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Apertura di società all’estero e trasferimento di denaro con bonifici

31 Agosto 2019
Apertura di società all’estero e trasferimento di denaro con bonifici

Vorrei aprire una società all’estero dove poter trasferire dall’Italia regolarmente una somma di denaro superiore a 300.000,00 euro e poter fare bonifici verso l’Italia. L’idea sarebbe Dubai.  Il denaro è regolare. Occorre un unico bonifico o più bonifici?

La normativa domestica in materia di partecipazione di controllo in società estere ed in materia valutaria ed antiriciclaggio è molto precisa e severa, soprattutto se gli enti giuridici devono essere costituiti in Paesi a fiscalità privilegiata o in Free Zones – come negli Emirati Arabi Uniti – o ancora più se si tratti di società cosiddette “offshore”.

Non è proibito costituire una società all’estero con le caratteristiche di cui sopra, ma la legge italiana pone regole rigide nella costituzione e gestione di quest’ultima.

Le norme che disciplinano i rapporti fra residenti in Italia e società estere in Paesi a fiscalità privilegiata sono essenzialmente tre: la disciplina delle società estere controllate o CFC rules, la disciplina della esterovestizione, la disciplina del transfer pricing, la disciplina del monitoraggio.

In generale, sono penalizzate e perseguite le società che costituiscono costruzioni di puro artificio o che sono semplici caselle postali (Po box) o che , comunque, non sono operative sul territorio di insediamento, soprattutto se residenti in Paesi a fp, o le società che gestiscono solo i cosidetti “passive income” ovvero dividendi, interessi e royalties, oltre alle nuove categorie di redditi passivi introdotte nell’elenco dalla recente normativa Atad.

Pertanto, sebbene non sia proibito partecipare in queste strutture, occorrerebbe, per evitare problemi, che si trattasse di strutture realmente operative sul territorio estero di insediamento, altrimenti si applicherebbe ai loro soci la tassazione per trasparenza, riportando tutti i redditi prodotti all’estero in capo ai soci italiani, siano essi persone fisiche o giuridiche.

Esaminato preliminarmente in modo sintetico il sistema di regole interne, occorre poi far presente che anche i Paesi esteri hanno le proprie norme e regole e che aprire una società all’estero – nella fattispecie in Dubai (Eau) – non è una operazione immediata né banale, a meno che non si voglia accedere a strutture prive di ogni validità fiscale e che si possono trovare sul web a poco prezzo, magari, ma che poi non solo non consentono di operare, ma neppure di aprire conti correnti bancari o di essere riconosciute come residenti nel Paese estero.

Dunque, aprire una società estera ed aprire un conto corrente intestato a detta società – ad esempio in Dubai – non è una procedura scontata, né facile e richiede una analisi approfondita delle ragioni che conducono alla scelta con l’assistenza di consulenti esperti in fiscalità e contrattualistica internazionale, che aiutino l’imprenditore a capire come ottenere il risultato rispettando le leggi dei due Paesi e le norme convenzionali, se, eventualmente esistenti.

Una volta studiata la struttura, rinvenuta quella che più si adatta al caso specifico e che rispetta le norme di legge in vigore, nulla osta al trasferimento di denari che hanno già scontato le imposte in Italia e che non sono oggetto di provento di reato, sia tributari che ordinari.

In quest’ultimo caso, se non vi sono problemi, il denaro può essere trasferito all’estero anche per importi rilevanti purchè poi venga sottoposto all’obbligo di monitoraggio in capo al contribuente che dovrà dichiarare al fisco, compilando il Quadro RW della dichiarazione dei redditi annuali, il possesso della partecipazione, l’importo e la destinazione delle somme trasferite, e, nei quadri reddituali – RM, RL o RT – gli eventuali redditi maturati su dette somme trasferite all’estero.

Ovviamente, detti trasferimenti, per gli obblighi antiriciclaggio e per le norme fiscali, devono essere trasferiti all’estero solo tramite intermediario, ovvero tramite bonifico bancario internazionale.

Articolo tratto da una consulenza del dott. Mauro Finiguerra



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