Diritto e Fisco | Articoli

Posso rinunciare all’eredità se ho figli minorenni?

20 Agosto 2019 | Autore:
Posso rinunciare all’eredità se ho figli minorenni?

E’ possibile la rinuncia alla qualità di erede quando si hanno figli minori di età?

Di recente, è morto tuo padre. Dopo un periodo di lutto, in cui non hai pensato ad occuparti di faccende pratiche, ti stai ponendo un problema. Certamente tu, che sei figlio unico, e tua madre siete gli eredi; ma temi che ciò, anzichè essere un vantaggio, possa nuocerti. Infatti il tuo genitore, a causa di alcuni investimenti sbagliati, era pieno di debiti, e tu sai che, in qualità di erede, spetterebbe a te pagarli. Vorresti quindi rinunciare all’eredità. Tuttavia, hai un dubbio. I tuoi figli sono ancora piccoli, e un amico ti ha detto che, in questo caso, la rinuncia diventa più difficile. Non sai se credergli ed hai le idee confuse. La tua domanda, quindi, è: “Posso rinunciare all’eredità se ho figli minorenni?“. Troverai la risposta in questo articolo.

Diventare eredi può essere un colpo di fortuna o una fonte di guai: dipende dalle condizioni economiche del defunto. Infatti l’erede subentra, in tutto o in parte, nel patrimonio di quest’ultimo, che comprende, oltre alle proprietà e a vari diritti, anche i debiti. Se essi sono di una certa consistenza, è meglio rinunciare all’eredità. Tra poco, ti spiegherò come devi regolarti in caso di morte di una persona di famiglia, o di un amico che ha fatto testamento in tuo favore. In particolare, ti darò delle indicazioni su come agire se hai figli ancora minori di età.

Come si diventa eredi di qualcuno?

Alla morte di una persona si apre la sua successione: vengono cioè individuati coloro che sono chiamati a subentrare nel suo patrimonio. Quando pensi a questa parola non devi solo immaginare denaro e proprietà: il patrimonio, infatti, comprende sia i diritti di una persona che i suoi debiti, con poche eccezioni.

L’erede è colui che subentra nel patrimonio del defunto (detto anche de cuius) o in una quota di esso.

Si può diventare eredi in due modi:

La successione legittima [1] si verifica quando il de cuius è morto senza lasciare un testamento. In questo caso gli eredi sono:

  • il coniuge;
  • i figli. In questa categoria rientrano, naturalmente, anche quelli naturali e adottivi;
  • i discendenti (nipoti, pronipoti);
  • i genitori;
  • gli ascendenti (nonni, bisnonni);
  • i fratelli e le sorelle;
  • gli altri parenti fino al sesto grado. Si tratta, in definitiva, di cugini fino al terzo grado, zii, prozii;
  • lo Stato. Poiché il patrimonio del defunto non può restare senza un titolare, se mancano parenti fino al sesto grado la successione spetta allo Stato.

Quando vi è un solo erede, egli subentra in tutto il patrimonio del de cuius; quando gli eredi sono più di uno, invece, succedono in una quota di esso (1/2, 1/3, 1/4 e così via). Il codice civile stabilisce in maniera molto precisa:

  • l’ordine dei chiamati all’eredità. Se vi sono parenti più stretti, come il coniuge e i figli, vengono preferiti rispetto a quelli più lontani;
  • l’entità delle quote qualora gli eredi siano più di uno.

Tizio muore lasciando la moglie Caia e due figli. La legge stabilisce che, in questo caso, alla moglie spetta 1/3 dell’eredità, ai figli i 2/3. Il patrimonio di Tizio è pari a 900. A Caia quindi spetterà una quota pari a 300 (1/3 di 900); ai figli una quota pari a 600 (2/3 di 900) che divideranno in parti uguali.

Oltre che per successione legittima, si può diventare eredi per successione testamentaria [2]. Il testamento è un documento con il quale una persona dispone del suo patrimonio per il tempo in cui avrà cessato di vivere. Esso può essere di tre tipi:

  • testamento olografo. Deve essere scritto, su un semplice foglio di carta, dallo stesso testatore, a mano, e da lui firmato. Alla sua morte, chi trova il documento deve consegnarlo a un notaio che provvederà a chiamare le persone indicate nel testamento;
  • testamento segreto. Viene scritto dal testatore e poi consegnato a un notaio, che lo inrerisce in una busta, la sigilla, redige un verbale dal quale risulta la consegna del documento e lo prende in custodia. Alla morte del testatore, lo stesso notaio aprirà la busta e chiamerà le persone che il testatore ha indicato;
  • testamento pubblico. Viene dettato dal testatore al notaio, alla presenza di due testimoni. E’ la forma più sicura di testamento, perchè, sotto il controllo del notaio, vi sono più garanzie di validità e quindi è più facile prevenire contestazioni.

