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Multa per mancato invio dei dati personali e della patente del conducente

7 Settembre 2019
Multa per mancato invio dei dati personali e della patente del conducente

Il 14.01.2019, ho ricevuto un verbale per infrazione stradale (passavo con il giallo ad un semaforo). Ho  pagato il giorno seguente.

In data 29.05.2019, ho ricevuto un’ulteriore verbale con il quale mi è stato contestato il mancato invio dei miei dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione. Tale modulo da compilare non era allegato al primo verbale del 14/1/2019 per cui non ho potuto fornire i dati che adesso mi contestano.

È possibile contestare il secondo verbale almeno dal punto di vista della sanzione economica, considerata la mia certezza di non aver ricevuto il modulo da restituire compilato con i miei dati anagrafici ?

In realtà la legge non prevede l’obbligo, per gli organi accertatori, di inviare anche il modulo per l’invio dei dati del conducente. Così recita il codice della strada (art. 126-bis, comma secondo): «il proprietario del veicolo, ovvero altro obbligato in solido …, deve fornire all’organo di polizia che procede, entro sessanta giorni dalla data di notifica del verbale di contestazione, i dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione».

Ciò che è importante è che, nella prima multa, vi fosse l’invito, entro sessanta giorni, ad inviare i dati personali del conducente, ai fini della decurtazione dei punti.

Pertanto, a parere dello scrivente una contestazione può essere validamente fatta se, in occasione della prima infrazione, non sia stato affatto richiesto l’invio dei dati; se, invece, tale richiesta era presente ma non è stata rispettata solamente per la mancanza del modulo in allegato, allora è probabile che non sia sufficiente per evitare la multa: in assenza di modulo, infatti, basta una dichiarazione scritta di proprio pugno. D’altronde, sarebbe anche difficile dimostrare di non aver ricevuto il modulo.

Diverso sarebbe stato se il lettore avesse risposto all’invito scrivendo che non poteva fornire i dati perché non poteva indicare con certezza chi stesse guidando al momento dell’infrazione: secondo un orientamento giurisprudenziale (Corte di Cassazione, sent. n. 9555/18), se all’invito della polizia di fornire i dati dell’effettivo conducente il proprietario risponde, ma nella dichiarazione fornisce prova di essere nell’oggettiva impossibilità di ricordare a chi abbia prestato la macchina, non può scattare la seconda multa.

In pratica, secondo questo nuovo indirizzo, il comportamento collaborativo del multato che ammette di non ricordar chi fosse alla guida non deve essere punito, purché però si risponda all’invito. Secondo il nuovo orientamento della Corte è quindi:

  • necessario rispondere all’invito della polizia;
  • spiegare e documentare le ragioni per cui non si è in grado di indicare il nome dell’effettivo conducente.

Tirando le file di quanto appena detto, ad avviso dello scrivente sarebbe molto più valida una contestazione solamente se nel primo verbale non era stato indicato al lettore nemmeno di comunicare i dati conducente: in un caso del genere, questi potrebbe invocare la scusante di non essere stato messo a conoscenza di questo obbligo.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Mariano Acquaviva

 


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