propri passi e non accettare più l’accordo proposto dal giudice, magari perché convinto di poter uscire indenne dalla vicenda.

A parere dello scrivente, comunque – esistendo una relazione del CTU positiva (o parzialmente positiva) – il dentista non ha tutta questa forza processuale, tale da permettersi di rifiutare l’offerta di chiudere la vicenda in anticipo, magari risparmiando qualche spesa legale.

Non è possibile leggere le carte processuali, ma da quanto si può presumere, non sarà difficile convincere nuovamente la controparte nel firmare la transazione, prima rifiutata dall’avvocato del lettore.

Solo una precisazione.

Se l’accordo riguardava l’ammontare indicato dal CTU nella relazione, allora con ogni probabilità le somme saranno corrisposte al lettore ugualmente, posto che quella relazione sarà a tutti gli effetti una prova.

Se, viceversa, l’accordo prevedeva ulteriori rimborsi (spese vive, spese legali) non compresi nella relazione, allora una transazione sarebbe opportuna, visto che – come dal lettore correttamente dedotto – non vi è mai certezza di vincere una causa.

In effetti, le variabili sono tantissime e, anche nei casi in cui la ragione è indiscutibile, succede che il giudice possa essere portato a sbagliare ragionamento, o a sostenere una tesi incredibilmente strampalata della controparte.

Certo, esistono i mezzi di impugnazione, ma se c’è la possibilità di avere un ristoro immediato, piuttosto che tra cinque anni, la situazione muta sensibilmente.

Il consiglio al lettore è di intercedere direttamente con il legale del dentista, al fine di verificare il loro intento di chiudere la partita stragiudizialmente. In questo caso, non sarebbe necessario l’intervento del giudice.

Diversamente, occorrerà presentare richiesta al giudice, con la quale esprimere la propria volontà di accettare l’offerta passata, sulla scorta di una valutazione di opportunità che l’ha portata a persuadersi della bontà dell’accordo.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Salvatore Cirilla


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