I beneficiari del testamento possono essere di due categorie:

  • eredi. Questi, come abbiamo visto, subentrano in una quota del patrimonio del testatore. Esempio: “Lascio a mia nipote Francesca un terzo delle mie sostanze”. Il beneficiario, in questo caso, subentrerà non solo nelle proprietà e negli altri diritti del testatore, ma anche nei debiti. Tornando all’esempio, Francesca subentrerà in un terzo dei diritti e in un terzo dei debiti del testatore;
  • legatari. Questi ricevono soltanto un diritto specifico, e non una quota del patrimonio. Esempio: “Lascio al mio amico Lorenzo il mio appartamento in via Garibaldi”. Il legatario, a differenza dell’erede, non subentra nei debiti del testatore.

Il testamento non può ledere i diritti di alcune persone alle quali, per i loro rapporti di parentela stretta con il testatore, è riservata una quota di eredità. Si tratta del coniuge, dei figli e degli ascendenti, che sono detti legittimari o riservatari. Essi non vanno confusi con gli eredi legittimi, che, come abbiamo visto, sono quelli ai quali va il patrimonio del defunto in assenza di testamento.

Il legato comporta solo un vantaggio per chi lo riceve e non è previsto che debba essere accettato (salva la possibilità di rinunciarvi). Per quanto riguarda l’eredità, invece, è necessaria l’accettazione da parte di colui che la legge o il testamento indicano come erede. Fino al momento dell’accettazione, egli viene denominato “chiamato” e diventa erede solo dopo avere accettato.

Come si accetta l’eredità?

L’accettazione dell’eredità può avvenire in due modi:

  • espressamente. In tal caso il chiamato dichiara di accettare in un documento scritto. Ciò può avvenire davanti a un notaio oppure in una semplice scrittura privata;
  • tacitamente. Ciò si verifica quando il chiamato compie atti dai quali risulta la sua volontà di accettare: ad esempio, incarica un agente immobiliare di vendere la casa di famiglia, che rientra nella sua quota ereditaria.

L’accettazione deve avvenire entro dieci anni dalla morte del de cuius. Tuttavia, se vi sono persone interessate a sollecitare una decisione del chiamato, possono chiedere al Tribunale di fissargli un termine più breve per accettare [3] (è la cosiddetta actio interrogatoria).

Tizio, vedovo, muore senza lasciare testamento. Aveva solo un figlio: Caio. Quest’ultimo sarebbe chiamato all’eredità del padre, ma tra i due non vi erano buoni rapporti. Caio, per orgoglio, è incerto se accettare l’eredità o meno. Sempronio, fratello del defunto, subentrerebbe a Caio se questi non accettasse; ma non intende aspettare dieci anni per sapere quale sarà la decisione del nipote. Egli si rivolge quindi al Tribunale, chiedendo che fissi a Caio un termine breve entro il quale esprimere la sua volontà.

Puoi trovare più dettagli sull’accettazione in questo articolo: Accettazione dell’eredità: come e dove si fa?

Quando conviene rinunciare all’eredità?

Come abbiamo detto più volte, l’erede subentra al defunto nei diritti, ma anche nei debiti. Se questi ultimi sono eccessivi, e superano il valore dei beni che rientrerebbero nell’eredità, non vale la pena di accettare.

Il de cuius lascia due case del valore complessivo di 400.000 euro, ma aveva debiti per un importo uguale o superiore. In questo caso, l’erede rischia non solo di perdere le case rientranti nel patrimonio ereditario, ma anche, se avanzano debiti, di doverli pagare di tasca propria. Infatti, dopo l’accettazione, il patrimonio del de cuius si confonde con quello dell’erede.

Nell’esempio che ho appena fatto, quest’ultimo rischierebbe, innanzitutto, di vedere messe all’asta le case che ha ereditato. Se il ricavato della vendita degli immobili corrisponderà al loro effettivo valore (cosa che non sempre succede), i creditori incasseranno 400.000 euro, ma non saranno soddisfatti. Avanzerà infatti un credito di 50.000 euro, e l’erede correrà il rischio di subire anche il pignoramento di altri beni, al di fuori di quelli rientranti nell’eredità, oppure del suo stipendio, del conto corrente e così via.

Quando il chiamato sa che il defunto aveva debiti, ma non ne conosce esattamente l’ammontare, può accettare l’eredità con beneficio d’inventario [4]. Si tratta di una particolare forma di accettazione, che si fa dal notaio o davanti a un cancelliere. Questi redige un verbale, nel quale è specificato che l’erede accetta con beneficio d’inventario: ciò significa che risponderà di eventuali debiti del defunto nei limiti del valore del patrimonio ereditario.

Il valore dei beni lasciati è pari a 300.000 euro e i debiti ammontano a 350.000 euro. L’erede potrà vendere i beni e pagare i creditori; egli non sarà tenuto a versare loro la differenza di 50.000 euro. Dopo l’accettazione, il notaio o il cancelliere fanno un inventario del patrimonio del defunto, in cui vengono annotati minuziosamente tutti i suoi beni e diritti.

Come si rinuncia all’eredità?

Per rinunciare all’eredità occorre fare un’apposita dichiarazione davanti a un notaio o a un cancelliere.

La rinuncia è nulla se:

  • contiene una condizione. Ad esempio: “Rinuncio all’eredità di mio padre se mio fratello si trasferisce a Milano”;
  • contiene un termine. Esempio: “Rinuncio all’eredità fino al 31 dicembre 2019”;
  • contiene limitazioni. Ad esempio: “Rinuncio all’eredità di mia madre limitatamente alla casa di via Verdi”.

Inoltre, la rinuncia produce l’effetto opposto, ossia l’accettazione dell’eredità, se:

  • è fatta ricevendo un corrispettivo da un altro erede. Esempio: Tizio rinuncia all’eredità del padre, e per farlo riceve una somma di denaro dal fratello Caio;
  • è fatta solo in favore di alcuni eredi e non di altri. Esempio: Tizio rinuncia all’eredità del padre, dichiarando che la sua quota dovrà andare solo al fratello Caio e non anche alla sorella, Sempronia.

La rinuncia deve essere fatta entro dieci anni dalla morte del de cuius. A questo punto, ti starai chiedendo: se l’erede non è tale finché non accetta, perché prendersi il disturbo di rinunciare espressamente? Non è sufficiente attendere la scadenza del termine per accettare?

Ci sono almeno due buoni motivi per fare una rinuncia esplicita:

  • perché entro 12 mesi dalla morte del de cuius occorre (salvo alcune eccezioni) effettuare un adempimento fiscale, la dichiarazione di successione: una comunicazione all’Agenzia delle Entrate nella quale vengono indicati gli eredi del defunto;
  • per evitare di essere importunati da eventuali creditori del defunto: infatti la rinuncia toglie ogni dubbio sul fatto che non si è eredi.

La rinuncia è possibile se si hanno figli minorenni?

Se rinunci all’eredità e non hai figli, subentreranno al tuo posto altri eredi, secondo l’ordine stabilito dal codice civile o dal testamento. Se, invece, hai figli, questi subentreranno nella tua quota ereditaria, che sarà ripartita tra loro in parti uguali.

Ciò significa che, se hai rinunciato a causa dei debiti del defunto, questo problema passerà ai tuoi figli: occorre quindi che anche loro rinuncino all’eredità. Se, però, essi sono minorenni, occorrerà che un giudice del Tribunale, detto giudice tutelare, verifichi che la rinuncia sia effettivamente rispondente ai loro interessi e la autorizzi.

La legge stabilisce [5] che la rinuncia deve avvenire per necessità o utilità evidente del minore e la sussistenza di tale condizione deve essere verificata dal giudice. Di solito, la rinuncia è motivata dall’esistenza di creditori del defunto; tuttavia possono esservi anche delle ragioni meno valide. Può accadere, ad esempio, che un genitore, che aveva cattivi rapporti con il de cuius, non vuole che il proprio figlio ne erediti le sostanze. Capirai che una simile giustificazione, dettata dall’orgoglio, pregiudicherebbe il minore, impedendogli di acquisire ricchezza. Da qui la necessità di un controllo da parte del giudice.

L’autorizzazione del giudice tutelare è necessaria anche per l’accettazione dell’eredità da parte del minore, o per la sua accettazione con beneficio d’inventario.

Ora, hai la risposta alla tua domanda iniziale: “Posso rinunciare all’eredità se ho figli minorenni?“. Puoi tranquillamente farlo. Dovrai, però, preoccuparti di salvaguardare anche loro, nel modo che ti ho spiegato.

note

[1] Art. 565 e ss. cod. civ.

[2] Art. 587 e ss. cod. civ.

[3] Art. 481 cod. civ.

[4] Art. 484 cod. civ.

[5] Art. 320 cod. civ.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA