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Permesso di soggiorno per motivi familiari e finta badante

7 Settembre 2019
Permesso di soggiorno per motivi familiari e finta badante

Sono senza residenza. Otto anni fa il comune “X”(dopo oltre 6 mesi) non accettò la domanda di residenza mentre il comune “Y” mi cancellava. Pertanto non posso sposarmi civilmente. Per poter fare le pubblicazioni pensavo servisse l’art.100 c.c. ma mi è stato detto che serve solo per grave necessità.

Sono sposato dal 2013 con rito cattolico in Russia con una signora siberiana, venuta in Italia con visto turistico Schengen pluriannuale avuto tramite la figlia sposata in Francia e divenuta europea/SE.

Non posso sposare mia moglie non avendo la residenza (sono in Cassazione contro il Comune per tale fatto). Posso chiedere il permesso di soggiorno per la mia compagna come madre di un’europea o sono costretto ad assumerla come finta badante secondo la sentenza del Consiglio di Stato 5040/2017?

La sentenza del Consiglio di Stato, dal lettore correttamente citata, ha un contenuto molto più favorevole alla sua posizione.

Il rapporto di lavoro fittizio (finta badante, per intenderci) era stato sollevato in quel procedimento dalla ricorrente e smentito da controlli incrociati della Questura.

Proprio il Supremo Consesso, rilevata “la sostanziale natura fittizia del rapporto di collaborazione domestica” ha chiarito come la Questura avrebbe dovuto, comunque, valutare il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi familiari.

Sebbene il T.U. immigrazione parli di rapporti matrimoniali, a seguito di una evoluzione giurisprudenziale e dottrinale, non può ad oggi non interpretarsi tale disposizione estensivamente, nel senso di intendere in quest’ambito anche il partner con cui il cittadino dell’Unione abbia una relazione stabile.

Ovviamente, la convivenza dovrà essere documentata ufficialmente, magari con un contratto di convivenza registrato, con data certa.

A quel contratto potranno essere allegati anche i certificati di residenza in comune, le utenze domestiche e, in generale, tutto quanto possa confermare la loro unione di fatto.

Anche la Cassazione, da ultimo, ha confermato l’assunto stabilendo come, in tema di espulsione del cittadino straniero, è necessario tener conto, nei confronti dello straniero che ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare, della natura e dell’effettività dei vincoli familiari, della durata del soggiorno, nonché dell’esistenza di legami con il paese d’origine; e tale considerazione si applica anche al cittadino straniero che abbia legami familiari nel nostro Paese, ancorché non nella posizione di richiedente formalmente il ricongiungimento familiare, in linea con la nozione di diritto all’unità familiare delineata dalla giurisprudenza della Corte EDU, considerando tutti gli elementi qualificanti l’effettività di detti legami (rapporto di coniugio, durata del matrimonio, nascita di figli e loro età, convivenza, dipendenza economica dei figli maggiorenni, etc…) (Cassazione civile, sez. I, 15/01/2019, n. 781).

Rimane sempre l’ipotesi residuale di un fittizio rapporto lavorativo, ma – se c’è una possibilità reale di ottenere il permesso legalmente – non si vede a parere dello scrivente perché simulare un rapporto, con tutte le conseguenze che ne potrebbero scaturire in termini di messa in regola e contributi da versare.

Pertanto, si consiglia al lettore di procedere con una richiesta di conversione del visto turistico in permesso di soggiorno per motivi familiari, rappresentando – laddove necessario – la giurisprudenza appena citata, favorevole ad una interpretazione estensiva e aggiornata del concetto di famiglia.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Salvatore Cirilla


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