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Inabilità all’attività lavorativa: pensione anticipata e assegno d’invalidità

7 Settembre 2019
Inabilità all’attività lavorativa: pensione anticipata e assegno d’invalidità

Mio marito ha 57 anni, è affetto da tumore inoperabile e ha l’invalidità riconosciuta del 100%. Percepisce un assegno di invalidità di circa 600 euro. È seguito dall’Ant. Non ha l’età né i contributi giusti per andare in pensione di anzianità, ma è sempre meno in grado di muoversi per andare a lavorare quindi è spesso a casa in malattia.

Percepisce attualmente circa 2600 euro di stipendio e gli hanno detto che se va in pensione ora percepirà circa 1200 euro e non avrà più diritto all’assegno di invalidità. È corretto? Come possiamo crescere i nostri tre figli con un taglio del 60% delle entrate? Se mio marito dovesse malauguratamente venire a mancare presto, senza essere prima andato in pensione, io non ho diritto a niente? Mi spetta una “pensione” di reversibilità o qualcosa di questo tipo?

Per quanto riguarda l’entità della futura pensione, per aversi una certezza in merito sarebbe necessario il calcolo dettagliato del trattamento, sulla base degli estratti conto previdenziali. Si tratta di una pratica piuttosto lunga (per un calcolo certificato della pensione sono necessari circa una ventina di giorni).

La lettrice, comunque, riferisce che non possiede gli anni di contributi necessari alla pensione di anzianità/anticipata. Se gli anni di contributi accreditati non sono molti, e considerando anche il fatto che suo marito è abbastanza giovane, purtroppo risulta assai probabile che l’importo calcolato sia corretto, nonostante lo stipendio sia circa il doppio. È vero anche che, una volta liquidata la pensione, il marito della lettrice perderebbe l’assegno d’invalidità.

L’importo potrebbe essere più elevato soltanto nell’ipotesi in cui al marito sia riconosciuta la totale e permanente inabilità a qualsiasi attività lavorativa, in quanto è riconosciuta una maggiorazione contributiva calcolata sino al sessantesimo anno di età. Attenzione, però: il riconoscimento di questa tipologia di inabilità, che non va confusa con l’invalidità civile al 100%, né con l’inabilità alle mansioni o a proficuo lavoro, è veramente difficile da ottenere.

Per quanto riguarda la pensione ai superstiti, nel malaugurato caso in cui il marito della lettrice venga a mancare, senza aver maturato il diritto alla pensione, quest’ultima avrebbe diritto alla pensione indiretta: la pensione indiretta spetta infatti ai superstiti del lavoratore che al momento del decesso aveva maturato i requisiti di assicurazione e di contribuzione per la pensione di vecchiaia (bastano 20 anni di contributi, non occorre il requisito dell’età pensionabile) o per l’assegno di invalidità (non è necessario che il deceduto sia stato riconosciuto invalido o inabile).

La pensione indiretta, per il coniuge, ammonta al 60% della pensione che sarebbe spettata al dante causa. Se i beneficiari sono il coniuge e almeno un figlio, la percentuale è elevata all’80%, sino al 100% per il coniuge con due o più figli. Sono considerati i soli figli:

  • minorenni;
  • studenti di scuola secondaria superiore, sino ai 21 anni;
  • studenti universitari, sino ai 26 anni.

Se vi è almeno un figlio con i prescritti requisiti nel nucleo, non si applica alcuna riduzione (L.335/1995) della pensione di reversibilità legata al reddito eventualmente percepito dal coniuge, ad esempio per lo svolgimento dell’attività lavorativa.

Si noti che infatti la reversibilità (già ridotta in percentuale, rispetto alla pensione spettante al dante causa deceduto), viene ridotta del:

  • 25%, nel caso in cui il reddito eventualmente prodotto dal pensionato superstite superi i 20.007,39 euro (3 volte il minimo Inps) ma non superi 26.676,52 euro (4 volte il minimo Inps); questo perché, per tale fascia di reddito, la percentuale di cumulabilità del trattamento di reversibilità è pari al 75%;
  • 40%, se il reddito dell’interessato supera i 26.676,52 euro ma non i 33.345,65 euro (5 volte il minimo Inps); questo perché, se il reddito del pensionato è superiore a 4 volte il trattamento minimo annuo, la percentuale di cumulabilità del trattamento di reversibilità è pari al 60%;
  • 50% se il reddito del pensionato supera i 33.345,65 euro: in pratica, la percentuale di cumulabilità del trattamento di reversibilità è pari al 50% nel caso in cui il reddito superi 5 volte il minimo Inps.

Il trattamento che deriva dal cumulo dei redditi con la reversibilità ridotta non può comunque essere inferiore a quello spettante per il reddito pari al limite massimo della fascia immediatamente precedente.

Articolo tratto da una consulenza della dott.ssa Noemi Secci


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