Diritto e Fisco | Articoli

Convivenza di fatto, separazione e mantenimento figli

31 Agosto 2019
Convivenza di fatto, separazione e mantenimento figli

La mia situazione debitoria è la seguente: con una finanziaria ho 560,00 euro mensili (debito rimanente 20.000 euro), con un’altra società finanziaria 560,00 euro mensili (debito rimanente 26.000 euro). 

Con cessione del quinto (280,00 euro mensili per altri 7 anni) il mio reddito si aggira intorno alle 28.000,00 € annui (compreso la cessione del quinto) con contratto a tempo indeterminato. La mia compagna con cui convivo e da cui voglio separarmi percepisce invece un reddito di € 25.500,00 annui, contratto a tempo determinato, rinnovato dall’azienda annualmente da 13 anni. Abbiamo due figlie minorenni.

La casa cointestata è stata acquistata nel 2007, con mutuo cointestato la cui rata si aggira intorno alle 567,00 € mensili di cui risultano pagate le rate fino ad oggi. Il nostro rapporto si è ormai molto deteriorato. Come posso risolvere la mia situazione secondo legge, riducendo al minimo i rischi intrinsechi della separazione?

Dal quesito in esame si evince che il lettore convive con la sua compagna, senza che abbia contratto matrimonio o che la convivenza sia stata registrata presso l’Ufficio anagrafe di residenza (dando così vita ad una convivenza di fatto riconosciuta secondo la legge Cirinnà).

Ebbene, se è così, la suddetta convivenza si trova in una situazione in cui la legge non prevede specifiche tutele per i partner, ma solamente per i figli. Ciò significa che, in caso di separazione, il lettore non dovrà versare alcun mantenimento alla sua ex compagna.

Tuttavia, questi dovrà senz’altro continuare a mantenere le sue figlie: ed infatti, in relazione all’affidamento e al mantenimento dei figli nati da genitori non sposati, esiste piena tutela indipendentemente da qualsiasi vincolo matrimoniale o dichiarazione di convivenza dei genitori, ed essi sono pienamente equiparati ai figli nati da genitori coniugati, con conseguente riconoscimento degli stessi diritti.

Anche in caso di figli nati fuori dal matrimonio, valendo gli stessi diritti dei figli di coppie sposate, la scelta, salvo casi eccezionali, deve essere quella dell’affidamento condiviso.

La forma del mantenimento, però, muterà a seconda del tipo di affido: se verrà dato in via esclusiva alla madre, allora il lettore dovrà versare un assegno mensile; altrimenti, se si tratterà di affido condiviso, ogni genitore provvederà direttamente ai propri figli, senza versare l’assegno. Le spese straordinarie vanno comunque divise. In genere, i figli vengono collocati con preferenza presso il genitore a cui verrà assegnata la casa familiare.

Per quanto riguarda il mantenimento alla compagna del lettore, come sopra si diceva, esso non è dovuto; diverso sarebbe stato il caso se si fosse trattato di matrimonio anche se, dai dati che lo stesso ha riportato,  sembra di capire che la sua compagna sia ampiamente autosufficiente dal punto di vista economico e, pertanto, potrebbe ugualmente non avere avuto diritto al mantenimento.

Orbene, se farà ricorso al tribunale, sarà il giudice, nel contraddittorio tra le parti, a decidere sull’affidamento e anche a chi verrà assegnata la casa familiare.

Il consiglio, però, al lettore è quello di trovare un accordo, anche in presenza degli avvocati, senza instaurare un contenzioso. È facile ipotizzare che il nodo cruciale sia rappresentato dalla casa.

Non si tratta di una situazione semplice e le soluzioni sono diverse, variabili a seconda dell’intesa raggiunta con la controparte. Sostanzialmente, il lettore può scegliere tra queste opzioni:

  • se non manca molto all’estinzione del mutuo, continuare a mantenerlo cointestato fino al termine. Alla fine, poiché la casa sarà di entrambi, sarà possibile cedere la propria quota all’altro;
  • cedere sin da subito la propria parte di proprietà, accollando il mutuo rimanente soltanto all’altra parte. Ovviamente, in questo caso bisognerà ritrattare il mutuo con la banca e coinvolgere il notaio per la vendita;
  • lasciare la casa alla sua compagna e, anziché versare il mantenimento alle sue figlie, accollarsi una parte della rata del mutuo dell’ex partner.

In ogni caso, si tratta di una decisione difficile da ponderare bene. Non è possibile fornire un’unica soluzione visto che tutto dipende dall’accordo che potrà trovare con la sua compagna. Ad avviso dello scrivente, in base alle pochissime informazioni che si hanno a riguardo, si consiglia di giungere ad un’intesa che preveda di:

  • lasciare la casa alla madre, ove continueranno a vivere in via prevalente anche le figlie;
  • optare per l’affidamento condiviso, nel senso che le sue figlie dovranno trascorrere del tempo anche col lettore (si noti che l’affidamento congiunto non è escluso dal fatto che le bambine continuino a vivere nella propria casa. Non è possibile pretendere che esse dormano costantemente una notte dal padre e una dalla madre, in due case separate);
  • lasciare intatto il pagamento del mutuo, senza accollarsi ulteriori spese, rimandando la decisione sulla casa solamente all’estinzione del debito, dimodoché le figlie siano cresciute e si possa ragionare con più tranquillità alla cessione della propria quota.

Ovviamente, si tratta di un consiglio di massima, che si fornisce sulla base del fatto che, in genere, se non si trova un accordo e si va in tribunale, i giudici assegnano la casa familiare alla madre affinché possa continuare a viverci con la prole.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Mariano Acquaviva



Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube