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Marito aggressivo: separazione e mantenimento figli

7 Settembre 2019
Marito aggressivo: separazione e mantenimento figli

Sono straniera e mio marito è italiano. Entrambi lavoriamo. Sto pensando di divorziare perché da anni subisco insulti da parte sua. Nostro figlio piccolo sta iniziando a manifestare problemi di aggressività, tanto che a scuola materna mi hanno consigliato di rivolgermi ad uno psicologo.

Mio marito ritiene che la colpa sia della scuola e sostiene che sarebbe meglio trasferirci tutti in Germania. Non vuole parlare di divorzio e minaccia di vendere tutto e di non darmi in caso nulla.

Se vuole trasferirsi in Germania, posso non andare? Ho registrato col cellulare alcune dei nostri litigi e frasi su whatsapp. Tutto questo potrebbe avere un valore a mio favore in tribunale? Non ho soldi per un divorzio. Qual è la procedura quando una persona guadagna 1200 euro al mese? Mio marito mi fa spendere tutto, è dimostrabile tramite la mia carta di credito: spese di cibo, farmacia e vestiti per il bimbo. È però anche vero che non ho nessuna spesa con la casa o scuola di mio figlio.

Purtroppo per la situazione che sta vivendo la lettrice è inevitabile che dal conflitto familiare non subisca conseguenze negative anche il figlio minore. Se il marito della lettrice si oppone alla separazione personale e al divorzio, ciò esclude la separazione cosiddetta “consensuale” ma quest’ultima ha comunque diritto di procedere con la separazione giudiziale. Sarà il giudice a stabilire, in assenza di accordo tra le parti, una volta appurata l’intollerabilità della convivenza, quali saranno le regole economiche e non della separazione, a chi dovrà essere affidato il figlio minore e quali saranno le condizioni del mantenimento di quest’ultimo.

Le scelte assunte nell’interesse del minore sono le più delicate e, qualora la lettrice dovesse sostenere in tribunale che suo marito ha comportamenti aggressivi e violenti e che è psicologicamente instabile, il giudice dovrà anche assumere decisioni importanti sulla frequentazione tra padre e figlio. Fermo restando il diritto alla bigenitorialità, per cui il bambino dovrà poter mantenere il legame con entrambi i genitori, se alcune condotte del padre sono lesive per l’equilibrio psico-fisico del minore, si potranno prevedere percorsi di frequentazione graduale, anche con l’ausilio di assistenti sociali.

In ogni caso, il marito della lettrice non può negare il mantenimento al figlio. È obbligo di entrambi i genitori crescere, mantenere ed educare i figli, in egual misura e con uguali responsabilità. Quanto al mantenimento, il Giudice verificherà le condizioni patrimoniali e reddituali della coppia e deciderà, in ipotesi di addebito della separazione al marito (cioè per colpa della condotta di quest’ultimo), la misura dell’assegno da corrispondere alla lettrice. In quella sede saranno gestiti anche gli immobili e la casa familiare. Quest’ultima potrebbe, per esempio, essere assegnata alla lettrice quale coniuge affidatario del minore.

Premesso quanto sopra, si risponde come di seguito ai quesiti in esame:

  • le decisioni devono essere prese di comune accordo dai coniugi, soprattutto avendo riguardo all’interesse del figlio minore. La lettrice può quindi opporsi al trasferimento in Germania se ciò crea disagio a lei e a suo figlio (visto lo stravolgimento delle condizioni di vita);
  • certo, le conversazioni whatsapp e le registrazioni trovano ormai ingresso come prova nel processo civile, e possono aiutarlo a dimostrare la condotta di violenza psicologica di suo marito. Sarebbe opportuno anche citare dei testimoni, ove esistenti, che possa confermare il “terrorismo psicologico” del marito nei confronti della famiglia e lo stress emotivo causato. Si noti che i maltrattamenti e la violenza psicologica, gli atti persecutori e le minacce possono integrare il reato di maltrattamenti in famiglia. Ne consegue che il marito della lettrice potrebbe anche rispondere penalmente della propria condotta;

Se il reddito del nucleo familiare della lettrice, escluso ovviamente il reddito del coniuge (in quanto controparte nell’eventuale causa di separazione), è al di sotto della soglia di 11.493,82 euro, la stessa può beneficiare del patrocinio a spese dello Stato. In sostanza, è lo Stato a pagare sia le spese legali che il compenso dell’avvocato. Se, invece, la lettrice supera tale soglia, purtroppo non è possibile accedere al gratuito patrocinio, neppure se dimostra che i suoi risparmi effettivi, al netto delle spese, sono di gran lunga inferiori.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Maria Monteleone


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