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Lo spread è incostituzionale?

7 Settembre 2019
Lo spread è incostituzionale?

Nei mutui si paga il tasso ufficiale di sconto, insieme a  quello della banca e allo spread. Lo spread è incostituzionale oppure ci sono dei principi bancari e costituzionali a sostegno?

Occorre innanzitutto dire che lo “spread” di cui si parla con riferimento ai tassi dei mutui è cosa assai diversa dallo “spread” di cui si parla con riferimento ai titoli di Stato (in questo ultimo caso esso non è altro che il differenziale tra il tasso di rendimento del titolo decennale italiano e quello decennale tedesco).

Quando si parla di “spread” in materia di mutui ci si intende riferire, invece, al costo aggiuntivo (cosiddetto ricarico) che viene applicato ed aggiunto dalla banca al tasso base di riferimento già richiesto al cliente.

In altri termini:

  • nei casi di mutui a tasso fisso, il tasso applicato dalla banca al cliente è la somma tra il tasso Eurirs maggiorato dello spread;
  • nei casi di mutuo a tasso variabile, il tasso applicato dalla banca al cliente è la somma tra il tasso Euribor maggiorato dello spread.

Lo spread quindi, se si parla di mutui, non è altro che un “sovrapprezzo” applicato dalla banca al cliente e che consente alla banca di ottenere il suo guadagno.

La banca, infatti, ha pagato anch’essa il denaro che ha poi prestato con il mutuo al suo cliente e per guadagnarci qualcosa (come qualsiasi altro operatore economico) non può che concedere il denaro al suo cliente ad un tasso più alto rispetto a quello al quale anch’essa ha a sua volta precedentemente preso a prestito il denaro.

In sostanza, la banca si comporta come il commerciante al dettaglio che ha acquistato dal grossista un prodotto pagandolo € 10,00 e che poi, per guadagnarci qualcosa, non può che rivenderlo maggiorandone il prezzo (ad esempio mettendolo in vendita ad € 12,00).

Lo “spread”, nell’esempio appena fatto, non è altro che la differenza tra il prezzo del prodotto che il commerciante al dettaglio ha acquistato dal grossista ed il prezzo al quale poi il commerciante al dettaglio ha posto in vendita lo stesso prodotto.

Detto questo, è evidente che lo “spread” è un margine di ricarico del tasso di interesse perfettamente legittimo (l’articolo 41 della Costituzione sancisce infatti che l’iniziativa economica privata è libera e non c’è nemmeno alcuna contraddizione tra lo “spread” e la tutela del risparmio sancita dall’articolo 47 della stessa Costituzione).

L’unico limite è ovviamente il non superamento da parte del tasso d’interesse complessivamente applicato al cliente (comprensivo di tasso d’interesse di riferimento, spread e commissioni) dei cosiddetti tassi soglia d’usura contemplati dall’articolo 1815, 2° comma, del Codice civile e fissati trimestralmente dalla Banca d’Italia in base all’articolo 1 della legge n. 108 del 1996.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte


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